Alain Melchionda (rsi)

I numeri del Gran Consiglio

Le premesse alla vigilia del voto lasciano presagire che si vada verso una sorta di tutti contro tutti di cui nessuno ha bisogno

Il Ticino ha bisogno di muoversi: perché chi si ferma è perduto; ma ancora di più perché le sfide (interne ed esterne) a cui è confrontato sono immani ed epocali.

Libera circolazione, capitali in bianco, pressione sui salari, qualità del tessuto economico, socialità... Scenari inimmaginabili fino a una manciata di anni fa ma che ora chiedono risposte adeguate e concrete. Ma chi le avanzerà? E chi le appoggerà in nome di un bene comune che sta andando perduto sotto i colpi di accetta degli interessi e delle contrapposizioni partitiche?

Tempi duri: perché oggi sembra prevalere l’interesse di tradurre ogni azione o posizione in consenso immediato e perché il prossimo Parlamento si prospetta ancora più frammentato rispetto a quello uscente. 23/21/19/14/7/5/1: sono i numeri dei 4 anni in scadenza.

Per la prima volta nella storia ticinese per creare una maggioranza in Gran Consiglio è stato necessario coagulare l'appoggio di almeno tre forze politiche, e le premesse alla vigilia del voto lasciano presagire che per il prossimo quadriennio lo scenario peggiorerà: più liste, più opposizione pura, la perdita di consensi (e quindi seggi) dei partiti di Governo, la maggiore forza (numerica e commissionale) delle opposizioni; il timore di perdere per la paura di saper vincere con la forza delle idee.

Sarà questo l'ostacolo maggiore del futuro prossimo. Una sorta di tutti contro tutti di cui nessuno in verità ha bisogno. Non certo il Paese reale: quello che studia, lavora, cresce i figli, fa i conti ogni giorno per tirare avanti e immaginare un futuro da pianificare e anelare. Ecco, in un'epoca in cui il compromesso ai più sembra retorico e fuori moda, è proprio ciò che di più il Ticino avrebbe bisogno. E scusate se è poco.

Alain Melchionda