Scalpita l'attaccante ticinese
Scalpita l'attaccante ticinese (Keystone)

Tabù Copenaghen, "ma ora è tutto diverso"

La Svizzera di Gavranovic cerca una prima storica vittoria in terra danese

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Dall'inviato a Losanna Marcello Ierace

Trentacinque anni esatti. Il 17 ottobre 1984 al Wankdorf di Berna, nell’ambito delle qualificazioni per i Mondiali del Messico, ci imponemmo per 1-0. Era la Svizzera di Engel, Schällibaum, Geiger, Bregy. E con un gol di Barberis avemmo la meglio sulla Danimarca di Michael Laudrup e Morten Olsen (quello che poi divenne per quindici anni selezionatore della stessa selezione nordica): alla fine il gruppo lo vinsero loro e noi restammo a casa. Ma quella rimase l’ultima nostra vittoria contro una Nazionale, quella danese, che di grattacapi ce ne ha sempre creati parecchi. Tanto che, in Danimarca, in oltre un secolo di calcio internazionale non abbiamo mai vinto nemmeno una volta. “Ma negli ultimi anni abbiamo dimostrato di avere una Nazionale che può competere contro tutte le migliori squadre d’Europa e del mondo”, ci tiene a precisare Mario Gavranovic.

Andiamo in Danimarca per fare la nostra partita e vincere Mario Gavranovic

Chiuso il primo allenamento al completo, dopo l’arrivo mercoledì pomeriggio anche del neo papà Granit Xhaka, la selezione rossocrociata si avvia al delicatissimo match di sabato a Copenaghen nel migliore dei modi. “Ci stiamo allenando molto bene, siamo tutti sani e pronti per una battaglia che ci aspetterà in Danimarca”.

E l’attaccante ticinese che alla Dinamo Zagabria si contende un posto da titolare con un Petkovic, che di nome fa Bruno, qui in Nazionale cerca di convincere un altro Petkovic, che di nome fa Vladimir, di essere l’uomo giusto per il fronte offensivo rossocrociato. “Sono tutte sfide che io prendo positivamente. Bruno sta facendo davvero bene nel mio club e ha meritato questa possibilità di giocare – conferma Gavranovic – però io continuerò a lavorare forte per stargli dietro e dimostrare all’allenatore che devo essere io quello deve giocare”.

 
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