La Corte europea dei diritti umani, CEDU, ha di nuovo confermato che negare il genocidio armeno non è reato. Con dieci voti a favore e sette contrari la Corte ha dunque dato ragione a Dogu Perinçek, cittadino turco e politico che nel 2007 era stato condannato dalla giustizia elvetica a una pena detentiva e a una multa per aver più volte sostenuto che il massacro e le deportazioni in massa di un milione e mezzo di armeni e altre etnie da parte dell’impero ottomano non configura un genocidio.
Dean Spielmann, presidente della CEDU, legge la sentenza
Una posizione che contrasta con l’articolo 261 bis della legge svizzera contro la discriminazione razziale che recita: “Chiunque disconosce, minimizza grossolanamente o cerca di giustificare il genocidio o altri crimini contro l’umanità” è punibile penalmente.
In sostanza, la CEDU fa una distinzione sostanziale tra la negazione dell’olocausto (accertato e riconosciuto storicamente e in modo imparziale dagli Stati coinvolti come un’ideologia antidemocratica e antisemita) e la negazione del genocidio armeno, poiché – sempre secondo la CEDU – niente può provare che Dogu Perinçek, nei suoi discorsi sugli armeni, definiti “strumenti delle potenze imperialiste”, abbia manifestato sentimenti razzisti nel negare il genocidio.
Dogu Perinçek, oggi leader del Partito della Madrepatria in Turchia
La sentenza CEDU, che conferisce grande importanza alla libertà d’espressione, impone alla Svizzera di rivedere la propria legislazione in materia: o modificando la legge, oppure prevedendo un’applicazione più cauta della norma sulla discriminazione razziale. Sulla stessa barca anche la Francia, che nel febbraio 2012 ha pure adottato una legge simile a quella elvetica.
Il Governo elvetico “prende atto con interesse della sentenza della Grande Camera”, sollevando anche una questione molto sentita e dibattuta in Svizzera e oggetto di un’iniziativa dell’UDC di iscrivere nella Costituzione la preminenza del diritto svizzero su quello internazionale.
Modem ne parla con:
Charles Poncet, avvocato di Ginevra;
Paola Gaeta, professoressa all’Istituto di alti studi internazionali di Ginevra;
Giorgio Malinverni, ex giudice della Corte europea per i diritti umani.
Scopri la serie
https://www.rsi.ch/s/703681











