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Nessuna novità nella riunione di giovedì (rsi.ch)

Una classica rissa in salsa ticinese

Le ragioni del trambusto totale nella questione Team Ticino

di Armando Ceroni

La storia del nostro Cantone è fatta di litigi infiniti. Polemiche che, viste da fuori, non si capiscono. Come quando pianti nel tuo giardino un albero da frutto e il vicino di casa se potesse ti sparerebbe, solo perché quell’albero fa ombra sulla sua aiola di rose. Succede in tutto il mondo? No. Con tale veemenza e senza vergogna solo da noi. Ed è quello che sta capitando nel mondo del nostro piccolo-grande calcio. Quello definito di formazione.

La storia recita che in un periodo di forte magra, con il Lugano squassato dal fallimento e le altre società in difficoltà tecnica e finanziaria, l’ASF (la Federazione svizzera di calcio) decide che sia tempo di cambiare. Obiettivo: unire le forze e creare un'unica e solida struttura di riferimento per i ragazzi che ambiscono a diventare calciatori professionisti. Nasce così il Team Ticino con piena soddisfazione di tutti.

È passata una dozzina di anni e la storia ha preso a percorrere altre vie. Il Lugano ha riconquistato stabilmente un posto nel calcio che più conta e chiede di contare di più. Di pesare maggiormente nelle scelte fatte tra Bellinzona e Tenero, tra la Federazione ticinese e il Centro dove si formano i potenziali campioni di domani.  

Fino a un paio di stagioni fa Angelo Renzetti, presidente del club bianconero, era felice della situazione: "Il Team Ticino è la soluzione migliore, sia sul piano tecnico, ma soprattutto economico. Noi come Lugano non disponiamo delle risorse necessarie per gestire un tale movimento che, oltre al contributo dell’ASF, ha bisogno di ulteriore linfa finanziaria che in questo momento non abbiamo".

Ma la situazione, rispetto ad allora, è cambiata. I soldi per fare da soli ora ci sono e il Lugano vorrebbe essere trattato in futuro alla stessa stregua di tutti gli altri club di Super League. Anche il Thun, piccola realtà, oltretutto a pochi chilometri da Berna, riceve i contributi federali stabiliti. Come tutte le società definite di "label 1". Tutte, ma non il Lugano, che per l’ASF è, e deve rimanere, nell’orbita del Team Ticino, che da parte sua vuole continuare ad essere al centro di qualsiasi progetto di formazione.

Apriti cielo! Si è scatenata una rissa colossale, tutti pretendono di avere ragione senza fare i conti con la storia, che è sempre giudice imparziale. Le situazioni cambiano e bisogna sapersi adattare, con elasticità ed intelligenza, cosa che nessuno sta facendo. Così invece è solo un guazzabuglio che non fa bene a nessuno e che, come sempre, ci rende ridicoli agli occhi del resto della Svizzera.

Legato a Rete Uno Sport 09.11.2018, 07h30

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