La mediatrice interculturale - di Stefano Pongan (rsi)

Il mediatore che ti fa capire

Dal medico o a scuola: un servizio, sconosciuto ai più, per chi ha a che fare con stranieri con difficoltà in italiano

venerdì 10/02/17 05:51 - ultimo aggiornamento: venerdì 10/02/17 09:30

Comprensione reciproca fra medico e paziente o fra docente e genitori di un allievo. Esiste un servizio, in Ticino, che nel 2015 ha effettuato 5'001 ore di interpretariato e mediazione interculturale in una trentina di lingue diverse. Un numero in progressiva crescita negli ultimi anni "per l'aumento dei flussi migratori ma anche perché gli stessi operatori autoctoni si stanno abituando a lavorare con queste figure e ne riconoscono sempre più l'efficacia", secondo Giona Mattei responsabile dell'agenzia Derman creata dalla sezione ticinese del Soccorso operaio svizzero (SOS).

 

Richiedenti l'asilo e residenti

Tigrino (Eritrea), arabo (Siria, Iraq e altri paesi mediorientali) e farsi (Afghanistan) fanno la parte del leone con rispettivamente 1'491, 1'125 e 660 ore, ma il servizio "non fa distinzioni fra richiedenti l'asilo e stranieri residenti". Seguono infatti idiomi slavi come serbo-croato e russo, il rumeno, il tamil e il turco. Poche le richieste per francese, tedesco o inglese, tendenzialmente conosciuti anche da noi, ma pure per spagnolo o portoghese, fra i più gettonati invece presso servizi analoghi oltre San Gottardo (perché il tedesco o lo schwyzerdütsch risultano più ostici a chi viene dalla Penisola iberica). Giona Mattei (rsi)

L'intervento della quarantina di mediatori, è importante precisarlo, non lo chiede lo straniero, ma l'ente dal quale si reca, che poi lo paga. Con l'EOC, che ha nel budget una voce a questo scopo, c'è un accordo di collaborazione. Meno frequenti sono le chiamate da parte di medici privati, perché la presa a carico dei costi "è ancora poco chiara". La cassa malati, almeno per ora, non se li assume. Due studi, di Caritas e della Croce Rossa a Ginevra, dimostrerebbero però che un uso regolare riduce i costi della salute, "perché una buona comunicazione diminuisce visite mediche, diagnosi errate ed esami inopportuni".

 

I comuni "non sono ancora pronti"

Ci sono ambiti in cui il servizio fatica però ancora un po' ad imporsi. "Da un lato nelle scuole medie c'è ancora lavoro da fare", precisa Mattei, e l'impiego di interpreti è ancora insufficiente rispetto ai bisogni. Dall'altro ci sono i comuni: ci sono motivi di abitudine e di costi, ma fondamentalmente "non tutti sono pronti" per svolgere questo ruolo, malgrado il delegato cantonale per l'integrazione prema per favorire un contatto fra i neoarrivati e le autorità locali, quali istituzioni di primo approdo per le informazioni sulla vita nel paese.

 

Stefano Pongan

L'intervistata: profuga in Italia, poi tornata a Sarajevo quando la guerra era ancora in corso, Zaina Gafic-Tocchetti vive stabilmente in Ticino, con la famiglia, dal 2006. Partita questa volta per amore, prima del trasferimento definitivo per qualche anno si è divisa fra la Svizzera, paese del marito, e la Bosnia delle sue origini. Nel 2010 ha completato la formazione per diventare mediatrice interculturale imparando a conoscere gli ambiti di attività, dal sistema scolastico a quello sociale a quello sanitario. Richiesta, naturalmente, un'ottima conoscenza della lingua italiana. Il suo impegno alla Derman non è a tempo pieno, la frequenza delle chiamate è variabile, rare le urgenze.

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