Paolo Bobbià (rsi)

Partiti in campagna

La vera alternativa ai voti di partito rimane la scheda senza intestazione, che potrebbe essere scelta da un quinto degli elettori

Che fine hanno fatto le liste civiche, sbocciate e appassite all’ombra di un noce nello spazio della primavera 2011? E l’idealismo anti-partitico fiorito alle scorse elezioni cantonali? Cos’è successo alla forza civica che pareva muovere quelle folle?

Domande che nascono e che non si esauriscono nella scarsità dei risultati raccolti dalle urne nel 2011. Quando con un intervallo di voti tra lo 0,32% e lo 0,92% le porte del Gran Consiglio sono rimaste chiuse, sbarrate.

Però se la spinta spingesse e la forza forzasse, sarebbero state in lizza anche a questo giro. Invece no, pare quasi che quell’alternativa alla spartizione partitica del potere non muova più quasi nessuno. Quello spauracchio di cadregopoli ormai non fa più paura. Rimane qualche sparuto gruppo di candidati che resistono accomunati da temi condivisi.

Senza dimenticare che, come d'abitudine, a ogni campagna elettorale nascono nuovi partiti - che spesso tradiscono l’improvvisazione con la scarsa organizzazione - e altri vengono tolti dalla naftalina, pronti a ritornarci dopo un paio di mesi. Pensando al passato ricordiamo: Partito Nuovi Svizzeri, l'Onda, Partito liberalsocialista, Ticino pulito, Basta Divieti, Fronte del Ticino, 9 per Nove, Partito popolare 2000, Partito repubblicano ticinese, Partito del tasso...

Poco spazio alle liste civiche, forse perché i partiti - movimenti compresi, ché da noi alla fine anche quelli sono partiti - hanno tentato di scavalcare gli steccati, spesso riuscendoci. Quelli anagrafici e di classe più che di genere, purtroppo (vedi commento correlato), ma tant’è che oggi le compagini che si contendono i 95 seggi in palio sono degli ampi cataloghi di personalità le più disparate. E vale sia per i partiti in campagna acquisti, sia per quelli che tentano in ogni modo di non perder pezzi. Dalle valli al piano, santini e slogan e manifesti e gadget pre-elettorali lo stanno pian piano mettendo in piazza.

Diversi potranno entrare in Gran Consiglio, poiché voltando lo sguardo all’obiettivo, il potenziale ricambio è importante: 23 i deputati che non si ripresentano, per scelte personali o per i regolamenti interni dei partiti che accolgono quasi tutti un limite di legislature per i granconsiglieri (ma anche la facoltà di derogare). Un avvicendamento che lascerà giocoforza su campo parecchia esperienza e porterà forze fresche, soprattutto per i Verdi (3 deputati su 7 non si ripresentano) e il PPD (7 su 19).

Anche se solo parziale, la vera alternativa ai voti di partito rimane la scheda senza intestazione: il quinto partito allo scorso scrutinio per il Consiglio di Stato (13,6% dei voti) e con una previsione di crescita stando ai primi sondaggi 2015 (18% secondo GdP-Ad Hoc). Oppure l'astensionismo, che con quasi la metà dei ticinesi dalla sua è il primo drastico 'partito': quello dei pigri e degli stufi, che ha raccolto il 41.5% degli aventi diritto di voto nel 2011.

Insomma, a truppe schierate, ancor prima dello scontro finale, lo possiamo affermare: i partiti sono morti, lunga vita ai partiti.

Paolo Bobbià