Un oggetto di affezione: lo jasskarten (Foto di Patrizia Cirino)

La cultura immateriale in Svizzera

Tre puntate di Patrizia Cirino ed Ebe Giovannini

19.01.15  Lo Jass trasmettitore di memorie personali e collettive

“Conoscere bene le cose è quasi sempre scoprire in esse dei significati e dei valori insospettati, percepire relazioni e dimensioni nuove; è correggere quella immagine piatta, convenzionale e sommaria che ci creiamo degli oggetti che non abbiamo esaminato da vicino” (M. Yourcenar, 1974: 264).
Lo Jass, diffuso in tutti i cantoni della confederazione elvetica, grazie alla sua sofisticata forma di passatempo, in cui non è sufficiente avere delle buone carte per vincere una partita, è “un gioco che non crea né beni né ricchezza a cui si dedicano bambini, giovani e anziani per svago, divertimento o per tenere in esercizio la mente. Un rito di passaggio all’età adulta che permette di evocare il senso di appartenenza al gruppo. Richiede concentrazione ed esercizio, stimola relazioni significative, insegna a sviluppare empatia, cercare un ordine al caso, la lealtà verso l’avversario. Saper giocare a Jass permette di ottenere una sorta  di “passaporto” valido in tutta la Svizzera, da poter esibire in viaggio, che riconosce competenze e abilità, significa avere un mazzo di carte, lo Jasskarten, un oggetto di affezione che ci parla di relazioni tra storie, persone e luoghi, di comunicazione interpersonale e sociale.
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20.01.15  Il corno delle alpi: la profonda voce delle montagne

Perché dedicare un documentario al corno delle Alpi? Come ha fatto un tronco d’albero sagomato a divenire lo strumento popolare nazionale per eccellenza? L’Holzern Trummet, il “Rumore consacrato”, la voce delle alpi, “Lady Suisse”, il “Natel delle valli” con il suo suono possente che permetteva di annullare le aspre distanze delle solitudini di alta quota, radunare le greggi e incitarle durante la salita all’alpeggio o calmare le mucche al momento della mungitura, ha storicamente giocato un ruolo importante nell’economia casearia artigianale. Se è vero che l’immaginario classico e la rappresentazione tradizionale associano lo strumento alla cultura pastorale maschile o ad esecuzioni di gruppi di uomini, al punto che è solo a partire dagli anni 70 del Novecento che la Associazione federale degli Jodler ammette candidate donne alle competizioni, come comunicare l’idea di tradizione nella storia del corno delle Alpi? Se la tradizione è sempre dinamica, è viva quando si trasforma, la forte presenza di musiciste e/o apprendiste “appassionate” donne in Ticino ne é la conferma. Come scrive Murray Schafer l’Alphorn è “un elemento di rottura deliberata all’interno di una tranquilla e monotona routine”. Il corno delle Alpi che ha il potere di risvegliare memorie sedimentate grazie alla sua portata sinestetica, rappresenta una speciale forma di patrimonio “tradizionale, innovato e contemporaneo” frutto di un processo di risignificazione simbolica capace di sapersi interrogare sul proprio passato, alla luce di presenti sollecitazioni, espressione di un saper fare “efficace,” re-interpretato continuamente e trasmesso nel tempo, per genealogia, contiguità spaziale, apprendistato o “contaminazione”. Oggi lo strumento, suonato, tra arrangiamenti e trascrizioni di autori classici, da musicisti amatoriali o professionisti, è impiegato non solo nella musica popolare, ma in ogni stile e genere, nei contesti più diversi, sperimentali e di rinnovamento delle sonorità della tradizione.
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21.01.15  Grafica e tipografia. Alla ricerca dell’imperfezione

Ultima puntata di Laser consacrata alla cultura immateriale del nostro paese. Con uno sguardo su un settore nel quale la Svizzera eccelle. Quello della  grafica. Il mestiere del grafico è cambiato molto in questi ultimi anni, trattare e discutere i campi di azione, gli spazi di applicazione e sviluppo, oggi risulta essere piuttosto complicato. Con l’evoluzione dei sistemi informatici, dei software di grafica, gli strumenti sono diventati più accessibili a tutti, si ha l’impressione che basti un computer e il “gioco è fatto”. Chiunque può realizzare il proprio biglietto da visita, la propria locandina. Ma è davvero così? Niente affatto. Una cosa è coltivare un hobby e un’altra è farne una pratica professionale; se non si hanno le giuste conoscenze riguardo la gestione degli spazi, l’armonia dei colori, l’abbinamento delle forme, le tecniche tipografiche, si torna ad avere bisogno di un grafico, di un professionista. Perché non è grafico chi sa usare il software user-friendly ma chi sa progettare, dare spazio all’immaginazione, costruire una visione del mondo. Ci siamo abituati a vedere il grafico nel mondo pubblicitario (manifesti, tabelloni, locandine, brochure) e nel mondo dei siti internet, ma la realtà è ben diversa, la grafica è dappertutto; le possibilità sono infinite e diverse sono le competenze che entrano in gioco e i problemi da affrontare. C’è il mondo dell’editoria che chiede progetti per libri, riviste, pubblicazioni, copertine. C’è il lavoro di chi “disegna” e impagina giornali, portali e siti web, di chi crea infografica e mappe. C’è la creazione di un marchio per un’azienda o per l’identità visiva di una città turistica. Ovunque ci sia bisogno di comunicare in maniera chiara e accessibile: nei cartelli stradali, nella segnaletica di piani e reparti all’interno di un ospedale, di un aeroporto e di un museo.
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