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La Giordania si rinnova

Il paese al voto: oltre 1'200 candidati per il nuovo Parlamento - Un passo avanti verso la democrazia

  • 20.09.2016, 13:18
  • 4 maggio, 16:57
Fuori dal seggio

Fuori dal seggio

  • RSI/Michele Giorgio

Tra misure di sicurezza eccezionali si sono aperti in Giordania martedì mattina alle 7 i seggi elettorali per il rinnovo del Parlamento. Poco più di quattro milioni di elettori sono chiamati a scegliere tra 1'252 candidati (252 donne), i 130 membri del nuovo Parlamento. Quindici seggi saranno assegnati in quota alle donne, altri 12 alla comunità cristiana (9) e alle minoranze circassa e cecena (3).

Un passo avanti verso la democrazia

In un Medio Oriente insanguinato dalle guerre in Siria, Iraq e Yemen e percorso da laceranti tensioni religiose, le elezioni giordane rappresentano un evento per certi versi straordinario. Il regno hashemita, che pure subisce i riflessi delle guerre ai confini, fa un passo in avanti verso la democrazia. Non mancano però le perplessità.

Al voto

La nuova legge elettorale non risolve il problema della limitata rappresentanza dei partiti politici. Pur introducendo un sistema di liste aperte, la ripartizione dei seggi nelle 23 circoscrizioni favorisce le aree rurali e periferiche del regno a svantaggio dei centri urbani. Perciò i candidati espressione delle principali tribù, storicamente legate alla monarchia, saranno la maggioranza in Parlamento rispetto a quelli presentati dai partiti. Per questo motivo e alla luce poteri limitati di cui gode l'assemblea parlamentare, molti giordani oggi non andranno a votare. I sondaggi indicano che l'affluenza alle urne non supererà il 40%.

I Fratelli musulmani

Importante la partecipazione al voto, con 25 liste "indipendenti" che includono anche alcuni cristiani, dei Fratelli musulmani, dopo quasi dieci anni di boicottaggio delle urne. Gli islamisti ufficialmente sono "illegali" ma le autorità hanno ugualmente autorizzato la presenza delle loro liste. Lo scopo del Governo è quello di affermare l'esistenza di un sistema parlamentare democratico e di coinvolgere i Fratelli musulmani, considerati "moderati", nell'azione volta a ridurre l'estremismo religioso rappresentato dai salafiti.

Nonostante l'esito scontato del voto, il dibattito elettorale è stato ricco. I temi affrontati dai candidati hanno variato dai diritti delle donne al ruolo della religione, dal peso dell'afflusso di profughi siriani alla limitata crescita economica fino alla disoccupazione giovanile. Un argomento quest'ultimo di grande attualità in un paese dove il 70% della popolazione ha meno di 30 anni. Le urne chiuderanno stasera alle 19.

Michele Giorgio

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