Il debito della Grecia è pari al 180% del PIL (keystone)

'I tagli non sono la soluzione'

Grecia: "Il debito è un problema di natura politica”, sostiene la sociologa Anna Triandafyllidou

lunedì 20/02/17 18:31 - ultimo aggiornamento: giovedì 23/02/17 19:14

Il braccio di ferro tra i creditori della Grecia e Atene continua. La seconda tranche del terzo pacchetto di aiuti da 85 miliardi di euro varato nell’agosto del 2015, verrà sbloccata solo in cambio di nuove concessioni da parte del Governo greco. Eppure, i primi risultati economici delle riforme si sono visti. Già l’anno scorso vi è stata una crescita dello 0,3% e per il 2017 e 2018 si prevedono rispettivamente tassi del 2,7 e del 3,1%. Questo non basta però per far fronte all’enorme debito pubblico greco che corrisponde al 180 percento del prodotto interno lordo. Ma dopo le pesanti riforme compiute da Atene, che cosa si può ancora fare? E come si riflette questa situazione sulla società greca? Lucia Mottini, della redazione esteri del Radiogiornale, lo ha chiesto a Anna Triandafyllidou, professoressa di Global Governance all’European University Institute di Firenze.

Anna Triandafyllidou, siamo di nuovo a un braccio di ferro tra la Grecia e i creditori. Malgrado qualche segno positivo sul fronte dei conti ellenici viene chiesto ancora qualche sforzo in più nelle riforme. Come giudica questa situazione e queste richieste?

"Sicuramente i diversi governi greci hanno avuto una certa difficoltà a adottare le riforme e hanno preferito procedere con tagli qua e là, anziché attuare riforme che sarebbero state paganti a medio termine. C'è una certa responsabilità da parte dei governi greci per non aver fatto quello che dovevano fare per tempo. Però ora credo che sono state fatte, anche se a volte controvoglia,  alcune riforme importanti. Credo che le misure che si chiedono ora non siano riforme, ma nuovi  tagli. A me non sembra che andare a tagliare per la quarta, quinta volta le pensioni sia praticabile, perché un pensionato non può tornare a lavorare a 70 anni, in assenza di posti di lavoro."

Lei ha parlato di riforme non attuate in profondità, almeno inizialmente. Ci può dire a cosa si riferisce?

"È stato ad esempio chiesto di riorganizzare le pensioni. Si è unificato i fondi pensionistici che erano una miriade e di qualità molto diversa: quindi c'erano i lavoratori molto protetti e quelli che lo erano molto poco. Ovviamente quelli molto ben protetti non volevano condividere i loro beni con gli altri. Ma arrivando tardi a fare queste riforme, si è scontentato tutti."

Cosa ha significato tutto ciò per i greci, per le persone comuni?

"Ovvio che una persona, come mia madre che ha lavorato 40 e si vede una pensione modesta tagliata per la terza volta, dice: ma io ho pagato per 40 anni, a 80 anni cosa devo fare? Purtroppo il coltello arriva all'osso. In questo momento la trattativa è bloccata su un punto politico: il Fondo monetario internazionale chiede un alleggerimento del debito e la Germania non lo vuole concedere per motivi politici interni. Purtroppo lo sapevamo fin dall’inizio che il debito pubblico della Grecia non può essere ripagato. I conti non tornano, però per me adesso è una decisione politica."

Anna Triandafyllidou

Il governo di Alexis Tsipras rivendica anche dei successi:  ultimamente è stato assunto di nuovo del personale nel settore sanitario e nella scuola. Ci sono stati effettivamente dei miglioramenti in campo economico. Che impatto hanno sulla società?

"La disoccupazione è passata dal 26 al 23%: è un segno positivo, certo. Si è ricominciato ad assumere nella funzione pubblica perché non lo si faceva dal 2010 e all’inizio della crisi molti sono  stati pensionati. Ma le ripercussioni sulla società sono minime. Contano di più le assunzioni nel settore privato, dove però gli stipendi sono molto più bassi. Con uno stipendio di 550 euro netti non si può vivere in questo momento in Grecia. Direi piuttosto che dopo tanti anni di crisi la gente si è molto adattata."

I sondaggi danno in perdita di velocità il partito del premier Tsipras, Syriza, e invece in vantaggio di nove punti il partito conservatore Nuova Democrazia. C’è un rischio di instabilità, di elezioni anticipate?

"In Grecia di solito non ci sono crisi di governo. In generale non occorre nemmeno formare una coalizione. Quello che gli elettori non perdonano a Tsipras è di aver fatto della politica anti-austerità, anti-memorandum, il suo cavallo di battaglia, ma poi di non aver saputo  mantenere le promesse. A mio avviso, il governo Tsipras ha avuto lo stomaco di fare tante riforme che i governi precedenti conservatori e socialisti durante la crisi non hanno avuto il coraggio di fare. Certo sembra paradossale, schizofrenico quello che ha dovuto fare. E così ha perso la fiducia degli elettori che speravano con Syriza di riprendere fiato. Nello stesso tempo nei sondaggi sale Nuova Democrazia, ma per quanto riguarda la fiducia nel leader, Tsipras ha un risultato migliore del capo dei conservatori Mitsotakis."

"Ma sul fronte interno, c’è un altro problema in questo momento in Grecia: la gente sente che non è stata fatta giustizia. Ci si è accaniti contro poche persone del vecchio establishment politico e economico e tutti gli altri sono indenni. La gente dice: sì, magari ognuno nel suo piccolo ha  approfittato, però io nel mio piccolo sto pagando caro le conseguenze, mentre quelli che hanno portato i soldi nelle compagnie offshore non li tocca nessuno. Questo è vero, purtroppo. E questa era un’altra promessa molto forte di Syriza."

Quindi secondo lei, anche se probabilmente concluderà la legislatura, il governo attuale arriverà alla resa dei conti alle prossime elezioni previste nel 2019?

"Ora di allora, Tsipras può ancora riprendersi. Il problema è che la ripresa è ancora molto flebile.  Bisogna rendersi conto che la generazione che ha 40, 50 anni - che di solito è  quella parte del mercato del lavoro più consolidata - sente che non vedrà i frutti di questi cambiamenti perché per uscire da una crisi talmente profonda ci vorranno ancora 10 anni oltre agli 8 già trascorsi."

Radiogiornale/Red.MM

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