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“Ho tradito il mio ruolo di esempio ma sono rimasto fedele a me stesso”

Patrick Fischer ha rotto il silenzio dopo il suo allontanamento dalla Nazionale

  • 2 ore fa
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È il momento delle sue verità

È il momento delle sue verità

  • Keystone
Di: tor 

A quasi due mesi dal suo licenziamento da allenatore della Nazionale per aver falsificato un certificato COVID per partecipare alle Olimpiadi di Pechino, Patrick Fischer ha rotto ufficialmente il suo silenzio. Il 50enne l’ha fatto in un video prodotto dall’agenzia di comunicazione Signorell pubblicato sul suo canale You Tube, nel quale è stato intervistato dal giornalista ed esperto di relazioni pubbliche Peter Röthlisberger. “Per me è sempre stato chiaro che non mi sarei vaccinato - ha sottolineato l’ex attaccante - Durante la pandemia regnavano confusione e incertezza. In Svizzera la situazione era già un po’ più rilassata, ma la Cina manteneva ancora l’obbligo vaccinale per l’ingresso nel paese. Lì ho capito di avere un problema, perché volevo assolutamente andare ai Giochi con la squadra. Così ho deciso di comprare un certificato falso. Come coach della Nazionale sapevo che non avrei mai dovuto farlo, ma il mio istinto mi diceva di essere responsabile nei confronti del mio corpo. Mi sono ritrovato in una situazione difficile, la più difficile nei miei 10 anni alla guida della Svizzera. Come coach ho tradito il mio ruolo di esempio, ho sbagliato, non c’è niente da dire. Però a livello personale sono rimasto fedele a me stesso”.

Oggi comunicherei sicuramente in modo diverso, avrei dovuto rendere pubblico il mio errore già uno o due anni fa

“La Federazione sapeva della mia lotta interiore - ha proseguito Fischer - Un giorno mi hanno sottoposto un contratto con l’elenco degli eventi a cui dovevo partecipare e per i quali dovevo essere vaccinato. L’accordo prevedeva che, in caso di mia assenza, ci sarebbero state sanzioni nei miei confronti superiori a mezzo milione di franchi. L’ho firmato, però l’ho vissuto come qualcosa di fastidioso, perché mi ha messo ulteriore pressione. Vista la mia firma, la Federazione ormai era convinta che fossi vaccinato. E per questo in seguito non mi è stato più possibile mettermi in quarantena”.

La quarantena però sarebbe stato un modo corretto e legale per partecipare ai Giochi del 2022 senza dover ricorrere a un certificato falso... “In teoria sarebbe stato possibile - ha confermato l’ex tecnico del Lugano - Per farlo sarei dovuto volare direttamente a Pechino subito dopo il Mondiale U20 di Edmonton, ma eravamo ancora nel processo di selezione dei giocatori e avevamo ancora una settimana di preparazione in Svizzera. Le cose non avrebbero funzionato con me in quarantena. Fossi stato in gara come atleta singolo l’avrei fatta, oppure non sarei andato affatto in Cina. Ma da allenatore per me non era possibile. Anche perché una simile decisione avrebbe scatenato una reazione difficile da gestire”.

Ciò che mi ha fatto male è veder strappare dalle mani dei tifosi messaggi di ringraziamento e cartelloni in mio sostegno, anche durante i Mondiali. Mi sono chiesto chi sia stato a deciderlo

Fischer è anche tornato sul pranzo con il giornalista di SRF Pascal Schmitz, al quale ha raccontato del certificato falso, scatenando tutto ciò che è successo in seguito. “Non ci metto molto tempo a fidarmi delle persone - ha confessato - e il rapporto di fiducia con SRF era molto forte. Poi nella discussione è uscito il tema COVID e lì sono inciampato. Non vedevo alcun pericolo, la pandemia è finita e sapevo che avrei rivelato questa cosa probabilmente già dopo il Mondiale casalingo. Non sono l’unico a raccontare cose a microfoni spenti. Anche il responsabile media della Nazionale lo ha detto chiaramente e Schmitz ce lo ha scritto via mail il giorno dopo. Questo mi ha davvero irritato: ciò che è stato comunicato da SRF. Non capisco perché la Federazione non abbia mai chiarito che avevamo un accordo”.

La finale dei Mondiali l’ho vista alla Swiss Life Arena su richiesta dei giocatori

Fischer fino a qualche mese fa ovviamente sognava di chiudere il suo percorso decennale alla guida della Nazionale disputando il Mondiale in casa, ma le cose non sono andate così. “Questa rassegna iridata l’ho vissuta in modo diverso, ovviamente - ha raccontato - All’inizio del torneo ero a Maiorca con un caro amico, era un modo per proteggermi. Poi sono tornato a casa e ho seguito le partite in TV, restando sempre in contatto con lo staff tecnico. E per l’ultimo atto sono andato alla pista, senza che ciò fosse reso di pubblico dominio. La squadra ha giocato in modo brillante, sospinta dai tifosi, e ha offerto un’altra prestazione incredibile. Un secondo posto è comunque un risultato straordinario, anche se fa male non essere riusciti a portare a casa il titolo. Se è merito mio? Ho lavorato molto sulla preparazione e sul sistema di gioco che abbiamo affinato anno dopo anno. È chiaro che in questo ho dato un contributo, ma stabilire se sia merito mio non è importante”.

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Mondiali, il servizio sulla finale Svizzera-Finlandia (01.06.2026)

RSI Sport 01.06.2026, 00:10

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