Sono ormai 55, dal 2001, le partenze dalla Svizzera per la jihad. Trentuno sono partiti per combattere in Siria o in Iraq, 24 altri in Afghanistan, Pakistan, Yemen o Somalia. Le nuove cifre sono state fornite dal Servizio delle attività informative della Confederazione, che fino al maggio del 2013 aveva contato solo una ventina di casi e nel maggio di quest'anno parlava invece di una quarantina. Il 2014 è segnato da una chiara accelerazione del fenomeno.
Solo di 23 jihadisti si hanno informazioni certe. Sei sono stati uccisi e una parte è ritornata in patria (18 persone, ma solo uno osservato con certezza in un'area di conflitto). Trentuno si trovano ancora in teatri di guerra o "fanno avanti e indietro da essi" e figurano dunque più volte nel conteggio, come ha spiegato la portavoce del SIC Isabelle Graber, che non ha voluto fornire nomi, età, nazionalità, sesso e luogo di residenza dei combattenti partiti dalla Confederazione.
Le motivazioni dei jihadisti sono "spesso molto personali e variano da caso a caso". La prevenzione "è di capitale importanza". E in proposito, preoccupa sempre più la propaganda su internet.
pon/ATS
Dal TG20:
RG 18.30 del 15.10.14 - La corrispondenza di Johnny Canonica
RG 18.30 del 15.10.14 - L'intervista di Gabriele Fontana ad Hafid Ouardirì, direttore della Fondazione per la conoscenza reciproca, che ha sede a Ginevra






