Michele Rauch (RSI)

Un test cruciale per il PS

La posta in palio il 19 aprile vista da sinistra

Un balzo indietro del 5% nella corsa al Consiglio di Stato e 4 seggi persi in Parlamento. Le elezioni 2011 furono una mezza Caporetto per il Partito Socialista. Che il prossimo 19 aprile – se non invertire la tendenza - deve per lo meno fermare l’emorragia.

I segnali che arrivano da alcuni Cantoni non appaiono particolarmente incoraggianti per la sinistra ticinese. A Basilea Campagna, il PS è rimasto fuori dal governo. A Lucerna, la candidata socialista è giunta solo sesta al primo turno. Insomma, il vento non soffia a sinistra, come dimostrano anche le recenti elezioni amministrative in Francia.

In Ticino, i sondaggi dicono che il PS confermerà senza difficoltà il seggio di Manuele Bertoli. Ma l’importanza per i socialisti di non indietreggiare, non è legata solo al rischio di essere estromessi dal governo, rischio che i vertici del PS considerano per altro inesistente. È legata anche all'esigenza di non essere spinti in un angolo e veder ulteriormente sminuito il proprio ruolo sulla scena politico-istituzionale.

Un nuovo arretramento elettorale potrebbe infatti facilitare una convergenza politica tra i due partiti borghesi storici (PLR e PPD) e la Lega. In Governo, come in Parlamento. È vero che i tentativi in questo senso, di recente, sono tutti miseramente falliti. Ma i nodi finanziari del Cantone stanno venendo al pettine. E in assenza di una vigorosa ripresa economica, il nuovo meccanismo di disciplina finanziaria (noto come freno ai disavanzi) porrà il Cantone e le forze politiche davanti a scelte chiare. O si aumentano le imposte (ipotesi che nel centro-destra non viene neppure presa in considerazione), o si operano tagli incisivi alla spesa pubblica.

Qualche segnale politico, su un possibile avvicinamento politico tra PLR, PPD e Lega, c'è per altro già stato. Proprio negli ultimi giorni, a dispetto del clima da "tutti contro tutti" della campagna elettorale. Su un portale informativo locale, i presidenti Cattaneo (liberale-radicale), Jelmini (popolare democratico) e il coordinatore leghista Bignasca si sono dichiarati interessati a intavolare un dialogo a 3, dopo il 19 aprile.

Una sinistra indebolita dalle urne, non farebbe altro che favorire questa dinamica. E a quel punto, i socialisti si troverebbero di fronte a un dilemma: collaborare alle misure d'austerità, o chiamarsi fuori e ricorrere sempre più frequentemente agli strumenti della democrazia diretta?

Michele Rauch