Un esodo inarrestabile. Taranto 342. Augusta 415. Catania 265. Messina 236. Corigliano 110. Pozzallo 372. E altri, altri ancora che diventano numeri, statistiche. Un drammatico stillicidio, un crescendo di barconi e carrette del mare con a bordo uomini, donne, bambini. Disperati, assetati, affamati, soccorsi in un sol giorno, il 15 aprile, e poi sbarcati nei porti di Lampedusa, Sicilia, Calabria, Puglia. Una decina i morti trovati a bordo. Un numero insignificante rispetto alla strage di profughi finiti in mare, inghiottiti dalle acque, dilaniati dai pescecani.
Vengono dalla Libia. Fuggono la miseria e la ferocia della guerra. Delle guerre che dilaniano Africa e Medioriente. Migliaia di loro sono tenuti prigionieri, minacciati, picchiati da organizzazioni criminali senza scrupoli, trafficanti di esseri umani sempre più violenti. In attesa di poi essere caricati a forza sui barconi.
Migranti in fuga, tanti provenienti dalle regioni sub sahariane che pagano 1'600 euro solo per attraversare il Sudan; altrettanti per imbarcarsi sui gommoni con la speranza di essere raccattati in mare prima del naufragio e di trovare accoglienza nelle strutture ormai sature di un’Italia preda di strumentali polemiche politiche, di un’Europa fredda e disattenta.
Tanto che il presidente del Parlamento europeo, Martin Schülz, alla quarta richiesta di osservare “un minuto di silenzio” per ricordare le stragi dei migranti ne ha in sostanza sottolineato l’inutilità, chiedendo invece alle istituzioni europee e soprattutto agli stati membri che hanno responsabilità delle politiche di immigrazione di fare qualcosa per una migliore protezione dei profughi e di affrontarne le cause.
Del dramma dei profughi e delle stragi del mare Modem ne parla con:
Regina Catrambone, fondatrice dell’organizzazione non governativa MOAS (postazione di aiuto in mare ai migranti)
Isabella Cooper, portavoce di Frontex, l’Agenzia europea per la gestione delle frontiere esterne dell’UE
Vassallo Paleologo, docente di diritto dell’asilo e dell’immigrazione all’Università di Palermo
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