La tessera di riconoscimento del giornalista italiano (www.corriere.it)

Andrea, Andy Rocchelli

Storia di un fotoreporter, di Elisabetta Ranieri

LASER
Lunedì 22 maggio 2017 alle 09:00
Replica alle 22:35

 

Montaggio: Andrea La Mura – Take This Mood

Morire per garantire la libertà di stampa, morire per documentare con precisione e attenzione un evento drammatico e poco raccontato come la guerra del Donbass, in Ucraina. Questa era la missione di Andrea, Andy Rocchelli, il giovane fotoreporter italiano ucciso insieme al suo interprete Andrej Mironov, durante la realizzazione di un reportage sulla guerra Ucraina, il 24 maggio di 3 anni fa.

La vicenda ha avuto uno scarso eco mediatico in quanto inizialmente la morte di Andrea e di Andrej è stata catalogata come incidente. Che non si fosse trattato di un incidente, ma di un attacco mirato a loro come giornalisti inermi, si è chiarito nel corso del tempo quando i riflettori si erano già spenti.

Le autorità Ucraine, nonostante le assicurazioni di serie indagini e nonostante l’avvio di una rogatoria internazionale da parte della procura e del governo italiano, hanno eluso ogni quesito e non hanno finora fornito alcuna ricostruzione dell’accaduto, né individuato le responsabilità. In Italia il caso è ancora aperto.

Andrea era un giornalista attento e profondo e lo dimostrano non solo le sue foto, ma anche queste interviste, realizzate a Slovianks poco prima della sua morte e recuperate tra gli effetti personali del fotografo restituiti alla famiglia. Sono voci, queste, di civili stremati nascosti nei bunker, di bambini che associano ormai il suono dell’elicottero al “bum bum” del bombardamento.

Nel settembre 2014 a Montecarasso è stata realizzata la prima mostra personale retrospettiva delle foto di Andrea Rocchelli, curata da Gianluigi Grossi (catalogo Evidence, 2014) e l'Ambasciata Svizzera a Roma ha supportato, nell’ottobre 2015, un’altra mostra di Andrea dal titolo Stories svoltasi nel Museo di Roma a Trastevere. L’Assemblea parlamentare dell’OCSE a Vienna, nel febbraio del 2015, ha ricordato il caso di Andrea Rocchelli e di Laurent Etienne, entrambi uccisi in Ucraina nel 2014 come casi paradigmatici di violazioni dei diritti umani e di sacrificio per i valori della solidarietà, del soccorso e dell'informazione.

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