Sommer è tornato quello di una volta
Sommer è tornato quello di una volta (Keystone)

Abbiamo delle certezze, ma ci vuole di più

Poche emozioni e tanta stanchezza nel match tra Svizzera e Inghilterra

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Dall'inviato a Guimarães Marcello Ierace

Highlights: le partite indimenticabili, sia detto, son fatte diverse. Anche la brillantezza atletica è un'altra cosa. A parte casi eccezionali (tipo Mbabu, dominatore della fascia destra) in Svizzera-Inghilterra si boccheggia stando attenti a non farsi troppo male. E qualcuno nemmeno ci riesce (tipo Edmilson e Shaqiri). Il passaggio dal 4-4-1-1 al 3-4-2-1 permette ai rossocrociati di essere quasi sempre in superiorità numerica a centrocampo ma nel contempo ci si scopre in difesa anche perché Elvedi e Schär mettono più ansia del Ponte Dom Luis di Porto, per intenderci. E per fortuna che Sommer torna a fare il Sommer. Le illuminazioni arrivano molto più da Xhaka (in quelle rare volte in cui si ricorda di quel po' po' di talento che si ritrova) che dall'uomo di Liverpool, in versione ectoplasma. Così, nella noia generale, si decide tutto ai rigori. E la maledizione contro gli inglesi continua.

Top player: lo hanno pizzicato in parecchi in questi giorni. Il pareggio con la Danimarca e la sconfitta col Portogallo Yann Sommer se le è portate sulle spalle come una croce bella pesante in quest'ultimo periodo. Capita, per carità. Senza contare poi che se l'erroraccio lo fa un portiere il più delle volte la conseguenza è fatale. E allora ci si è chiesto, a giusta ragione anche, se non fosse il caso di dare una chance a Mvogo. Ma Vladimir Petkovic è stato chiaro: il titolare è Sommer e sta dove deve stare. E così Vlado ha cambiato modulo ma il buon Yann - bravo e pure piacente, così almeno ci dicono - è rimasto lì. E ha risposto con una prova monumentale, parando di tutto e di più in un climax che ha avuto il suo apice durante i supplementari sfoderando miracoli che nemmeno San Gennaro.

Minuti di recupero: onestamente non ricordo di aver mai visto in una partita tra nazionali tre giocatori diversi piazzare una ruleta, così, con nonchalance. Edmilson, Rodriguez e poi Shaqiri si sono liberati da un nugolo di avversari con il colpo reso celebre da Zidane. Non vuol dire niente, sia chiaro. Anzi devi starci all'occhio, perché nei campetti di periferia, alla terza volta che fai una roba del genere devi iniziare a pregare se vuoi tornare a casa con entrambe le rotule al posto giusto. Ma se la piazzi in un contesto del genere significa che hai certamente talento e anche un po' di sfrontatezza. La faccia tosta che ci ha permesso di non abbatterci con il Belgio e arrivare fin qui o di giocare alla pari col Brasile al Mondiale. Quel sorriso beffardo che ci consentirebbe di giocare più verticali e smetterla con gli appoggi laterali che mettono tanta tristezza. Perché un po' di arroganza ci può fare anche tanto bene. E, chissà, magari prima o poi ci fa anche vincere qualcosa.

 
 
 
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