Oggi, la storia
Mercoledì 30 settembre 2015 - 07:05
Non c’è solo la disoccupazione a preoccuparci. In prospettiva futura la scomparsa del lavoro potrebbe essere ancora più minacciosa. Secondo la società Forrester Research da qui al 2025 i robot ruberanno ventidue milioni di posti di lavoro soltanto negli Stati Uniti. Certo nuovi impieghi saranno creati per la progettazione e la gestione dei robot stessi, ma il saldo sarà comunque pesantemente negativo.
Gli esperti credono che nel futuro i robot saranno uno dei più importanti fattori di progresso perché prenderanno il posto degli uomini nei lavori più ripetitivi, faticosi e pericolosi. Ma proprio l’idea di una loro sostituzione agli uomini ha destato profonde preoccupazioni sin dal momento della loro comparsa.
Il termine robot viene dallo slavo robota, che significa lavoro pesante. Fu inventato e impiegato per la prima volta nel dramma in tre atti “R.U.R.”, scritto dal drammaturgo ceco Karel Čapek nel 1920. Nella sua opera i robot non sono automi meccanici, quanto piuttosto creature semiumane prive dell’anima e impiegate per i lavori più duri. Insomma un prodotto dell’ingegneria genetica, un'altra fonte di apprensione e speranza del nostro tempo. Già nell’opera teatrale di Čapek comunque i robot si ribellano e sottomettono gli uomini, anche se alla fine sembrano ravvedersi.
I robot hanno avuto subito fortuna anche al cinema. Il primo automa fa la sua comparsa in Metropolis, il celebre film muto del 1927 diretto dal regista austriaco Fritz Lang. In questo caso a combinare parecchi guai è un robot femmina, copia perfetta della protagonista, Maria. Ma mentre l’eroina di “Metropolis” si dedica a soccorrere i meno fortunati, la sua copia meccanica è invece al servizio degli oscuri disegni di vendetta di uno scienziato impazzito. Non è il solo elemento inquietante: nel film si immagina il mondo del 2026, nel quale le divisioni di classe si sono esasperate radicalmente. I ricchi e i potenti vivono negli sfavillanti grattacieli di Metropolis, mentre la gente comune è confinata nel sottosuolo, in condizioni di vita e di lavoro estremamente penose.
Considerate queste premesse, era forse inevitabile mettere un freno al potere dei robot, ed è quel che farà nel 1941 lo scrittore Isaac Asimov, quando in un suo racconto propone le celebri Tre leggi della robotica, che impediscono ai robot di arrecare danno agli uomini. Ma nessuno ha ancora saputo cancellare interamente quell’antico timore, che un giorno i robot possano prendere il posto degli uomini.