Seguici con
martedì 13/06/17 16:02 - ultimo aggiornamento: martedì 13/06/17 16:03

Vinicio Capossela

a Lugano, Piazza della Riforma, sabato 08 luglio 2017

"All'ultimo anno delle Superiori scoprii Tom Waits. Mi misi ad ascoltarlo in classe, con il walkman… da quel momento terminò il mio flirt con la chitarra elettrica e con i gruppi rock: il mio interesse si spostò sul contrabbasso, sul sassofono, ma non era semplice trovare gente interessata a battere questa strada, perché tutti seguivano il Rock". Tedesco di nascita (Hannover, 1965), irpino d'origine (il padre Vito è di Calitri, la madre Antonietta di Andretta), emiliano d'adozione (tra Reggio, Parma e Modena), Vinicio Capossela ha conosciuto la realtà dell'emigrante facendo del randagismo una filosofia di vita. Ma le sue radici sono ben piantate nella terra paterna, la valle dell'Ofanto: quell "paese dei Coppoloni" a cui dedicherà un libro e un intero album nel 2016 (Canzoni della Cupa). Onnivoro della canzone di qualità e "rabdomante senza requie", come si è definito, Vinicio è un insaziabile ricercatore di suoni, di storie, culture e personaggi di ogni epoca da cui assorbe tutto il fascino. Indubbiamente è uno degli autori più interessanti della scena musicale internazionale, quello che ha contribuito maggiormente al rinnovamento della canzone d’autore italiana. Il suo esordio è del 1990 con "All’una e trentacinque circa" (migliore opera prima al Club Tenco), un titolo che già la dice lunga sullo stile eclettico delle sue composizioni in cui si sommano sogni e visioni, con testi dalla carica istrionica come i suoi concerti, ormai attesissimi. Le influenze musicali di Capossela sono da ricondurre a Tom Waits e a Paolo Conte, benché la sua poetica e le sue ispirazioni sono un gran girovagare fra le culture: dal tango alle musiche balcaniche con delicati soffi mediterranei e improvvise accelerazioni ritmiche. Un talento per la musica d’autore più sofisticata unita all’orecchiabilità della canzone leggera, i suoi tesi sono letteratura, altra sua grande passione.
Nelle sue canzoni ci racconta di guitti stralunati e pagliacci, marajà e palombari, perdenti e randagi. Attori di un esilio e compagni di strada di questo impareggiabile narratore musicale. Pluripremiato (4 Targhe Tenco) e venerato dalla critica, Capossela è uno dei pochi artisti totali che la scena italiana abbia espresso negli ultimi anni.