La tecnologia è il futuro

(che più futuro non si può)

giovedì 05/05/16 10:47 - ultimo aggiornamento: mercoledì 11/05/16 18:03

Baratterei tutta la mia tecnologia per una serata con Socrate.
(Steve Jobs)

I computer sono inutili. Possono dare solo risposte.
(Pablo Picasso)

Noi abbiamo gran fretta di costruire un telegrafo dal Maine al Texas; ma il Maine e il Texas potrebbe darsi che non abbiano nulla di importante da comunicarsi.
(Henry David Thoreau)

In caso di conflitto tra l’umanità e la tecnologia, vincerà l’umanità.
(Albert Einstein)

Oggi siamo già (mondo occidentale) malati di tecnologia. La previsione, facile, è che in futuro ci ammaleremo di innovazione ancor di più. Al di là di come comunicheremo - saremo sempre più connessi grazie alla rete - la grande domanda va posta sul lavoro di domani.

È sicuro che sempre più impieghi saranno soppressi a favore dell'automazione: macchine che fanno lavori che fino a ieri svolgevano gli esseri umani. Ebbene: questo lavoro "liberato" di milioni di persone, come e dove potrà/dovrà essere sfruttato?

Perché non è pensabile un'economia in cui le macchine fanno guadagnare più soldi alle aziende, più soldi allo stato (gettito fiscale), ma che poi questi soldi li riperde tutti, riallocati a favore di quelle persone (sussidi di disoccupazione) che hanno appena perso quello stesso posto di lavoro.

L'isola che non c'è (ancora) è una proposta Rete Tre RSI in collaborazione con l'USI - Università della Svizzera italiana.

Collaboratori fissi del programma radio, in onda ogni mercoledì alle 11.00 su Rete Tre, sono Eric, filosofo diciottenne che sta seguendo il suo corso di laurea a Lugano e il Prof. Carlo Ossola, Direttore dell'Istituto di studi italiani dell'USI, filologo e critico letterario di fama europea.

Qui potete riascoltare i nostri ospiti alle prese con il tema della diciottesima puntata: la tecnologia.

Baobab
Lunedì/venerdì 17.00-18.00

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