Alleati contro la terza diga - di Paola Rosà e Antonio Senter

Una valle senza pace

C'è un progetto, nell'ovest del Canada, che sta unendo nativi e agricoltori per salvare il fiume - Peace River (1)

domenica 05/03/17 07:35 - ultimo aggiornamento: giovedì 11/05/17 13:58

British Columbia, West canadese. Nella zona a nordest verso il confine con l'Alberta, tra campi di cereali e pozzi di gas, bacini artificiali per il fracking e brandelli di foresta, una minoranza tanto agguerrita quanto eterogenea tenta da anni di bloccare la costruzione della terza diga sul Peace River. Indigeni e agricoltori, ambientalisti, capi indiani e avvocati vogliono evitare che 83 chilometri di terreni agricoli e siti sacri ai nativi vengano sommersi dalle acque, ma nulla hanno potuto cause civili e rapporti di Amnesty International, raccolte di firme e raduni lungo il fiume, scioperi della fame e occupazioni contro i cantieri. La determinazione della Provincia, sostenuta dal governo federale di Justin Trudeau, primo ministro dal novembre 2015, è netta: “La perdita di terreni agricoli verrà compensata da incentivi all'agricoltura in altre zone – spiega il portavoce dell'azienda elettrica provinciale BC Hydro – mentre l'energia pulita che ricaveremo dalla diga servirà ad abbattere i costi per l'estrazione di gas e sabbie bituminose”. Lungo le sponde del Peace River, il maestoso fiume che dalle Montagne Rocciose scorre verso est fino all'Oceano Artico, sono decine le fattorie che verranno demolite o spostate, per oltre 5000 ettari di terreno da allagare. Incassato in una trincea scavata nei millenni, protetto dai venti che sull'altipiano d'inverno fanno toccare i -40°C, il Peace River dei meloni e dei cactus sta per scomparire. Ma c'è qualcuno che non si dà per vinto.

Paola Rosà

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