A fine stagione sarà il momento dei saluti
A fine stagione sarà il momento dei saluti (Ti-Press)

Tutti sono utili, ma nessuno è indispensabile

Il commento di Andrea Torreggiani sulla partenza di Gregory Hofmann

di Andrea Torreggiani

Veder partire un giocatore capace di segnare 82 reti in 200 partite fa male. Ma ancor più male fa perdere la velocità, l'intensità e la fame che quel giocatore, Gregory Hofmann, porta sul ghiaccio ogni volta che calza i pattini. Un ragazzo, il numero 15, che a 26 anni sta ormai entrando nel pieno della maturità e che i suoi anni migliori li ha davanti a sé, non alle spalle.

Il Lugano giustamente ha fatto tutto quanto gli era possibile, o forse anche di più, per cercare di trattenerlo. Ma la sensazione è che se anche i bianconeri gli avessero offerto di ricoprirlo d'oro, Hofmann se ne sarebbe comunque andato. Perché a 26 anni il ticinese d'adozione sa che i suoi anni migliori li ha ancora davanti a sé. Sa che è il momento di fare scelte che non dipendono solo dal denaro. Sa che le possibilità di rivincere il titolo non saranno ancora moltissime. Così come sa che poche saranno le occasioni di conoscere nuove realtà. Gregory sicuramente ha messo tutto sul piatto e ha sentito dentro di sé che passare dal Lugano allo Zugo era la scelta migliore per la sua vita e per la sua carriera. Per questo va rispettato.

Veder partire un giocatore così fa male. Ma il Lugano andrà avanti anche senza Hofmann e si toglierà altre soddisfazioni anche senza Hofmann. Già, perché tutti sono utili, ma nessuno è indispensabile.

Legato a Rete Uno Sport del 03.12.2018, 17h30

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