Il sito del teatro romano di Palmira. Ad una quindicina di chilometri, imperversano i combattimenti (rsi)

Siria, nel cuore della guerra

Settima tappa: i nostri inviati nell'antica città finita al centro della furia fondamentalista dell'IS

domenica 14/05/17 08:34 - ultimo aggiornamento: lunedì 22/05/17 14:57

Cosa rimane dopo sei anni di conflitto in Siria? Città in rovina, metà della popolazione sfollata, 4 milioni di profughi, 400’000 morti. E la speranza di ricostruire, è anch’essa sepolta sotto le macerie di quella che era iniziata come una primavera di libertà e che si è trasformata nel più sanguinoso conflitto del secolo.

Ogni giorno riferiremo con considerazioni, impressioni, immagini, sul viaggio che effettueremo in alcune delle aree dove la guerra ha mutato, forse per sempre, il paesaggio umano e sociale, aprendo pesanti incognite sulla possibilità che il paese ha di ritrovare pace e unità tra le sue diverse componenti demografiche.

Il 15 marzo del 2011, manifestazioni di protesta per l’arresto di alcuni ragazzi autori di graffiti anti governativi nella città di Daraa sfociarono in una violenta repressione (uno degli arrestati, un tredicenne, fu torturato e ucciso dalla polizia) e in un’escalation senza fine. Sei anni dopo Homs è rasa al suolo, Damasco accerchiata, Raqqa in mano all’IS, Aleppo riconquistata dai governativi ma semi distrutta, Palmira, la sposa del deserto, gioiello dell’umanità, martoriata dai fanatici di Dio.

La guerra è sempre in corso e gli interessi strategici ne hanno fatto campo di battaglia globale, tra sciiti e sunniti, tra sauditi e iraniani, tra russi e statunitensi, tra turchi e curdi. Un viaggio, il nostro, che ha per unica ambizione quella di illustrare parte della realtà, di dare la parola alle immagini, ai civili, alle persone che incontreremo. Di aiutare un po’ ad orientarsi in un paese che ha contribuito a formare la nostra civiltà, dagli assiri ai romani, da Paolo di Tarso all’incontro che nel VI secolo il monaco Bahira ebbe nella città di Bosra con un ragazzino di nome Maometto. Fino naturalmente all’epoca moderna, con la spartizione territoriale del mondo arabo (l’accordo Sykes-Picot che disegnò le frontiere dei nuovi Stati) al momento della caduta, al termine del primo conflitto mondiale, dell’Impero Ottomano. Entreremo in Siria dal Libano e vi condurremo quotidianamente nelle aree di guerra ma anche di normalità, in un percorso tra storia, drammi, ma pure tra la quotidianità e qualche spiraglio di speranza.

Roberto Antonini, Paola Nurnberg

Diario di viaggio:

 

L'ingresso di una cantina adibita a stamperia per la propaganda dello Stato islamico (rsi)

E' stata un crocevia tra oriente e occidente, la perla del deserto, l'oasi dalla bellezza mozzafiato tra l'Eufrate e il Mediterraneo. Transito di avorio, ebano, spezie, stoffe, marmo, ceramiche, tra mondo romano, persiano, indiano, cinese. Quando arriviamo in fine mattinata, le ferite nel sito archeologico appaiono impressionanti... - Palmira, l'anima di un paese

Distruzione a Homs (RSI)

Al Waer, alla periferia di Homs, attende di rinascere. In questi giorni deve essere infatti portata a termine la cosiddetta evacuazione delle milizie (dentro questo distretto ce n’è una quindicina) che scelgono di non riconsegnare le armi e di farsi portare quindi nella provincia di Idlib, a loro destinata. Quasi 20'000 le persone in partenza, con la partecipazione, in questa fase, di molti militari russi, arrivati con mezzi blindati per scortare gli autobus verdi fino alla loro destinazione finale. - " Homs, la riconciliazione passa dai russi "

Padre Ibrahim (RSI)

La messa nella Chiesa di San Francesco vede riuniti una trentina di fedeli. La comunità cristiana ha perso i 2/3 dei suoi membri in questi anni di guerra. Molte famiglie  hanno trovato rifugio in Libano e soprattutto in Europa. Padre Ibrahim è la guida spirituale di chi ha avuto il coraggio di rimanere. Quando lo incontriamo alla fine della funzione religiosa, ci spiega quanto la Chiesa sta facendo nel campo dell'aiuto umanitario e della ricostruzione: distribuzione di cibo e acqua potabile, assistenza sanitaria, ricostruzione di case. - "La Siria secondo padre Ibrahim"

Una città da rimettere in piedi (RSI/Paola Nurnberg)

L’impatto con la sofferenza di Aleppo è tremendo. E’ nel silenzio delle sue strade deserte dove non c’è più nulla, è nell’immenso ammasso di macerie che hanno reso questa antica e bellissima città un luogo senza identità, uguale a tanti altri che hanno conosciuto la guerra. Per noi camminare in mezzo agli edifici che stanno in piedi per miracolo è un pugno nello stomaco... - " Aleppo che sogna di rialzarsi "

Le immagini all'arrivo in questa città del nord del paese, capitale della ribellione e della guerra fino alla recente cessazione delle ostilità il 22 dicembre scorso non sorprendono. Sono lo specchio di quell'incubo che hanno immortalato negli ultimi anni fotografi e cameraman: case sventrate, palazzi sbriciolati, ammassi di macerie... - " Il simbolo della guerra "

 

Il nostro diario di viaggio siriano inizia da Damasco. La capitale, dove la vita in alcune zone scorre fluida e almeno all’apparenza nella normalità, conosce ancora diverse aree dove c’è molta tensione... - " Siria, i tunnel della guerra "

 

Il confine con la Siria lo si attraversa grazie anche ad Hezbollah. Incontriamo uno dei comandanti delle milizie armate sciite. Abou Hassan, 57 anni, ci accoglie nel suo bugigattolo del quartiere. La giacca non riesce a nascondere la fondina della pistola; un kalashnikov è poggiato sulla poltrona, sul televisore scorrono le immagini di mullah, predicatori col turbante rigorosamente nero… - " A Beirut si prepara il viaggio "

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