Da Istanbul
Papa Francesco - con il suo stile, per usare un eufemismo, poco improntato al glamour - costringe i cerimonieri dei Paesi che visita a semplificare il protocollo. Era capitato in Brasile, dove per alcuni giorni ministri e presidenti si erano dovuti sobbarcare lunghi trasferimenti a bordo di auto utilitarie, la stessa usata dal Pontefice. Altrove la stessa musica. Salvo sorprese dell'ultima ora, non capiterà in Turchia dove il Papa sarà da venerdì a domenica. Il presidente Erdogan ha scelto proprio il capo della Chiesa cattolica per inaugurare il suo nuovo palazzo presidenziale. Una dimora - si narra - degna di un sultano ottomano. Il paradosso - Francesco tra i marmi - non poteva passare inosservato. Un gruppo di architetti ha bussato in Vaticano: caro Papa, per favore, boicotta questo muscoloso sfoggio di sfarzo orientale. L'invito è rimasto lettera morta: Bergoglio si sottoporrà paziente al cerimoniale voluto da Erdogan, c'è addirittura chi dice che sul percorso sarà accompagnato da una parata di 50 cavalli bianchi. Vedremo.
Parigi val bene una Messa, anche una Messa laica in stile turco. Perché di mezzo ci sono questioni importanti. C'è il riconoscimento della Chiesa come soggetto giuridico, un passo avanti per la sparuta pattuglia di cristiani, cattolici e non, ridotti allo 0,2 per cento di una nazione che conta 75 milioni di abitanti. E c'è la questione dei rifugiati da Siria e Iraq. La Turchia ne accoglie un milione e 900mila, molti di questi sono cristiani, per accoglierli le Chiese fanno quello che possono e anche di più.
Sono questi i due punti su cui Papa Francesco vorrebbe una partnership più stretta con Ankara. Erdogan da parte sua spera di dimenticare, al fianco di Bergoglio, le polemiche degli ultimi giorni. L'ultima riguarda le donne, poste - in un discorso - su un gradino più basso rispetto agli uomini. Non è con queste parole che può sperare, un giorno, di entrare in Europa.
Bruno Boccaletti
Dal TG20:






