Audiodescrizioni
Vai al contenuto
Programmi
Live
Guida TV
Cerca
Cerca
Mostra tutto
Chiudere
I video più recenti
Paganini
Social network e creazione
Fino a che punto i social network sono un elemento fondamentale per chi fa arte oggi? È possibile essere creatori indipendentemente dal ruolo delle piattaforme di condivisione? Oppure le stesse piattaforme sono diventate luogo, tema e contenuto della creazione artistica? A queste domande cercherà di rispondere Paganini – nella puntata del 26 aprile, dalle 10.30 su RSI LA1 – da un lato con il documentario Don’t put me in a box di Romain Girard, che racconta il complesso di valori e stimoli di uno dei più grandi coreografi contemporanei: il belga Sidi Larbi Cherkaoui, da tre anni direttore del Ballet du Grand Théâtre de Genève. Dall’altro lato incontrando Aris Bassetti che, con i progetti musicali Mortòri e Peter Kernel, è da diversi anni protagonista di un vincente connubio tra creazione indie-pop-rock e presenza social.
116 min
MusicaViva
Duo Alessio Nebiolo - Nadio Marenco
“…non solo Tango…”
60 min
Paganini
Jazz contemporaneo e radici classiche
Cinque anni fa ci lasciava uno dei più grandi musicisti svizzeri dell'ultimo mezzo secolo: il trombettista Hans Kennel. La puntata di Paganini di domenica 12 aprile - dalle 10.30 su RSI LA1 - è dedicata al suo ricordo, con la registrazione di un meraviglioso concerto registrato nel 1990 negli studi SRF di Zurigo. L'apertura di puntata è affidata a un altro musicista contemporaneo, che rispetto a Hans Kennel presenta alcune analogie. Si tratta ovviamente di jazz, e se anche il pianista Fred Hersch è americano e di una generazione musicale successiva a quella di Kennel, ad accomunarli è la formazione giovanile in ambito classico: un dato che non è semplicemente aneddotico ma che ha delle significative riverberazioni - stilistiche e poetiche - nel loro modo di comporre e di suonare. La registrazione di Fred Hersch, in duo con Gwilym Simcock, è stata prodotta dalla RSI nel 2019 al Festival di cultura e musica jazz di Chiasso. Hans Kennel nacque nel 1939 a Svitto, si formò in tromba classica ai conservatori di Friburgo e Zurigo ma intraprese sin da giovane una brillante carriera jazzistica che lo ha visto collaborare con alcuni dei più importanti musicisti americani (da Kenny Clarke a Oscar Pettiford, da Abdullah Ibrahim a Carla Bley) e con i pilastri dell'improvvisazione svizzera George Gruntz e Irène Schweizer. Kennel ha vissuto diverso tempo anche in Ticino, a Brissago, e nell'ultima parte della carriera si è ricongiunto ai suoni originari del Canton Svitto imbracciando il corno delle Alpi in contesti musicali innovativi ma strettamente legati alle sonorità tradizionali svizzere. Paganini ripropone un'elettrizzante performance registrata nel 1990, con Kennel alla testa di un gruppo all star: Gil Goldstein al pianoforte, Wolfgang Muthspiel alla chitarra, Jorge Pardo al flauto, Carles Benavent al basso e Don Alias alle percussioni.
112 min
In visita a Safe Port (Neo, La1)
5 min
ANGINE DE POITRINE
6 min
Paganini
Classica e questioni di genere
Nel corso degli ultimi anni si è discusso spesso di questioni di genere rispetto al contesto culturale e musicale. Prima ancora del movimento MeToo - che nel 2017 ha peraltro avuto significative ripercussioni anche in ambito classico - era stata problematizzata la questione del maschilismo insito nel sistema delle orchestre sinfoniche e del lavoro di direttore d'orchestra. Basti pensare che solo nel 1997 i Wiener Philharmoniker hanno accolto la prima strumentista donna nel proprio organico, o che solo nel 2016 la Metropolitan Opera ha offerto per la prima volta il podio a una direttrice. Paganini - nella puntata di domenica 29 marzo, dalle 10.30 su RSI LA1 - si occupa della presenza femminile nella musica classica, muovendo dalle figure pionieristiche di Rebecca Clarke ed Elisabeth Kuyper: musiciste, compositrici e attiviste che ci hanno lasciato una significativa testimonianza dell'emancipazione della donna rispetto a quei ruoli musicali da cui - per pregiudizi di genere - era sempre stata esclusa. Da un lato, il documentario Elisabeth Kuyper - L'olandesina di Muzzano di Fabio De Luca, dall'altro due pagine cameristiche di Rebecca Clarke affidate all'interpretazione di Margherita Santi, Ekaterina Valiulina e Giulia Panchieri. Jacqueline du Pré - la grande violoncellista britannica dall'arte sublime ma dal destino tragico - non aveva mai guidato movimenti d'opinione o fatto campagne esplicite per i diritti delle donne nella musica. Eppure, il suo ruolo nell'emancipazione femminile è stato radicale e influente. Da un lato, ha sconfessato gli stereotipi rispetto a uno strumento che veniva ritenuto fisicamente impegnativo e per questo di carattere prettamente maschile. Dall'altro si è sempre rapportata in modo paritario ai colleghi maschi, senza mai considerarsi "musicista donna" prima ancora che "musicista", affermando ciononostante la possibilità di un'espressività musicale pienamente femminile, intensa e accorata. Il documentario Jacqueline du Pré. Genio e tragedia di Christopher Nupen e Matthew Percival è fedele testimonianza della sua figura emblematica e, ormai a quarant'anni dalla sua scomparsa, quasi leggendaria.
110 min
Paganini
Jazz-non jazz
«Jazz è il termine che si usa per definire quella musica che non si riesce a definire». Partendo da questa celebre riflessione del sassofonista Ornette Coleman, Paganini si occupa - nella puntata di domenica 22 marzo, dalle 10.30 su RSI LA1 - di alcune musiche che sono state chiamate jazz ma che, alla prova dei fatti, sembrerebbero non esserlo. La necessaria premessa storica è quella per cui il termine jazz era nato come etichetta sociale prima ancora di diventare label per un genere musicale. Negli anni '10 del Novecento jazz era infatti un termine generico usato per descrivere situazioni ricche di energia, novità, modernità e trasgressione: situazioni in cui c'era sì della musica nuova e strana, ma in cui jazz non indicava solo l'aspetto musicale e di certo nessuna musica in particolare. Con il passare del tempo, l'idea di jazz si è affinata attorno a pratiche e stili legati all'improvvisazione, ma ancora in tempi recenti si è adoperata l'etichetta jazz per descrivere fenomeni assai diversi. Un esempio è l'arte di Meredith Monk - che nella realtà è piuttosto una "composizione aperta" o "performance estemporanea" - ma che sin dagli anni Settanta è stata spesso compresa nell'universo jazz, per lo spirito di trasversale ricerca che ne è alla base, per i contesti (anche discografici) in cui ha trovato spazio, per il tipo di pubblico cui si rivolge. Monk in Pieces è un nuovo documentario di Billy Shebar che racconta l'irripetibile avventura creativa dell'artista americana. Un altro ambito in cui il termine jazz è stato usato ben oltre le pertinenze di genere è quello delle orchestre di varietà, spesso intese come "da ballo", "da avanspettacolo" ma anche "orchestre leggere" (in opposizione alla "pesantezza" delle orchestre classiche) all'interno dei servizi radiotelevisivi europei. Proprio l'opposizione all'ambito classico ha fatto passare sotto il nome jazz tutto il resto, dalla canzone pop agli strumentali ballabili, e un celebre esempio molto vicino a noi è stato quello dell'orchestra Radiosa, attiva presso la RSI tra il 1940 e la fine degli anni Ottanta. Lo scorso autunno, la tradizione della Radiosa si è rinnovata nel progetto New Radiosa, per un concerto agli studi RSI di Besso, di cui Paganini propone un estratto. La direzione è stata affidata a Gabriele Comeglio e le voci soliste sono quelle di Valentina Londino, Julie Meletta, Chiara Dubey ed Eva Bagutti.
111 min
Paganini
L’uomo che inventò i dischi
C'è un piano puramente tecnico e, se di questo si tratta, i dischi fonografici furono creati da Emile Berliner, l'inventore tedesco-americano che introdusse il primo disco in gommalacca a 78 giri nel 1889. C'è però anche un piano spirituale, artistico, per cui l'invenzione del disco spetta a chi per primo ha portato quel manufatto tecnico in nuovi contesti culturali, contribuendo a modificarli alla radice. In questo senso, Nanni Ricordi si può definire "l'inventore dei dischi" per l'ambito della musica e della canzone italiana. Prima di lui, la celebre casa editrice che portava il suo nome di famiglia - Casa Ricordi, già storico editore di Verdi e di Puccini - non si era mai occupata di discografia, e con Nanni Ricordi cominciò quindi un percorso al tempo stesso avventuroso e memorabile che, tra i vari, fece conoscere al pubblico di massa l'arte di Gino Paoli, Umberto Bindi, Luigi Tenco ed Enzo Jannacci. Nella puntata di domenica 4 gennaio 2026 - dalle 10.30 su RSI LA1 - Paganini vuol provare a raccontare l'epopea di Nanni Ricordi, con il documentario Nanni Ricordi: l'uomo che inventò i dischi di Roberto Manfredi, con estratti dalla celebre trasmissione RSI Musicalmente (che vide esibire numerosi artisti scoperti da Nanni Ricordi, come Ornella Vanoni, Enzo Jannacci, Gino Paoli e Umberto Bindi) e con un'intervista all'autore e conduttore Claudio Ricordi, che di Nanni è nipote.
112 min
Intervista a Joe Dallas & The Monks
Incontro con la band ticinese in occasione dell’uscita dell’album “As One”
11 min
Taking You Out
Joe Dallas and the Monks
3 min
Caricare di più
Impostazioni
Aiuto
Contatti e suggerimenti
Audio e podcast
Meteo
Shop
Protezione dei dati
Impostazioni sulla privacy
RSI Radiotelevisione svizzera, unità aziendale della Società svizzera di radiotelevisione
SRF
RTR
RTS
SWI
Play Suisse