Sul Palco

Spaziando dall’offerta musicale di Musica Viva e Musica in camera a quella teatrale di Scena Viva, curiosando tra artisti e artiste che si sono raccontati a Cult+, Sul Palco è il vostro palcoscenico virtuale in tempi in cui le restrizioni sanitarie hanno reso inaccessibili quelli reali: un assaggio

20+20=QUARANTENA è l’esposizione visibile alla Galleria Artrust di Melano sino al 18 dicembre. In mostra le opere di Andrea Ravo Mattoni, Aymone Poletti, Raul e Sirinat Kasikam. Nelle opere di questi artisti potrete scorgere i segni del cambiamento repentino e forzato con cui il 2020 ha costretto tutti noi a fare i conti
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"Close up" è l'opera realizzata dai Nevercrew a Lugano, in Viale Stefano Franscini 27, lo scorso agosto. Christian Rebecchi ci ha presentato l'opera e ci ha raccontato cosa si prova a dipingere nella propria città natale
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Alcuni piccoli imprenditori della Svizzera italiana si sono uniti con uno scopo comune: far comprendere l'importanza di sostenere gli acquisti in Ticino durante questo periodo difficile
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Durante il lockdown hanno creato una serie web spiazzante e un po' allucinata: Airbnb Secrets. Che abbiano fatto tutto da soli, chiusi in casa, è abbastanza incredibile. Ci raccontano tutto i due attori Simone Ganser e Davide Romeo
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Il coronavirus non ha fermato la produzione artistica dei Nevercrew. Scopriamo insieme "Surfaces", l'opera realizzata a distanza in pieno lockdown
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È uscito nei cinema ticinesi "I Segreti del Mestiere" di Andreas Maciocci. Cosa vuol dire per una produzione locale essere in sala in questo periodo? Ne parliamo con Nicola Bernasconi della ROUGH CAT, che ha prodotto il film.
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Back to the 60's! ll cinema drive in è tornato, e lo ha fatto a Chiasso grazie all'associazione Spazio Lampo.
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Da un anno e mezzo l'artista ticinese Shendra Stucki vive in Messico. Shendra fa parte del Colectivo ARTE Resistencia, un collettivo di artisti che, tra le altre cose, cerca di aiutare i colleghi più in difficoltà in un momento delicato come quello che in America stanno passando a causa del COVID
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Daniele Finzi Pasca ci presenta "Luna Park", lo spettacolo-installazione della Compagnia Finzi Pasca inaugurato l'8 settembre al LAC Lugano Arte e Cultura
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Sul palco dello Studio 2 a rileggere la sua musica: Marco Zappa, Freddie & the Cannoballs e i Make Plain, ognuno con la propria sensibilità, storia, linguaggio. Con Gian Luca Verga anche il noto critico musicale Riccardo Bertoncelli.
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“Canzoni raccolte” è il nuovo progetto discografico del talentuoso Oskar Boldre, un vero “maestro della voce” conosciuto e apprezzato non solo per la quantità intrinseca del suo canto ma anche per la ricca e intensa attività concertistica, la direzione di cori polifonici e ensemble vocali e l’impegno nell’organizzare il festival internazionale “Voci audaci”. Una passione per il canto davvero totalizzante a cui si dedica anima e copro anche insegnando improvvisazione vocale d’insieme tra la Svizzera, l’Italia e la Germania.Un progetto questo “Canzoni raccolte” che si raccoglie, come scrive l’autore, attorno alla “semplice” forma della canzone. Canzoni originali affiancate a rivisitazioni di Ivan Segreto, Luisa Cottifogli, Niccolò Fabi e Eugenio Bennato.
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Christian Zatta, chitarra e composizioneFlorian Bolliger, basso elettrico & visualsFlorian Hoesl, batteriaNOVA nasce alla Hochschule für Musik di Lucerna, dove i tre musicisti hanno completato i loro studi.Christian Zatta (chitarra e composizione), Florian Bolliger (basso e visuals) e Florian Hoesl (batteria) dedicano la musica di NOVA allo spazio, al tempo, alla scienza e alla fantascienza.Dopo la pubblicazione del primo disco nel 2018 (The Intergalactic Traveler) e dopo un recente tour internazionale, NOVA ha registrato un secondo album che verrà pubblicato nel gennaio prossimo ma che la band sta già presentando dal vivo, con una serie di concerti intitolata The Observatory Tour.Christian Zatta, nato nel 1993, è cresciuto a Lugano e attualmente risiede a Zurigo.Si è diplomato alla Hochschule für Musik di Lucerna sotto la guida di Roberto Bossard, Frank Möbus, Christy Doran, Kalle Kalima, Nat Su e Jesse Van Ruller. Nel 2018 e nel 2020 ha vissuto a New York per alcuni mesi e ha preso lezioni con alcuni influenti musicisti quali Ben Monder, Mike Stern, Nitai Hershkovits, Ari Hoenig, Shai Maestro.Abbina alla carriera di strumentista quella di insegnante di chitarra a Zurigo e Lucerna.Florian Bolliger, pure nato nel 1993, è bassista e insegnante di musica, attualmente residente a Lucerna. Ha ottenuto un master in educazione musicale pure a Lucerna.Attivo come bassista elettrico ma pure come contrabbassista, collabora con gruppi e band di vario genere e stile come Larus della chitarrista Marielle Merck o il progetto Who brings the Juice.Florian Hoesl, nato nel 1985, è cresciuto a Hilpoltstein (Germania). Dopo aver studiato percussione classica, ha proseguito la sua formazione presso l’Università di Norimberga e si è successivamente trasferito a Lucerna per iscriversi alla Hochschule für Musik, dove ha conseguito un master in Performing Arts in Jazz Music. Ha avuto come insegnanti Gerry Hemingway, Norbert Pfammatter e Marc Halbheer, mentre a Ney York ha potuto lavorare con Greg Hutchinson e Amir Ziv.
66 min
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Anton Jablokov, violinoNicolas Mottini, pianoforteEntrambi ex studenti del Conservatorio della Svizzera Italiana, i due protagonisti del Live di Reteduecinque di lunedì 19 ottobre sono Anton Jablokov, violinista originario di Bratislava attualmente residente a Bellinzona, e il pianista ticinese Nicolas Mottini, formatosi con Sandro D'Onofrio e Nora Doallo a Lugano e poi anche alla Haute École de Musique di Losanna con Riccardo Castro.Anton, quarta generazione di una famiglia di violinisti professionisti, svolge un’intensa attività concertistica girando il mondo in duo con suo fratello Vladimir (The Violinists), interpretando arrangiamenti virtuosistici di brani popolari da loro composti.Nicolas, vincitore del Concorso Svizzero di Musica per la gioventù nel 2008 e attivo in ambito cameristico in tutta Europa, è docente di pianoforte all’Accademia Vivaldi di Locarno, oltre che accompagnatore alla Scuola di Musica del Conservatorio della Svizzera italiana.Insieme eseguiranno composizioni di Bartók, de Falla, Sarasate e Vladigerov, tutte ispirate a musiche popolari di origini diverse.
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Rossana Taddei è un’artista davvero speciale; non solo per la qualità e la varietà della sua musica, per i numerosi progetti artistici che da tempo coltiva e per la bontà del suo canto e delle sue performance.Nata a Montevideo, trasferitasi in Svizzera con la famiglia per poi tornare in Uruguay nel 1981, dove è iniziata la sua lunga attività musicale e di artista visuale, Rossana ha licenziato album di spessore e successo raccogliendo premi e consensi che la pongono ai vertici della creatività femminile nelle sue due patrie: l’Uruguay e la Svizzera, la terra di nascita e quella di adozione, la terra del cuore e quella delle radici.Dopo un lungo soggiorno oltre oceano Rossana è tornata nella Svizzera italiana per deliziarci con la sua musica, le sue canzoni, la sua avvincente poetica e le sue storie.
72 min
Naomi Lareine è il nome d’arte di un’ambiziosa e talentuosa ragazza dalle radici svizzere e africane. Il canto è sempre stato la sua grande passione, fin da piccola. Le sue musiche sono composte da suadenti e fresche architetture Contemporary R&B, Soul, suoni elettronici ed elementi dance carichi di basso e groove con un retrogusto Jazz. E soprattutto un cantato morbido, seducente e pieno di sentimento. Nel 2019 è stata premiata come "SRF 3 Best Talent" con il suo EP di debutto "Unchained.
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Giulia Wechsler, violaRoberto Arosio, pianoforteLa luganese Giulia Wechsler ha infatti studiato viola al Conservatorio sin dalla più tenera età, per poi specializzarsi -dopo aver collezionato diversi primi premi in concorsi musicali giovanili (“Antonio Salieri”; “Concorso svizzero per giovani talenti musicali”) - con Ivan Vukčević all’Accademia Internazionale di Musica Menuhin a Coppet e successivamente con Julia Gartemann alla Hochschule für Musik Hanns Eisler di Berlino. Nel contempo si è esibita come solista e ha accumulato ricca esperienza come musicista di fila in ambito sinfonico e cameristico.Il pianista Roberto Arosio dopo brillanti studi al Conservatorio G. Verdi di Milano e la vittoria a numerosi concorsi internazionali di musica da camera, svolge intensa attività solistica e cameristica in tutto il mondo e incide per varie etichette e radio europee. Al Conservatorio è attualmente maestro accompagnatore presso la Scuola Universitaria nelle classi di Luisa Castellani, Valery Gradov e Bruno Giuranna.In comune Giulia e Roberto hanno la passione per il repertorio cameristico, che ha portato le loro strade e i loro strumenti a incontrarsi in questo frangente, che fa parte della serie di proposte del cartellone RSI di MusicaViva. Insieme daranno vita a un programma per viola e pianoforte che ci condurrà per mano dalla Romania di Georges Enescu alla Germania di Brahms, compositori e musicisti di generazioni diverse, le cui strade però si incrociarono a loro volta a fine Ottocento in occasione di un’esecuzione della Prima sinfonia di Brahms, con Enescu violino di spalla e il maestro di Amburgo alla direzione.
60 min
Ci eravamo imbattuti in questi cinque giovani musicisti ticinesi trapiantati a Zurigo per la prima volta alle selezioni del “fu” Palco ai Giovani di Lugano del 2017, quando la loro musica già piuttosto sofisticata e la loro presenza scenica ci avevano colpiti parecchio. A dimostrazione di ciò, quell’anno furono votati dalla giuria di esperti e dal pubblico quale migliore band nell’edizione principale in Piazza Manzoni. Una spanna sopra tutti.Il 2017 era anche l’anno del loro primo lavoro, l’EP “Pollination” che era stato pensato con un concetto preciso: impollinare più gente possibile con la loro musica in quanto “Bombi” (l’insetto che dà il nome alla formazione). In questo lavoro si vedono i sogni pop e psichedelici dei Bumblebees che si manifesteranno con la maturazione giusta nello step successivo.Il 2019 è l’anno del disco di debutto che i ragazzi descrivono con parole impregnate di lisergica ispirazione: “Le dieci canzoni che compongono "Dancing Dots in the Dark" si muovono attraverso paesaggi notturni, posizionando l'essere umano in una condizione esistenziale senza dimora in cui non si può fare affidamento su nulla [...] raccontano di sogni irrequieti e di una minaccia indefinita. A ciò si contrappone la delicatezza delle atmosfere create perseguendo la ricerca di un futuro migliore e nel frattempo la tranquilla esperienza di questo viaggio musicale si offre come rifugio”. Un’opera fluttuante tra psychedelic rock e dream-pop maturata in decine di concerti in giro per la Svizzera. Facciamo notare che il disco è stato annunciato addirittura sulle pagine on-line della versione francese della leggendaria rivista musicale RollingStone.
65 min
Le 10 Sonate per pianoforte di Aleksandr Skrjabin
60 min
Neneh Alexandrovic, voce Sandro Schneebeli, chitarra Il Duo Neneh Alexandrovic e Sandro Schneebeli è in procinto di proporre la nuova stagione del progetto “Suon al buio”. Dopo 270 concerti al buio in Svizzera, Germania, India, Egitto e Svezia, Sandro inizia l’ottavo tour, ora insieme all’onirica cantante bernese Neneh Alexandrovic. Un’esperienza sensoriale unica, che punta alla percezione di suoni, rumori, voci e musica in modo particolarmente intenso e potente, col favore del buio. La cantante e il chitarrista svizzero italiano attraversano così, con la loro singolare musica, mondi e culture vicini e distanti e dischiudono un nuovo universo sonoro, toccando l’ascoltatore nel più profondo. Neneh con la sua inconfondibile e avvolgente voce calda e fuligginosa canta le proprie composizioni usando una lingua universale seppur indefinibile. Sandro suona a sua volta ispirato da totale libertà. Insieme danno vita a sonorità e melodie arcaiche e perdute di grande bellezza e non appena la loro musica risuona, ci si trova disorientati e al contempo ammaliati. In occasione del Live di Reteduecinque di martedì 1. Settembre, il Duo si esibirà, dal vivo e in atmosfera soffusa, allo Studio2 della radio svizzera a Lugano, in una sorta di anteprima del tour. Un’occasione per conoscere da vicino musica, passioni, visioni e progetti di questa formazione fuori dagli schemi.
59 min
Il sigillo sul mese di agosto la rassegna MusicaViva è stato posto grazie a un collettivo di assoluta qualità votato al blues: Freddie & The Cannoballs, la “creatura” di Federico Albertoni che da alcune stagioni sta riscuotendo ampi consensi per la bontà, l’energia, la qualità dell’offerta musicale. E non può che esser così scorrendo i nomi dei musicisti “arruolati”; un vero “dream team” di talento ed esperienza, governato da Federico, basso, voce e frontman che vanta trascorsi importanti in seno ai The Flag e quale sodale di Bat Battiston. Dunque lo Studio 2 della RSI ha accolto, anche in diretta su Rete Uno e in video streaming, un gruppo che oltre ad aver pubblicato un primo Ep “F”, aver infiammato palcoscenici importanti – quelli ad esempio del “Blues to Bop” e del “Bellinzona blues festival” - e acceso pubblici numerosi attraverso il proprio contagioso blues ricco di citazioni, colori, stilemi che ha ancora la voglia e la forza di coinvolgere e comunicare quelle “good vibes” nonostante la band abbia dovuto “congedare” Cristiano Arcioni, deceduto nel corso dell’anno. Ma noi crediamo al detto che “ se i sogni muoiono all’alba, i bluesmen vivono in eterno”. È emozionante ritrovare Freddie & The Cannonballs sul palco di “MusicaViva”, stringersi attorno alla loro musica, al loro blues. Presenta e conduce Gian Luca Verga.
66 min
Il nono e ultimo appuntamento con i concerti open-air di Rete Tre è con tre dei più rappresentativi e conosciuti rapper della Svizzera italiana. I Poche Spanne sono il rapper di Comano Mattak e il rapper di Sementina Funky Nano, due amici che sono partiti in un vorticoso viaggio nel rap assieme nel 2011. Nel 2013 hanno pubblicato il loro primo mixtape “Spanna-TI” e chi li conosce sa quanto questo titolo racconti di loro. Due ragazzi super festaioli ma anche due giovani super appassionati di “cose” Hip Hop. Nel 2014 Mattak vince il contest lanciato dalla Machete di Salmo "Join The Crew" che gli permette di partecipare al terzo volume del Mixtape dell’etichetta, aprendosi così un sacco di porte verso l’Italia. La loro energia e il loro flow hanno travolto la frontiera elvetica portandoli in giro per lo stivale italico ma anche a Londra, Amsterdam e oltre. I numeri che fanno sui social network sono altissimi come lo è il gradimento di critica e pubblico. Tutto super meritato a nostro avviso. Per questo li abbiamo anche ospitati alla notte del rap svizzero alla Rotonda del Festival 2019 a rappresentare la lingua italiana. Uno dei loro migliori amici e fratelli nel rap è il luganese Limon Willis che ha cominciato a farsi conoscere nel 2013 grazie alle battle di freestyle a cui partecipava con grande energia. Nel 2015 pubblica la sua prima “creatura”: il mixtape “Modus Operandi”, collaborando proprio con Mattak e Funky Nano ma anche con NoWordz e con il producer italiano Big Joe e con Fred, N Frez e Naim. Dopo un altro EP e decine di concerti, battle e contest nel 2018 Limon Willis pubblica il suo primo disco: Leader. Un’opera potente dal carattere duro ed intimo dove Limon si racconta in 12 tracce tra costruzioni rap e trap (ma senza l’autotune come dice lui). Le produzioni sono affidate ad Alfred Hostean, SOS Beatz, Mardoch e Sick Budd. Ora ha sfornato un paio di singoli prodotti con il feat del collettivo milanese Black Tori Music, presto sentiremo un nuovo disco? Alessio Arigoni
58 min
L’ottavo appuntamento con gli showcase open air di Rete Tre è con una delle voci più magiche e soavi della Svizzera italiana: Animor! L’abbiamo conosciuta come voce dei Rocky Wood, band luganese di grande qualità nata nel 2013 con la quale ha pubblicato due dischi, i cui singoli sono stati molto apprezzati dalla critica e hanno “girato” parecchio sulle nostre frequenze. Dal 2017 Romina Kalsi aka Animor si lancia nella carriera solista e pubblica il suo primo EP, Chasing Gold, prodotto con la collaborazione dell'ingegnere di mixaggio londinese Zab Spencer che ha incontrato su un set cinematografico a Los Angeles. Perché Romina è anche una truccatrice per cinema e tv. Il suo inglese è pressoché perfetto per un semplice motivo: nelle sue vene scorre sangue nativo americano, tedesco, ungherese e canadese e ha vissuto parte dell’infanzia a cavallo tra gli USA e Lugano. Nel 2018, la svolta: partecipa allo Schedler Music Summit, un campo annuale internazionale di songwriting organizzato dalla casa editrice musicale Schedler Music dove il suo particolare timbro vocale si è distinto tra più di cinquanta autori SUISA. Lì ha incontrato molti grandi artisti e cantautori, tra cui Tobias Granbacka, un cantautore con sede a Stoccolma, in Svezia. Nell'agosto 2018 ha pubblicato Somebody Loves You, scritto con Tobias e No Honey, prodotto dal produttore svizzero Mammut Project. Alessio Arigoni
65 min
Il settimo appuntamento con gli showcase all’aperto di Rete Tre, tredicesimo evento del cartellone di MusicaViva, è con uno dei più amati rappresentati del folk contemporaneo della Svizzera italiana, un musicista che con il nuovo disco ha voluto rinnovare profondamente la sua immagine. Ecco perché lo abbiamo voluto nel nostro e vostro club musicale. Lo abbiamo visto e soprattutto sentito esordire a fianco dei Vad Vuc da giovanissimo violinista. L'evento però che più di altri lo ha portato a fare della musica il suo lavoro è l’Eurovision song contest del 2014 a Copenhagen dove Sebalter è stato il rappresentante della Svizzera. Un evento che lo ha fatto entrare nelle classifiche di più di 20 nazioni e avere diversi milioni di visualizzazioni su Youtube e Spotify. Ha suonato in più di 500 concerti in Svizzera e in parte dell’Europa, con tappe pure in Africa e Brasile. Lo abbiamo visto anche in concerto nel 2019 con l'Orchestra della Svizzera Italiana al LAC di Lugano dove ha rivisitato tutti i suoi brani in chiave sinfonica. Ora siamo al terzo disco, Gente Simpatica, un lavoro dallo stile completamente nuovo che lo vede cantare anche in italiano e introdurre suoni più elettronici e moderni, pur lasciando correre sullo sfondo un lontano riverbero folk. Un’evoluzione che lo ha spinto fuori dalla sua “comfort zone” e che risponde al suo bisogno di percorrere altre strade compositive, sia nei suoni che nelle liriche.
68 min
Mauro Garbani voce, organetti, chitarra, mandolino Esther Rietschin voce, sax contralto e soprano, fisarmonica cromatica, flauti e percussioni Mattia Mirenda voce, chitarra, organetti Il Live di Reteduecinque di martedì 4 agosto, offerto nell’ambito delle proposte RSI di MusicaViva ci porta nell’universo del patrimonio musicale del folclore subalpino con il Vent Negru Trio, formazione impegnata dal 1991 nel recupero del ricco patrimonio di canti e musiche popolari del Sud delle Alpi, giunti fino a noi per trasmissione orale o attraverso gli scritti dei primi raccoglitori. I tre polistrumentisti che lo formano, Mauro Garbani, Esther Rietschin e Mattia Mirenda, sempre impegnati a creare nuovi arrangiamenti o nuove composizioni suggeriti dagli stimoli della cultura musicale del nostro tempo, si sono posti l’obiettivo di contribuire a riconoscere il senso e il valore della nostra cultura popolare. Un’occasione per scoprire il loro percorso passato, presente e futuro al microfono di Olivier Bosia. Mauro Garbani (1959*) Artigiano e artista, proviene da una famiglia contadina onsernonese. Studia musica da autodidatta, in seguito frequenta l'Accademia di Musica (ora Conservatorio) e la Scuola di Musica Moderna a Lugano. Appassionato ricercatore di musica etnica dell‘arco alpino è fra i fondatori del gruppo Mea d‘Ora (1983-1991) e si impegna soprattutto nella riscoperta e nella reintroduzione in Ticino dell‘organetto diatonico, antenato della fisarmonica. Con questo strumento, oltre che a interpretare il repertorio tradizionale, cerca nuovi mezzi espressivi attraverso vari stili musicali, la composizione e l‘attività didattica. Nel 1989 nasce con la sua direzione (più tardi insieme a Esther Rietschin) il Coro femminile di Maggia. Dal 1990 al 1994 collabora come attore e musicista presso la Compagnia Teatro Paravento a Locarno dove conosce Esther Rietschin: il loro incontro dà vita a Vent Negru. Dal 1993 collabora con Vincenzo Caglioti nel duo di organetti "Ghamdanà" e dal 2014 con Giordano Bisi-Giottonini nel duo di organetti "Aria Fina". La passione per l'organetto lo spinge a frequentare, nel 2005, i corsi di riparazione e accordatura di fisarmoniche a Le Mans (ITEMM - Institut Téchnologique Européen des Métiers de la Musique). Esther Rietschin (1953*) Originaria di Basilea, segue come ragazza e adolescente una tradizione basilese: impara a suonare l'ottavino basilese e diventa pifferaia al Carnevale di Basilea. Durante il periodo scolastico coltiva numerosi interessi: suona pianoforte, organo, chitarra, canta e balla. Frequenta l’École Jacques Lecoq a Parigi e in seguito si forma come insegnante di educazione musicale presso la Musik Akademie di Basilea. Frequenta poi la Scuola Teatro Dimitri a Verscio, collaborando anche all‘omonima Compagnia (1983-1986). Come artista indipendente ha curato coreografie e musiche in varie produzioni teatrali in Svizzera e in Germania. Oltre all'attività artistica, si dedica all' insegnamento della musica. Assistendo a uno degli ultimi concerti della Mea d'Ora (1991), Esther rimane profondamente toccata da questa musica a lei sconosciuta: da allora collabora con Mauro Garbani e partecipa con dedizione al mantenimento e alla divulgazione della preziosa tradizione musicale del Ticino, dando con i suoi arrangiamenti un contributo personale. Mattia Mirenda (1991*) Fisioterapista di formazione e musicista dilettante, di origini ticinesi e sanfratellane (Sicilia). Inizia ad approfondire la passione per la musica grazie alle lezioni che il maestro delle scuole elementari dedicava al racconto della storia del rock. Nel 2006 inizia a suonare la chitarra, frequentando per un breve periodo la SMUM di Lugano. Da lì in poi continua il suo percorso da autodidatta, spaziando tra vari generi musicali. Dal suo progetto folk-cantautorale Miré esce nel 2015 il primo CD "... realtà ?" (autoproduzione) . Parallelamente allo studio della musica approfondisce e coltiva la passione per le proprie radici culturali, legate in particolare all’ambito musicale. In gennaio 2016 si avvicina all’organetto diatonico e in marzo inizia a prendere lezioni da Mauro Garbani. Dall’autunno 2017 parte l’avventura con Vent Negru. Nella primavera del 2019 ha conseguito il Master in musicoterapia presso l’HMI (Helvetic Music Institute) a Bellinzona.
61 min
Il sesto appuntamento con i concerti in salsa tropicale di Rete Tre, sotto il cappello di "MusicaViva" è con la band che più di tutte si è data da fare durante il lockdown per portare la musica in giro per la Svizzera italiana. Lo hanno fatto suonando “a domicilio” con le loro serenate Power Folk. Non potevano mancare nel nostro cartellone musicale. Loro sono Luca Imperiali e Andrea Zinzi, sono partiti nel 2012 dal Mendrisiotto e in breve tempo con il loro “power folk” dal sapore blues fatto con cuore e perizia hanno conquistato Ticino e Moesano e anche parte della Svizzera interna. All’attivo hanno più di 300 concerti e sono riusciti anche a calpestare palchi prestigiosi come il St.Gallen Openair, Rock’Oz’Arènes, Moon&Stars, Bern Buskers Festival e il Cavea Festival. Sono stati in giro anche in Germania in tour di spalla ai Prime Circle e all’inizio del 2020 hanno spinto i loro freschi suoni anche oltre oceano spiccando letteralmente il volo verso l'America Latina da Barcellona dove hanno suonato due sere di fila alla storica Sala Apolo in apertura della band No Te Va Gustar. Ne è seguito un emozionante tour che li ha visti esibirsi in Colombia, a Bogotà, Pereira e Medellin e successivamente a Città del Messico. Appena tornati dalle “Americhe” hanno dovuto subito fare i conti con il lockdown, ma i ragazzi non si sono dati per vinti e si sono reinventati le buone e vecchie serenate sotto al balcone con chitarra, armonica e cajon e le distanze dovute, ovviamente. Dopo aver inciso due album, Make it Plain (2013) e Side Street (2016), i Make Plain stanno lavorando ad un terzo lavoro in studio, di cui il primo singolo è già stato pubblicato con il titolo “Leaf” ed altri singoli sono in arrivo. Sicuramente i ragazzi ce ne faranno sentire alcuni durante lo showcase. Sarà una festa nazionale col ritmo e la musica giusta. Goditela alla radio o guarda lo streaming video su rsi.ch/eventi.
72 min
Il quinto appuntamento con i concerti in salsa tropicale di Rete Tre, sotto il cappello di "MusicaViva", è con una strepitosa band pop rock di Thun, Canton Berna. I due romani in questione sono Samuele e Mattia che, figli di padre italiano e madre svizzera, in età adolescenziale si sono trasferiti in territorio elvetico dalla “città eterna”. L’idea primordiale dei Two Romans si forma in Australia nel 2011 durante il soggiorno di un anno di Samuele (cantava in un musical) durante il quale comincia a scrivere moltissime canzoni, ne scrive un centinaio. Ma la band nasce ufficialmente nel 2015 quando i due fratelli coinvolgono altri quattro musicisti, perché una band rock che si rispetti deve avere, due voci, almeno tre chitarre, un basso e una batteria. O no? Tra il 2015 e il 2017 i ragazzi pubblicano una serie di EP autoprodotti che li portano a suonare anche in festival prestigiosi come il Gurten Festival, il Montreux Jazz Festival, il Taubertal Festival. Il 24 aprile 2020 The Two Romans hanno pubblicato il primo album, Everything Now, una raccolta di dodici canzoni pop-rock scritte in giro per l’Europa, a Roma, Berlino, Londra e in Svizzera. Un disco di fresco ed energico pop rock creato in due anni di lavoro e l’eccezionale collaborazione del produttore inglese Julian Emery (Ha lavorato con: McFly, Nothing But Thieves, Jack Savoretti, Simple Plan) e soprattutto del produttore australiano Adrian Breakspear (Ha lavorato con: Gang of Youths, Boy and Bear, Delta Goodrem, Ricky Martin e Pharrell). Samuele e Mattia sono anche gli ideatori dello Swiss Sofa festival, un evento musicale nato durante il lockdown e che ha avuto una grande eco mediatica in Svizzera interna. Per tre sere a settimana cinque artisti suonavano live su Instagram direttamente dal divano di casa loro.Un’ottima premessa per un concerto da gustare a tutto volume alla radio e in video streaming su rsi.ch/eventi.
71 min
Il secondo appuntamento promosso da Rete Uno della rassegna “MusicaViva” della RSI, condotto da Gian Luca Verga, presenta un musicista davvero intrigante e sorprendente per biografia, interessi, passioni e soprattutto qualità delle proprie composizioni. Lo studio della chitarra classica e del pianoforte al conservatorio, la passione per l’organetto, il jazz e la canzone d’autore, il rock demenziale e la musica indiana, la direzione corale, la composizione strumentale e, infine, la composizione di canzoni. Non c’è che dire: Marco Belcastro ha frequentato molteplici ambiti musicali, collaborando con artisti di estrazione e linguaggi diversi e sperimentando al contempo soluzioni sempre più personali per esprimere la sua creatività e dare linfa alla propria ricerca. Davvero ampia e trasversale e difficile da raccontare in una manciata di righe. Una parte significativa è confluita, ad esempio, nell’ottimo e più recente album “Siamo passati di lì”, davvero generoso di grandi canzoni. Una ricerca artistica, una poetica personale che in sintesi Marco Belcastro, propone martedì 28 luglio, dalle 20, in diretta su Rete Uno e in video streaming.
58 min
Il quarto appuntamento con i concerti in salsa tropicale di Rete Tre, sotto il cappello di "MusicaViva", è con una band che da sempre è nel palinsesto musicale della RSI e da vent’anni nei cuori di moltissimi abitanti della Svizzera italiana. Se c’è una band che rappresenta ottimamente il nostro territorio, ma che ha pagato caro il blocco dei concerti e delle attività culturali, è questa. Infatti, i musicisti momò avevano previsto a marzo 2020 una serie di concerti al Teatro Sociale di Bellinzona dove avrebbero ripercorso la loro storia con gli ex musicisti della prima epoca e altri amici, ma non si è fatto nulla. L’evento è comunque spostato al 25 e 26 settembre. Siamo felici di proporvi la loro musica che è sempre una grande festa popolare anche se la preparazione dei ragazzi è meticolosa e precisa, sono otto pazzi scatenati, ma hanno musicalmente le idee molto in chiaro. Le musiche e i testi dei Vad Vuc sono delle montagne russe di emozioni. Prima ti trovi in un pub irlandese a ballare e cantare e il momento dopo sei in una baita di montagna a rimembrare sul senso della vita. Partiti vent’anni fa da un piccolo pub in mezzo allo scalo ferroviario di Chiasso, hanno iniziato a calcare i palchi di osterie, grotti, teatri, open-air, festival e a girare in lungo in largo la Svizzera e l'Italia con addirittura qualche puntata in Germania e Francia. Hanno registrato dieci dischi e il prossimo è dietro l'angolo. In questo periodo di "confinamento" hanno scritto parecchio e stanno registrando una serie di nuove canzoni (spesso in piena autoproduzione). Hanno quindi deciso di regalarci un concerto super esclusivo con alcune delle loro nuovissime canzoni e i loro classici in chiave semi acustica.
68 min
Il terzo appuntamento del Tropical Club di Rete Tre nel colorato giardino della Radio a Lugano Besso, all’interno del format RSI MusicaViva, è con Andrea Bignasca. Cantante del luganese, polistrumentista molto apprezzato dentro e fuori i confini nazionali, Andrea ha portato la sua calda e graffiante voce e il suo songwriting rock-blues su numerosi palchi importanti come il Montreux Jazz Festival, l’Estival Jazz di Lugano o, come supporto, a Gregory Porter, Morcheeba e Everlast, tra gli altri. In meno di dieci anni, prima in una band e poi da solista, ha dimostrato una crescita compositiva e una maturazione vocale senza eguali nel sud della Svizzera. Nel settembre 2018 ha pubblicato “Murder”, il suo secondo disco che è uno spettacolo di emozioni fluttuanti, tra struggenti ballate e vigorose esplosioni rock. Ha recentemente pubblicato alcuni nuovi singoli, già in hot rotation alla nostra radio, che preannunciano un disco nuovo a fine 2020. Testo: Alessio Arigoni
65 min
Alessandra Doninelli violoncello Dominic Chamot pianoforte Sul palco dell’Auditorio Stelio Molo, hanno suonato live e si sono raccontati al microfono di Giuseppe Clericetti, Alessandra Doninelli e Dominic Chamot portando le note della celebre e apprezzatissima Sonata per violoncello e pianoforte op.38 di Johannes Brahms. La prima delle due Sonate che il compositore consacrò a questi due strumenti e che scrisse nell’arco di più anni, dedicandola all’amico e violoncellista dilettante Josef Gänsbacher, pone i due strumenti in rapporto paritetico e presenta numerosi omaggi retrospettivi ai contrappunti dell’Arte della fuga di Bach e all’epoca classica. A inaugurare questo ulteriore appuntamento di MusicaViva è stata però la popolare e suadente melodia dell’aria “Mon coeur s’ouvre à ta voix” dall’opera Samson et Dalila di Camille Saint-Saëns, proposta nell’arrangiamento per violoncello e pianoforte.
59 min
Secondo appuntamento del Tropical Club di Rete Tre, all'interno della rassegna MusicaViva una delle più talentuose e belle voci della Svizzera italiana, Charlie Roe e la sua band! Per Charlie Roe la musica è sempre stata presente nella sua vita già dall’infanzia come irresistibile impulso a cantare per gioco all’inizio per pura passione in seguito. Il suo primo EP "Pomegrenades Attack" del 2013 è un lavoro ispirato e ricco di piacevoli attimi emozionali, da esso scaturiscono i singoli più conosciuti "Mr.Dead" e "Ukulele Song". Tra i numerosi concerti in Ticino e nella Confederazione l’abbiamo vista anche come finalista a The Voice Switzerland 2014, alla finale di MyCokeMusicSoundcheck Svizzera, all’Eurovision Song Contest del 2016 e nella versione elvetica della canzone dei Mondiali del 2018. In questo esclusivissimo showcase semi acustico “en plain air” ci presenterà i suoi classici ma anche alcune sue nuovissime canzoni facendosi accompagnare da musicisti d’esperienza come, Mattia Mantello, David Cuomo e Simone Poncioni.
65 min
Il primo tropicalissimo appuntamento di Rete Tre per la rassegna MusicaViva è stato venerdì 26 giugno con Elias Bertini. Apprezzato cantautore e polistrumentista losonese, ha maturato parte del suo talento a Londra e ha forgiato le sue doti chitarristiche e canore da giovane nella band di rock alternativo “Zero in On” con il quale ha registrato tre album e un EP acustico. Nel 2014 volta pagina e nell’ambito della sua carriera da solista contamina la sua musica con eleganti sonorità pop, funk, elettro, suoni etnici e una buona dose di introspezione. Torna ai microfoni di Rete Tre con una nuova formazione per condividere la sua avventura artistica ricca di atmosfere emozionali.
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Il volume «Poeti per Vincenzo Vela» è, prima di tutto, un omaggio a Vela, artista sensibile, cittadino appassionato e generoso. Ma la raccolta poetica, pubblicata dal Museo e dalle Edizioni Casagrande per il Bicentenario, è anche una sorta di verifica, di «prova di riscontro», come scrive Gianna Mina nella premessa al volume. Un tastare il polso ai poeti del nostro tempo, per scoprire se in loro echeggia ancora «il campo del sentimento, dell'espressione, della verità» che ha guidato Vela in tutta la sua vita e la sua opera. In 32 hanno risposto alla sfida: una rispondenza straordinaria, che ha mobilitato più generazioni di scrittori e scrittrici del territorio, da Pusterla a Isella, da Grignola a Ruchat, da Nessi a Ketty Fusco, fino a Yari Bernasconi, Laura Di Corcia e Marko Miladinovic, tra gli altri. "Di fronte a Vincenzo Vela gli scrittori coinvolti hanno reagito in modo diverso. Alcuni hanno scelto di parlare dell'uomo, altri delle sue opere. (...) A conferma che di un'opera d'arte (di qualsiasi arte) è difficile impadronirsi per intero, e in questo forse l'arte somiglia alla vita", scrive Flavio Medici nella sua introduzione.Con generosità e parecchio talento, gli scrittori hanno dedicato i loro testi a Vela, uomo e artista, «ai dolori del suo e nostro tempo, alle costanti cruciali di ogni epoca storica, ai quesiti interiori e sociali che le opere selezionate rivelano o, il più delle volte, celano». Ne risulta un volumetto agile ma denso, arricchito dalle immagini del fotografo Mauro Zeni che riproducono le opere principali dello scultore, quelle a cui si sono ispirati i poeti in antologia.
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Il volume «Poeti per Vincenzo Vela» è, prima di tutto, un omaggio a Vela, artista sensibile, cittadino appassionato e generoso. Ma la raccolta poetica, pubblicata dal Museo e dalle Edizioni Casagrande per il Bicentenario, è anche una sorta di verifica, di «prova di riscontro», come scrive Gianna Mina nella premessa al volume. Un tastare il polso ai poeti del nostro tempo, per scoprire se in loro echeggia ancora «il campo del sentimento, dell'espressione, della verità» che ha guidato Vela in tutta la sua vita e la sua opera. In 32 hanno risposto alla sfida: una rispondenza straordinaria, che ha mobilitato più generazioni di scrittori e scrittrici del territorio, da Pusterla a Isella, da Grignola a Ruchat, da Nessi a Ketty Fusco, fino a Yari Bernasconi, Laura Di Corcia e Marko Miladinovic, tra gli altri. "Di fronte a Vincenzo Vela gli scrittori coinvolti hanno reagito in modo diverso. Alcuni hanno scelto di parlare dell'uomo, altri delle sue opere. (...) A conferma che di un'opera d'arte (di qualsiasi arte) è difficile impadronirsi per intero, e in questo forse l'arte somiglia alla vita", scrive Flavio Medici nella sua introduzione.Con generosità e parecchio talento, gli scrittori hanno dedicato i loro testi a Vela, uomo e artista, «ai dolori del suo e nostro tempo, alle costanti cruciali di ogni epoca storica, ai quesiti interiori e sociali che le opere selezionate rivelano o, il più delle volte, celano». Ne risulta un volumetto agile ma denso, arricchito dalle immagini del fotografo Mauro Zeni che riproducono le opere principali dello scultore, quelle a cui si sono ispirati i poeti in antologia.
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Il volume «Poeti per Vincenzo Vela» è, prima di tutto, un omaggio a Vela, artista sensibile, cittadino appassionato e generoso. Ma la raccolta poetica, pubblicata dal Museo e dalle Edizioni Casagrande per il Bicentenario, è anche una sorta di verifica, di «prova di riscontro», come scrive Gianna Mina nella premessa al volume. Un tastare il polso ai poeti del nostro tempo, per scoprire se in loro echeggia ancora «il campo del sentimento, dell'espressione, della verità» che ha guidato Vela in tutta la sua vita e la sua opera. In 32 hanno risposto alla sfida: una rispondenza straordinaria, che ha mobilitato più generazioni di scrittori e scrittrici del territorio, da Pusterla a Isella, da Grignola a Ruchat, da Nessi a Ketty Fusco, fino a Yari Bernasconi, Laura Di Corcia e Marko Miladinovic, tra gli altri. "Di fronte a Vincenzo Vela gli scrittori coinvolti hanno reagito in modo diverso. Alcuni hanno scelto di parlare dell'uomo, altri delle sue opere. (...) A conferma che di un'opera d'arte (di qualsiasi arte) è difficile impadronirsi per intero, e in questo forse l'arte somiglia alla vita", scrive Flavio Medici nella sua introduzione.Con generosità e parecchio talento, gli scrittori hanno dedicato i loro testi a Vela, uomo e artista, «ai dolori del suo e nostro tempo, alle costanti cruciali di ogni epoca storica, ai quesiti interiori e sociali che le opere selezionate rivelano o, il più delle volte, celano». Ne risulta un volumetto agile ma denso, arricchito dalle immagini del fotografo Mauro Zeni che riproducono le opere principali dello scultore, quelle a cui si sono ispirati i poeti in antologia.
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Il volume «Poeti per Vincenzo Vela» è, prima di tutto, un omaggio a Vela, artista sensibile, cittadino appassionato e generoso. Ma la raccolta poetica, pubblicata dal Museo e dalle Edizioni Casagrande per il Bicentenario, è anche una sorta di verifica, di «prova di riscontro», come scrive Gianna Mina nella premessa al volume. Un tastare il polso ai poeti del nostro tempo, per scoprire se in loro echeggia ancora «il campo del sentimento, dell'espressione, della verità» che ha guidato Vela in tutta la sua vita e la sua opera. In 32 hanno risposto alla sfida: una rispondenza straordinaria, che ha mobilitato più generazioni di scrittori e scrittrici del territorio, da Pusterla a Isella, da Grignola a Ruchat, da Nessi a Ketty Fusco, fino a Yari Bernasconi, Laura Di Corcia e Marko Miladinovic, tra gli altri. "Di fronte a Vincenzo Vela gli scrittori coinvolti hanno reagito in modo diverso. Alcuni hanno scelto di parlare dell'uomo, altri delle sue opere. (...) A conferma che di un'opera d'arte (di qualsiasi arte) è difficile impadronirsi per intero, e in questo forse l'arte somiglia alla vita", scrive Flavio Medici nella sua introduzione.Con generosità e parecchio talento, gli scrittori hanno dedicato i loro testi a Vela, uomo e artista, «ai dolori del suo e nostro tempo, alle costanti cruciali di ogni epoca storica, ai quesiti interiori e sociali che le opere selezionate rivelano o, il più delle volte, celano». Ne risulta un volumetto agile ma denso, arricchito dalle immagini del fotografo Mauro Zeni che riproducono le opere principali dello scultore, quelle a cui si sono ispirati i poeti in antologia.
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Il volume «Poeti per Vincenzo Vela» è, prima di tutto, un omaggio a Vela, artista sensibile, cittadino appassionato e generoso. Ma la raccolta poetica, pubblicata dal Museo e dalle Edizioni Casagrande per il Bicentenario, è anche una sorta di verifica, di «prova di riscontro», come scrive Gianna Mina nella premessa al volume. Un tastare il polso ai poeti del nostro tempo, per scoprire se in loro echeggia ancora «il campo del sentimento, dell'espressione, della verità» che ha guidato Vela in tutta la sua vita e la sua opera. In 32 hanno risposto alla sfida: una rispondenza straordinaria, che ha mobilitato più generazioni di scrittori e scrittrici del territorio, da Pusterla a Isella, da Grignola a Ruchat, da Nessi a Ketty Fusco, fino a Yari Bernasconi, Laura Di Corcia e Marko Miladinovic, tra gli altri. "Di fronte a Vincenzo Vela gli scrittori coinvolti hanno reagito in modo diverso. Alcuni hanno scelto di parlare dell'uomo, altri delle sue opere. (...) A conferma che di un'opera d'arte (di qualsiasi arte) è difficile impadronirsi per intero, e in questo forse l'arte somiglia alla vita", scrive Flavio Medici nella sua introduzione.Con generosità e parecchio talento, gli scrittori hanno dedicato i loro testi a Vela, uomo e artista, «ai dolori del suo e nostro tempo, alle costanti cruciali di ogni epoca storica, ai quesiti interiori e sociali che le opere selezionate rivelano o, il più delle volte, celano». Ne risulta un volumetto agile ma denso, arricchito dalle immagini del fotografo Mauro Zeni che riproducono le opere principali dello scultore, quelle a cui si sono ispirati i poeti in antologia.
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Il volume «Poeti per Vincenzo Vela» è, prima di tutto, un omaggio a Vela, artista sensibile, cittadino appassionato e generoso. Ma la raccolta poetica, pubblicata dal Museo e dalle Edizioni Casagrande per il Bicentenario, è anche una sorta di verifica, di «prova di riscontro», come scrive Gianna Mina nella premessa al volume. Un tastare il polso ai poeti del nostro tempo, per scoprire se in loro echeggia ancora «il campo del sentimento, dell'espressione, della verità» che ha guidato Vela in tutta la sua vita e la sua opera. In 32 hanno risposto alla sfida: una rispondenza straordinaria, che ha mobilitato più generazioni di scrittori e scrittrici del territorio, da Pusterla a Isella, da Grignola a Ruchat, da Nessi a Ketty Fusco, fino a Yari Bernasconi, Laura Di Corcia e Marko Miladinovic, tra gli altri. "Di fronte a Vincenzo Vela gli scrittori coinvolti hanno reagito in modo diverso. Alcuni hanno scelto di parlare dell'uomo, altri delle sue opere. (...) A conferma che di un'opera d'arte (di qualsiasi arte) è difficile impadronirsi per intero, e in questo forse l'arte somiglia alla vita", scrive Flavio Medici nella sua introduzione.Con generosità e parecchio talento, gli scrittori hanno dedicato i loro testi a Vela, uomo e artista, «ai dolori del suo e nostro tempo, alle costanti cruciali di ogni epoca storica, ai quesiti interiori e sociali che le opere selezionate rivelano o, il più delle volte, celano». Ne risulta un volumetto agile ma denso, arricchito dalle immagini del fotografo Mauro Zeni che riproducono le opere principali dello scultore, quelle a cui si sono ispirati i poeti in antologia.
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Il volume «Poeti per Vincenzo Vela» è, prima di tutto, un omaggio a Vela, artista sensibile, cittadino appassionato e generoso. Ma la raccolta poetica, pubblicata dal Museo e dalle Edizioni Casagrande per il Bicentenario, è anche una sorta di verifica, di «prova di riscontro», come scrive Gianna Mina nella premessa al volume. Un tastare il polso ai poeti del nostro tempo, per scoprire se in loro echeggia ancora «il campo del sentimento, dell'espressione, della verità» che ha guidato Vela in tutta la sua vita e la sua opera. In 32 hanno risposto alla sfida: una rispondenza straordinaria, che ha mobilitato più generazioni di scrittori e scrittrici del territorio, da Pusterla a Isella, da Grignola a Ruchat, da Nessi a Ketty Fusco, fino a Yari Bernasconi, Laura Di Corcia e Marko Miladinovic, tra gli altri. "Di fronte a Vincenzo Vela gli scrittori coinvolti hanno reagito in modo diverso. Alcuni hanno scelto di parlare dell'uomo, altri delle sue opere. (...) A conferma che di un'opera d'arte (di qualsiasi arte) è difficile impadronirsi per intero, e in questo forse l'arte somiglia alla vita", scrive Flavio Medici nella sua introduzione.Con generosità e parecchio talento, gli scrittori hanno dedicato i loro testi a Vela, uomo e artista, «ai dolori del suo e nostro tempo, alle costanti cruciali di ogni epoca storica, ai quesiti interiori e sociali che le opere selezionate rivelano o, il più delle volte, celano». Ne risulta un volumetto agile ma denso, arricchito dalle immagini del fotografo Mauro Zeni che riproducono le opere principali dello scultore, quelle a cui si sono ispirati i poeti in antologia.
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Il volume «Poeti per Vincenzo Vela» è, prima di tutto, un omaggio a Vela, artista sensibile, cittadino appassionato e generoso. Ma la raccolta poetica, pubblicata dal Museo e dalle Edizioni Casagrande per il Bicentenario, è anche una sorta di verifica, di «prova di riscontro», come scrive Gianna Mina nella premessa al volume. Un tastare il polso ai poeti del nostro tempo, per scoprire se in loro echeggia ancora «il campo del sentimento, dell'espressione, della verità» che ha guidato Vela in tutta la sua vita e la sua opera. In 32 hanno risposto alla sfida: una rispondenza straordinaria, che ha mobilitato più generazioni di scrittori e scrittrici del territorio, da Pusterla a Isella, da Grignola a Ruchat, da Nessi a Ketty Fusco, fino a Yari Bernasconi, Laura Di Corcia e Marko Miladinovic, tra gli altri. "Di fronte a Vincenzo Vela gli scrittori coinvolti hanno reagito in modo diverso. Alcuni hanno scelto di parlare dell'uomo, altri delle sue opere. (...) A conferma che di un'opera d'arte (di qualsiasi arte) è difficile impadronirsi per intero, e in questo forse l'arte somiglia alla vita", scrive Flavio Medici nella sua introduzione.Con generosità e parecchio talento, gli scrittori hanno dedicato i loro testi a Vela, uomo e artista, «ai dolori del suo e nostro tempo, alle costanti cruciali di ogni epoca storica, ai quesiti interiori e sociali che le opere selezionate rivelano o, il più delle volte, celano». Ne risulta un volumetto agile ma denso, arricchito dalle immagini del fotografo Mauro Zeni che riproducono le opere principali dello scultore, quelle a cui si sono ispirati i poeti in antologia.
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Il volume «Poeti per Vincenzo Vela» è, prima di tutto, un omaggio a Vela, artista sensibile, cittadino appassionato e generoso. Ma la raccolta poetica, pubblicata dal Museo e dalle Edizioni Casagrande per il Bicentenario, è anche una sorta di verifica, di «prova di riscontro», come scrive Gianna Mina nella premessa al volume. Un tastare il polso ai poeti del nostro tempo, per scoprire se in loro echeggia ancora «il campo del sentimento, dell'espressione, della verità» che ha guidato Vela in tutta la sua vita e la sua opera. In 32 hanno risposto alla sfida: una rispondenza straordinaria, che ha mobilitato più generazioni di scrittori e scrittrici del territorio, da Pusterla a Isella, da Grignola a Ruchat, da Nessi a Ketty Fusco, fino a Yari Bernasconi, Laura Di Corcia e Marko Miladinovic, tra gli altri. "Di fronte a Vincenzo Vela gli scrittori coinvolti hanno reagito in modo diverso. Alcuni hanno scelto di parlare dell'uomo, altri delle sue opere. (...) A conferma che di un'opera d'arte (di qualsiasi arte) è difficile impadronirsi per intero, e in questo forse l'arte somiglia alla vita", scrive Flavio Medici nella sua introduzione.Con generosità e parecchio talento, gli scrittori hanno dedicato i loro testi a Vela, uomo e artista, «ai dolori del suo e nostro tempo, alle costanti cruciali di ogni epoca storica, ai quesiti interiori e sociali che le opere selezionate rivelano o, il più delle volte, celano». Ne risulta un volumetto agile ma denso, arricchito dalle immagini del fotografo Mauro Zeni che riproducono le opere principali dello scultore, quelle a cui si sono ispirati i poeti in antologia.
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Il volume «Poeti per Vincenzo Vela» è, prima di tutto, un omaggio a Vela, artista sensibile, cittadino appassionato e generoso. Ma la raccolta poetica, pubblicata dal Museo e dalle Edizioni Casagrande per il Bicentenario, è anche una sorta di verifica, di «prova di riscontro», come scrive Gianna Mina nella premessa al volume. Un tastare il polso ai poeti del nostro tempo, per scoprire se in loro echeggia ancora «il campo del sentimento, dell'espressione, della verità» che ha guidato Vela in tutta la sua vita e la sua opera. In 32 hanno risposto alla sfida: una rispondenza straordinaria, che ha mobilitato più generazioni di scrittori e scrittrici del territorio, da Pusterla a Isella, da Grignola a Ruchat, da Nessi a Ketty Fusco, fino a Yari Bernasconi, Laura Di Corcia e Marko Miladinovic, tra gli altri. "Di fronte a Vincenzo Vela gli scrittori coinvolti hanno reagito in modo diverso. Alcuni hanno scelto di parlare dell'uomo, altri delle sue opere. (...) A conferma che di un'opera d'arte (di qualsiasi arte) è difficile impadronirsi per intero, e in questo forse l'arte somiglia alla vita", scrive Flavio Medici nella sua introduzione.Con generosità e parecchio talento, gli scrittori hanno dedicato i loro testi a Vela, uomo e artista, «ai dolori del suo e nostro tempo, alle costanti cruciali di ogni epoca storica, ai quesiti interiori e sociali che le opere selezionate rivelano o, il più delle volte, celano». Ne risulta un volumetto agile ma denso, arricchito dalle immagini del fotografo Mauro Zeni che riproducono le opere principali dello scultore, quelle a cui si sono ispirati i poeti in antologia.
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Il volume «Poeti per Vincenzo Vela» è, prima di tutto, un omaggio a Vela, artista sensibile, cittadino appassionato e generoso. Ma la raccolta poetica, pubblicata dal Museo e dalle Edizioni Casagrande per il Bicentenario, è anche una sorta di verifica, di «prova di riscontro», come scrive Gianna Mina nella premessa al volume. Un tastare il polso ai poeti del nostro tempo, per scoprire se in loro echeggia ancora «il campo del sentimento, dell'espressione, della verità» che ha guidato Vela in tutta la sua vita e la sua opera. In 32 hanno risposto alla sfida: una rispondenza straordinaria, che ha mobilitato più generazioni di scrittori e scrittrici del territorio, da Pusterla a Isella, da Grignola a Ruchat, da Nessi a Ketty Fusco, fino a Yari Bernasconi, Laura Di Corcia e Marko Miladinovic, tra gli altri. "Di fronte a Vincenzo Vela gli scrittori coinvolti hanno reagito in modo diverso. Alcuni hanno scelto di parlare dell'uomo, altri delle sue opere. (...) A conferma che di un'opera d'arte (di qualsiasi arte) è difficile impadronirsi per intero, e in questo forse l'arte somiglia alla vita", scrive Flavio Medici nella sua introduzione.Con generosità e parecchio talento, gli scrittori hanno dedicato i loro testi a Vela, uomo e artista, «ai dolori del suo e nostro tempo, alle costanti cruciali di ogni epoca storica, ai quesiti interiori e sociali che le opere selezionate rivelano o, il più delle volte, celano». Ne risulta un volumetto agile ma denso, arricchito dalle immagini del fotografo Mauro Zeni che riproducono le opere principali dello scultore, quelle a cui si sono ispirati i poeti in antologia.
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Il volume «Poeti per Vincenzo Vela» è, prima di tutto, un omaggio a Vela, artista sensibile, cittadino appassionato e generoso. Ma la raccolta poetica, pubblicata dal Museo e dalle Edizioni Casagrande per il Bicentenario, è anche una sorta di verifica, di «prova di riscontro», come scrive Gianna Mina nella premessa al volume. Un tastare il polso ai poeti del nostro tempo, per scoprire se in loro echeggia ancora «il campo del sentimento, dell'espressione, della verità» che ha guidato Vela in tutta la sua vita e la sua opera. In 32 hanno risposto alla sfida: una rispondenza straordinaria, che ha mobilitato più generazioni di scrittori e scrittrici del territorio, da Pusterla a Isella, da Grignola a Ruchat, da Nessi a Ketty Fusco, fino a Yari Bernasconi, Laura Di Corcia e Marko Miladinovic, tra gli altri. "Di fronte a Vincenzo Vela gli scrittori coinvolti hanno reagito in modo diverso. Alcuni hanno scelto di parlare dell'uomo, altri delle sue opere. (...) A conferma che di un'opera d'arte (di qualsiasi arte) è difficile impadronirsi per intero, e in questo forse l'arte somiglia alla vita", scrive Flavio Medici nella sua introduzione.Con generosità e parecchio talento, gli scrittori hanno dedicato i loro testi a Vela, uomo e artista, «ai dolori del suo e nostro tempo, alle costanti cruciali di ogni epoca storica, ai quesiti interiori e sociali che le opere selezionate rivelano o, il più delle volte, celano». Ne risulta un volumetto agile ma denso, arricchito dalle immagini del fotografo Mauro Zeni che riproducono le opere principali dello scultore, quelle a cui si sono ispirati i poeti in antologia.
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Il volume «Poeti per Vincenzo Vela» è, prima di tutto, un omaggio a Vela, artista sensibile, cittadino appassionato e generoso. Ma la raccolta poetica, pubblicata dal Museo e dalle Edizioni Casagrande per il Bicentenario, è anche una sorta di verifica, di «prova di riscontro», come scrive Gianna Mina nella premessa al volume. Un tastare il polso ai poeti del nostro tempo, per scoprire se in loro echeggia ancora «il campo del sentimento, dell'espressione, della verità» che ha guidato Vela in tutta la sua vita e la sua opera. In 32 hanno risposto alla sfida: una rispondenza straordinaria, che ha mobilitato più generazioni di scrittori e scrittrici del territorio, da Pusterla a Isella, da Grignola a Ruchat, da Nessi a Ketty Fusco, fino a Yari Bernasconi, Laura Di Corcia e Marko Miladinovic, tra gli altri. "Di fronte a Vincenzo Vela gli scrittori coinvolti hanno reagito in modo diverso. Alcuni hanno scelto di parlare dell'uomo, altri delle sue opere. (...) A conferma che di un'opera d'arte (di qualsiasi arte) è difficile impadronirsi per intero, e in questo forse l'arte somiglia alla vita", scrive Flavio Medici nella sua introduzione.Con generosità e parecchio talento, gli scrittori hanno dedicato i loro testi a Vela, uomo e artista, «ai dolori del suo e nostro tempo, alle costanti cruciali di ogni epoca storica, ai quesiti interiori e sociali che le opere selezionate rivelano o, il più delle volte, celano». Ne risulta un volumetto agile ma denso, arricchito dalle immagini del fotografo Mauro Zeni che riproducono le opere principali dello scultore, quelle a cui si sono ispirati i poeti in antologia.
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Il volume «Poeti per Vincenzo Vela» è, prima di tutto, un omaggio a Vela, artista sensibile, cittadino appassionato e generoso. Ma la raccolta poetica, pubblicata dal Museo e dalle Edizioni Casagrande per il Bicentenario, è anche una sorta di verifica, di «prova di riscontro», come scrive Gianna Mina nella premessa al volume. Un tastare il polso ai poeti del nostro tempo, per scoprire se in loro echeggia ancora «il campo del sentimento, dell'espressione, della verità» che ha guidato Vela in tutta la sua vita e la sua opera. In 32 hanno risposto alla sfida: una rispondenza straordinaria, che ha mobilitato più generazioni di scrittori e scrittrici del territorio, da Pusterla a Isella, da Grignola a Ruchat, da Nessi a Ketty Fusco, fino a Yari Bernasconi, Laura Di Corcia e Marko Miladinovic, tra gli altri. "Di fronte a Vincenzo Vela gli scrittori coinvolti hanno reagito in modo diverso. Alcuni hanno scelto di parlare dell'uomo, altri delle sue opere. (...) A conferma che di un'opera d'arte (di qualsiasi arte) è difficile impadronirsi per intero, e in questo forse l'arte somiglia alla vita", scrive Flavio Medici nella sua introduzione.Con generosità e parecchio talento, gli scrittori hanno dedicato i loro testi a Vela, uomo e artista, «ai dolori del suo e nostro tempo, alle costanti cruciali di ogni epoca storica, ai quesiti interiori e sociali che le opere selezionate rivelano o, il più delle volte, celano». Ne risulta un volumetto agile ma denso, arricchito dalle immagini del fotografo Mauro Zeni che riproducono le opere principali dello scultore, quelle a cui si sono ispirati i poeti in antologia.
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Il volume «Poeti per Vincenzo Vela» è, prima di tutto, un omaggio a Vela, artista sensibile, cittadino appassionato e generoso. Ma la raccolta poetica, pubblicata dal Museo e dalle Edizioni Casagrande per il Bicentenario, è anche una sorta di verifica, di «prova di riscontro», come scrive Gianna Mina nella premessa al volume. Un tastare il polso ai poeti del nostro tempo, per scoprire se in loro echeggia ancora «il campo del sentimento, dell'espressione, della verità» che ha guidato Vela in tutta la sua vita e la sua opera. In 32 hanno risposto alla sfida: una rispondenza straordinaria, che ha mobilitato più generazioni di scrittori e scrittrici del territorio, da Pusterla a Isella, da Grignola a Ruchat, da Nessi a Ketty Fusco, fino a Yari Bernasconi, Laura Di Corcia e Marko Miladinovic, tra gli altri. "Di fronte a Vincenzo Vela gli scrittori coinvolti hanno reagito in modo diverso. Alcuni hanno scelto di parlare dell'uomo, altri delle sue opere. (...) A conferma che di un'opera d'arte (di qualsiasi arte) è difficile impadronirsi per intero, e in questo forse l'arte somiglia alla vita", scrive Flavio Medici nella sua introduzione.Con generosità e parecchio talento, gli scrittori hanno dedicato i loro testi a Vela, uomo e artista, «ai dolori del suo e nostro tempo, alle costanti cruciali di ogni epoca storica, ai quesiti interiori e sociali che le opere selezionate rivelano o, il più delle volte, celano». Ne risulta un volumetto agile ma denso, arricchito dalle immagini del fotografo Mauro Zeni che riproducono le opere principali dello scultore, quelle a cui si sono ispirati i poeti in antologia.
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Il volume «Poeti per Vincenzo Vela» è, prima di tutto, un omaggio a Vela, artista sensibile, cittadino appassionato e generoso. Ma la raccolta poetica, pubblicata dal Museo e dalle Edizioni Casagrande per il Bicentenario, è anche una sorta di verifica, di «prova di riscontro», come scrive Gianna Mina nella premessa al volume. Un tastare il polso ai poeti del nostro tempo, per scoprire se in loro echeggia ancora «il campo del sentimento, dell'espressione, della verità» che ha guidato Vela in tutta la sua vita e la sua opera. In 32 hanno risposto alla sfida: una rispondenza straordinaria, che ha mobilitato più generazioni di scrittori e scrittrici del territorio, da Pusterla a Isella, da Grignola a Ruchat, da Nessi a Ketty Fusco, fino a Yari Bernasconi, Laura Di Corcia e Marko Miladinovic, tra gli altri. "Di fronte a Vincenzo Vela gli scrittori coinvolti hanno reagito in modo diverso. Alcuni hanno scelto di parlare dell'uomo, altri delle sue opere. (...) A conferma che di un'opera d'arte (di qualsiasi arte) è difficile impadronirsi per intero, e in questo forse l'arte somiglia alla vita", scrive Flavio Medici nella sua introduzione.Con generosità e parecchio talento, gli scrittori hanno dedicato i loro testi a Vela, uomo e artista, «ai dolori del suo e nostro tempo, alle costanti cruciali di ogni epoca storica, ai quesiti interiori e sociali che le opere selezionate rivelano o, il più delle volte, celano». Ne risulta un volumetto agile ma denso, arricchito dalle immagini del fotografo Mauro Zeni che riproducono le opere principali dello scultore, quelle a cui si sono ispirati i poeti in antologia.
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Il volume «Poeti per Vincenzo Vela» è, prima di tutto, un omaggio a Vela, artista sensibile, cittadino appassionato e generoso. Ma la raccolta poetica, pubblicata dal Museo e dalle Edizioni Casagrande per il Bicentenario, è anche una sorta di verifica, di «prova di riscontro», come scrive Gianna Mina nella premessa al volume. Un tastare il polso ai poeti del nostro tempo, per scoprire se in loro echeggia ancora «il campo del sentimento, dell'espressione, della verità» che ha guidato Vela in tutta la sua vita e la sua opera. In 32 hanno risposto alla sfida: una rispondenza straordinaria, che ha mobilitato più generazioni di scrittori e scrittrici del territorio, da Pusterla a Isella, da Grignola a Ruchat, da Nessi a Ketty Fusco, fino a Yari Bernasconi, Laura Di Corcia e Marko Miladinovic, tra gli altri. "Di fronte a Vincenzo Vela gli scrittori coinvolti hanno reagito in modo diverso. Alcuni hanno scelto di parlare dell'uomo, altri delle sue opere. (...) A conferma che di un'opera d'arte (di qualsiasi arte) è difficile impadronirsi per intero, e in questo forse l'arte somiglia alla vita", scrive Flavio Medici nella sua introduzione.Con generosità e parecchio talento, gli scrittori hanno dedicato i loro testi a Vela, uomo e artista, «ai dolori del suo e nostro tempo, alle costanti cruciali di ogni epoca storica, ai quesiti interiori e sociali che le opere selezionate rivelano o, il più delle volte, celano». Ne risulta un volumetto agile ma denso, arricchito dalle immagini del fotografo Mauro Zeni che riproducono le opere principali dello scultore, quelle a cui si sono ispirati i poeti in antologia.
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Il volume «Poeti per Vincenzo Vela» è, prima di tutto, un omaggio a Vela, artista sensibile, cittadino appassionato e generoso. Ma la raccolta poetica, pubblicata dal Museo e dalle Edizioni Casagrande per il Bicentenario, è anche una sorta di verifica, di «prova di riscontro», come scrive Gianna Mina nella premessa al volume. Un tastare il polso ai poeti del nostro tempo, per scoprire se in loro echeggia ancora «il campo del sentimento, dell'espressione, della verità» che ha guidato Vela in tutta la sua vita e la sua opera. In 32 hanno risposto alla sfida: una rispondenza straordinaria, che ha mobilitato più generazioni di scrittori e scrittrici del territorio, da Pusterla a Isella, da Grignola a Ruchat, da Nessi a Ketty Fusco, fino a Yari Bernasconi, Laura Di Corcia e Marko Miladinovic, tra gli altri. "Di fronte a Vincenzo Vela gli scrittori coinvolti hanno reagito in modo diverso. Alcuni hanno scelto di parlare dell'uomo, altri delle sue opere. (...) A conferma che di un'opera d'arte (di qualsiasi arte) è difficile impadronirsi per intero, e in questo forse l'arte somiglia alla vita", scrive Flavio Medici nella sua introduzione.Con generosità e parecchio talento, gli scrittori hanno dedicato i loro testi a Vela, uomo e artista, «ai dolori del suo e nostro tempo, alle costanti cruciali di ogni epoca storica, ai quesiti interiori e sociali che le opere selezionate rivelano o, il più delle volte, celano». Ne risulta un volumetto agile ma denso, arricchito dalle immagini del fotografo Mauro Zeni che riproducono le opere principali dello scultore, quelle a cui si sono ispirati i poeti in antologia.
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Il volume «Poeti per Vincenzo Vela» è, prima di tutto, un omaggio a Vela, artista sensibile, cittadino appassionato e generoso. Ma la raccolta poetica, pubblicata dal Museo e dalle Edizioni Casagrande per il Bicentenario, è anche una sorta di verifica, di «prova di riscontro», come scrive Gianna Mina nella premessa al volume. Un tastare il polso ai poeti del nostro tempo, per scoprire se in loro echeggia ancora «il campo del sentimento, dell'espressione, della verità» che ha guidato Vela in tutta la sua vita e la sua opera. In 32 hanno risposto alla sfida: una rispondenza straordinaria, che ha mobilitato più generazioni di scrittori e scrittrici del territorio, da Pusterla a Isella, da Grignola a Ruchat, da Nessi a Ketty Fusco, fino a Yari Bernasconi, Laura Di Corcia e Marko Miladinovic, tra gli altri. "Di fronte a Vincenzo Vela gli scrittori coinvolti hanno reagito in modo diverso. Alcuni hanno scelto di parlare dell'uomo, altri delle sue opere. (...) A conferma che di un'opera d'arte (di qualsiasi arte) è difficile impadronirsi per intero, e in questo forse l'arte somiglia alla vita", scrive Flavio Medici nella sua introduzione.Con generosità e parecchio talento, gli scrittori hanno dedicato i loro testi a Vela, uomo e artista, «ai dolori del suo e nostro tempo, alle costanti cruciali di ogni epoca storica, ai quesiti interiori e sociali che le opere selezionate rivelano o, il più delle volte, celano». Ne risulta un volumetto agile ma denso, arricchito dalle immagini del fotografo Mauro Zeni che riproducono le opere principali dello scultore, quelle a cui si sono ispirati i poeti in antologia.
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Il volume «Poeti per Vincenzo Vela» è, prima di tutto, un omaggio a Vela, artista sensibile, cittadino appassionato e generoso. Ma la raccolta poetica, pubblicata dal Museo e dalle Edizioni Casagrande per il Bicentenario, è anche una sorta di verifica, di «prova di riscontro», come scrive Gianna Mina nella premessa al volume. Un tastare il polso ai poeti del nostro tempo, per scoprire se in loro echeggia ancora «il campo del sentimento, dell'espressione, della verità» che ha guidato Vela in tutta la sua vita e la sua opera. In 32 hanno risposto alla sfida: una rispondenza straordinaria, che ha mobilitato più generazioni di scrittori e scrittrici del territorio, da Pusterla a Isella, da Grignola a Ruchat, da Nessi a Ketty Fusco, fino a Yari Bernasconi, Laura Di Corcia e Marko Miladinovic, tra gli altri. "Di fronte a Vincenzo Vela gli scrittori coinvolti hanno reagito in modo diverso. Alcuni hanno scelto di parlare dell'uomo, altri delle sue opere. (...) A conferma che di un'opera d'arte (di qualsiasi arte) è difficile impadronirsi per intero, e in questo forse l'arte somiglia alla vita", scrive Flavio Medici nella sua introduzione.Con generosità e parecchio talento, gli scrittori hanno dedicato i loro testi a Vela, uomo e artista, «ai dolori del suo e nostro tempo, alle costanti cruciali di ogni epoca storica, ai quesiti interiori e sociali che le opere selezionate rivelano o, il più delle volte, celano». Ne risulta un volumetto agile ma denso, arricchito dalle immagini del fotografo Mauro Zeni che riproducono le opere principali dello scultore, quelle a cui si sono ispirati i poeti in antologia.
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Il volume «Poeti per Vincenzo Vela» è, prima di tutto, un omaggio a Vela, artista sensibile, cittadino appassionato e generoso. Ma la raccolta poetica, pubblicata dal Museo e dalle Edizioni Casagrande per il Bicentenario, è anche una sorta di verifica, di «prova di riscontro», come scrive Gianna Mina nella premessa al volume. Un tastare il polso ai poeti del nostro tempo, per scoprire se in loro echeggia ancora «il campo del sentimento, dell'espressione, della verità» che ha guidato Vela in tutta la sua vita e la sua opera. In 32 hanno risposto alla sfida: una rispondenza straordinaria, che ha mobilitato più generazioni di scrittori e scrittrici del territorio, da Pusterla a Isella, da Grignola a Ruchat, da Nessi a Ketty Fusco, fino a Yari Bernasconi, Laura Di Corcia e Marko Miladinovic, tra gli altri. "Di fronte a Vincenzo Vela gli scrittori coinvolti hanno reagito in modo diverso. Alcuni hanno scelto di parlare dell'uomo, altri delle sue opere. (...) A conferma che di un'opera d'arte (di qualsiasi arte) è difficile impadronirsi per intero, e in questo forse l'arte somiglia alla vita", scrive Flavio Medici nella sua introduzione.Con generosità e parecchio talento, gli scrittori hanno dedicato i loro testi a Vela, uomo e artista, «ai dolori del suo e nostro tempo, alle costanti cruciali di ogni epoca storica, ai quesiti interiori e sociali che le opere selezionate rivelano o, il più delle volte, celano». Ne risulta un volumetto agile ma denso, arricchito dalle immagini del fotografo Mauro Zeni che riproducono le opere principali dello scultore, quelle a cui si sono ispirati i poeti in antologia.
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Il volume «Poeti per Vincenzo Vela» è, prima di tutto, un omaggio a Vela, artista sensibile, cittadino appassionato e generoso. Ma la raccolta poetica, pubblicata dal Museo e dalle Edizioni Casagrande per il Bicentenario, è anche una sorta di verifica, di «prova di riscontro», come scrive Gianna Mina nella premessa al volume. Un tastare il polso ai poeti del nostro tempo, per scoprire se in loro echeggia ancora «il campo del sentimento, dell'espressione, della verità» che ha guidato Vela in tutta la sua vita e la sua opera. In 32 hanno risposto alla sfida: una rispondenza straordinaria, che ha mobilitato più generazioni di scrittori e scrittrici del territorio, da Pusterla a Isella, da Grignola a Ruchat, da Nessi a Ketty Fusco, fino a Yari Bernasconi, Laura Di Corcia e Marko Miladinovic, tra gli altri. "Di fronte a Vincenzo Vela gli scrittori coinvolti hanno reagito in modo diverso. Alcuni hanno scelto di parlare dell'uomo, altri delle sue opere. (...) A conferma che di un'opera d'arte (di qualsiasi arte) è difficile impadronirsi per intero, e in questo forse l'arte somiglia alla vita", scrive Flavio Medici nella sua introduzione.Con generosità e parecchio talento, gli scrittori hanno dedicato i loro testi a Vela, uomo e artista, «ai dolori del suo e nostro tempo, alle costanti cruciali di ogni epoca storica, ai quesiti interiori e sociali che le opere selezionate rivelano o, il più delle volte, celano». Ne risulta un volumetto agile ma denso, arricchito dalle immagini del fotografo Mauro Zeni che riproducono le opere principali dello scultore, quelle a cui si sono ispirati i poeti in antologia.
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Il volume «Poeti per Vincenzo Vela» è, prima di tutto, un omaggio a Vela, artista sensibile, cittadino appassionato e generoso. Ma la raccolta poetica, pubblicata dal Museo e dalle Edizioni Casagrande per il Bicentenario, è anche una sorta di verifica, di «prova di riscontro», come scrive Gianna Mina nella premessa al volume. Un tastare il polso ai poeti del nostro tempo, per scoprire se in loro echeggia ancora «il campo del sentimento, dell'espressione, della verità» che ha guidato Vela in tutta la sua vita e la sua opera. In 32 hanno risposto alla sfida: una rispondenza straordinaria, che ha mobilitato più generazioni di scrittori e scrittrici del territorio, da Pusterla a Isella, da Grignola a Ruchat, da Nessi a Ketty Fusco, fino a Yari Bernasconi, Laura Di Corcia e Marko Miladinovic, tra gli altri. "Di fronte a Vincenzo Vela gli scrittori coinvolti hanno reagito in modo diverso. Alcuni hanno scelto di parlare dell'uomo, altri delle sue opere. (...) A conferma che di un'opera d'arte (di qualsiasi arte) è difficile impadronirsi per intero, e in questo forse l'arte somiglia alla vita", scrive Flavio Medici nella sua introduzione.Con generosità e parecchio talento, gli scrittori hanno dedicato i loro testi a Vela, uomo e artista, «ai dolori del suo e nostro tempo, alle costanti cruciali di ogni epoca storica, ai quesiti interiori e sociali che le opere selezionate rivelano o, il più delle volte, celano». Ne risulta un volumetto agile ma denso, arricchito dalle immagini del fotografo Mauro Zeni che riproducono le opere principali dello scultore, quelle a cui si sono ispirati i poeti in antologia.
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Il volume «Poeti per Vincenzo Vela» è, prima di tutto, un omaggio a Vela, artista sensibile, cittadino appassionato e generoso. Ma la raccolta poetica, pubblicata dal Museo e dalle Edizioni Casagrande per il Bicentenario, è anche una sorta di verifica, di «prova di riscontro», come scrive Gianna Mina nella premessa al volume. Un tastare il polso ai poeti del nostro tempo, per scoprire se in loro echeggia ancora «il campo del sentimento, dell'espressione, della verità» che ha guidato Vela in tutta la sua vita e la sua opera. In 32 hanno risposto alla sfida: una rispondenza straordinaria, che ha mobilitato più generazioni di scrittori e scrittrici del territorio, da Pusterla a Isella, da Grignola a Ruchat, da Nessi a Ketty Fusco, fino a Yari Bernasconi, Laura Di Corcia e Marko Miladinovic, tra gli altri. "Di fronte a Vincenzo Vela gli scrittori coinvolti hanno reagito in modo diverso. Alcuni hanno scelto di parlare dell'uomo, altri delle sue opere. (...) A conferma che di un'opera d'arte (di qualsiasi arte) è difficile impadronirsi per intero, e in questo forse l'arte somiglia alla vita", scrive Flavio Medici nella sua introduzione.Con generosità e parecchio talento, gli scrittori hanno dedicato i loro testi a Vela, uomo e artista, «ai dolori del suo e nostro tempo, alle costanti cruciali di ogni epoca storica, ai quesiti interiori e sociali che le opere selezionate rivelano o, il più delle volte, celano». Ne risulta un volumetto agile ma denso, arricchito dalle immagini del fotografo Mauro Zeni che riproducono le opere principali dello scultore, quelle a cui si sono ispirati i poeti in antologia.
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Il volume «Poeti per Vincenzo Vela» è, prima di tutto, un omaggio a Vela, artista sensibile, cittadino appassionato e generoso. Ma la raccolta poetica, pubblicata dal Museo e dalle Edizioni Casagrande per il Bicentenario, è anche una sorta di verifica, di «prova di riscontro», come scrive Gianna Mina nella premessa al volume. Un tastare il polso ai poeti del nostro tempo, per scoprire se in loro echeggia ancora «il campo del sentimento, dell'espressione, della verità» che ha guidato Vela in tutta la sua vita e la sua opera. In 32 hanno risposto alla sfida: una rispondenza straordinaria, che ha mobilitato più generazioni di scrittori e scrittrici del territorio, da Pusterla a Isella, da Grignola a Ruchat, da Nessi a Ketty Fusco, fino a Yari Bernasconi, Laura Di Corcia e Marko Miladinovic, tra gli altri. "Di fronte a Vincenzo Vela gli scrittori coinvolti hanno reagito in modo diverso. Alcuni hanno scelto di parlare dell'uomo, altri delle sue opere. (...) A conferma che di un'opera d'arte (di qualsiasi arte) è difficile impadronirsi per intero, e in questo forse l'arte somiglia alla vita", scrive Flavio Medici nella sua introduzione.Con generosità e parecchio talento, gli scrittori hanno dedicato i loro testi a Vela, uomo e artista, «ai dolori del suo e nostro tempo, alle costanti cruciali di ogni epoca storica, ai quesiti interiori e sociali che le opere selezionate rivelano o, il più delle volte, celano». Ne risulta un volumetto agile ma denso, arricchito dalle immagini del fotografo Mauro Zeni che riproducono le opere principali dello scultore, quelle a cui si sono ispirati i poeti in antologia.
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Il volume «Poeti per Vincenzo Vela» è, prima di tutto, un omaggio a Vela, artista sensibile, cittadino appassionato e generoso. Ma la raccolta poetica, pubblicata dal Museo e dalle Edizioni Casagrande per il Bicentenario, è anche una sorta di verifica, di «prova di riscontro», come scrive Gianna Mina nella premessa al volume. Un tastare il polso ai poeti del nostro tempo, per scoprire se in loro echeggia ancora «il campo del sentimento, dell'espressione, della verità» che ha guidato Vela in tutta la sua vita e la sua opera. In 32 hanno risposto alla sfida: una rispondenza straordinaria, che ha mobilitato più generazioni di scrittori e scrittrici del territorio, da Pusterla a Isella, da Grignola a Ruchat, da Nessi a Ketty Fusco, fino a Yari Bernasconi, Laura Di Corcia e Marko Miladinovic, tra gli altri. "Di fronte a Vincenzo Vela gli scrittori coinvolti hanno reagito in modo diverso. Alcuni hanno scelto di parlare dell'uomo, altri delle sue opere. (...) A conferma che di un'opera d'arte (di qualsiasi arte) è difficile impadronirsi per intero, e in questo forse l'arte somiglia alla vita", scrive Flavio Medici nella sua introduzione.Con generosità e parecchio talento, gli scrittori hanno dedicato i loro testi a Vela, uomo e artista, «ai dolori del suo e nostro tempo, alle costanti cruciali di ogni epoca storica, ai quesiti interiori e sociali che le opere selezionate rivelano o, il più delle volte, celano». Ne risulta un volumetto agile ma denso, arricchito dalle immagini del fotografo Mauro Zeni che riproducono le opere principali dello scultore, quelle a cui si sono ispirati i poeti in antologia.
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Il volume «Poeti per Vincenzo Vela» è, prima di tutto, un omaggio a Vela, artista sensibile, cittadino appassionato e generoso. Ma la raccolta poetica, pubblicata dal Museo e dalle Edizioni Casagrande per il Bicentenario, è anche una sorta di verifica, di «prova di riscontro», come scrive Gianna Mina nella premessa al volume. Un tastare il polso ai poeti del nostro tempo, per scoprire se in loro echeggia ancora «il campo del sentimento, dell'espressione, della verità» che ha guidato Vela in tutta la sua vita e la sua opera. In 32 hanno risposto alla sfida: una rispondenza straordinaria, che ha mobilitato più generazioni di scrittori e scrittrici del territorio, da Pusterla a Isella, da Grignola a Ruchat, da Nessi a Ketty Fusco, fino a Yari Bernasconi, Laura Di Corcia e Marko Miladinovic, tra gli altri. "Di fronte a Vincenzo Vela gli scrittori coinvolti hanno reagito in modo diverso. Alcuni hanno scelto di parlare dell'uomo, altri delle sue opere. (...) A conferma che di un'opera d'arte (di qualsiasi arte) è difficile impadronirsi per intero, e in questo forse l'arte somiglia alla vita", scrive Flavio Medici nella sua introduzione.Con generosità e parecchio talento, gli scrittori hanno dedicato i loro testi a Vela, uomo e artista, «ai dolori del suo e nostro tempo, alle costanti cruciali di ogni epoca storica, ai quesiti interiori e sociali che le opere selezionate rivelano o, il più delle volte, celano». Ne risulta un volumetto agile ma denso, arricchito dalle immagini del fotografo Mauro Zeni che riproducono le opere principali dello scultore, quelle a cui si sono ispirati i poeti in antologia.
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Il volume «Poeti per Vincenzo Vela» è, prima di tutto, un omaggio a Vela, artista sensibile, cittadino appassionato e generoso. Ma la raccolta poetica, pubblicata dal Museo e dalle Edizioni Casagrande per il Bicentenario, è anche una sorta di verifica, di «prova di riscontro», come scrive Gianna Mina nella premessa al volume. Un tastare il polso ai poeti del nostro tempo, per scoprire se in loro echeggia ancora «il campo del sentimento, dell'espressione, della verità» che ha guidato Vela in tutta la sua vita e la sua opera. In 32 hanno risposto alla sfida: una rispondenza straordinaria, che ha mobilitato più generazioni di scrittori e scrittrici del territorio, da Pusterla a Isella, da Grignola a Ruchat, da Nessi a Ketty Fusco, fino a Yari Bernasconi, Laura Di Corcia e Marko Miladinovic, tra gli altri. "Di fronte a Vincenzo Vela gli scrittori coinvolti hanno reagito in modo diverso. Alcuni hanno scelto di parlare dell'uomo, altri delle sue opere. (...) A conferma che di un'opera d'arte (di qualsiasi arte) è difficile impadronirsi per intero, e in questo forse l'arte somiglia alla vita", scrive Flavio Medici nella sua introduzione.Con generosità e parecchio talento, gli scrittori hanno dedicato i loro testi a Vela, uomo e artista, «ai dolori del suo e nostro tempo, alle costanti cruciali di ogni epoca storica, ai quesiti interiori e sociali che le opere selezionate rivelano o, il più delle volte, celano». Ne risulta un volumetto agile ma denso, arricchito dalle immagini del fotografo Mauro Zeni che riproducono le opere principali dello scultore, quelle a cui si sono ispirati i poeti in antologia.
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Il volume «Poeti per Vincenzo Vela» è, prima di tutto, un omaggio a Vela, artista sensibile, cittadino appassionato e generoso. Ma la raccolta poetica, pubblicata dal Museo e dalle Edizioni Casagrande per il Bicentenario, è anche una sorta di verifica, di «prova di riscontro», come scrive Gianna Mina nella premessa al volume. Un tastare il polso ai poeti del nostro tempo, per scoprire se in loro echeggia ancora «il campo del sentimento, dell'espressione, della verità» che ha guidato Vela in tutta la sua vita e la sua opera. In 32 hanno risposto alla sfida: una rispondenza straordinaria, che ha mobilitato più generazioni di scrittori e scrittrici del territorio, da Pusterla a Isella, da Grignola a Ruchat, da Nessi a Ketty Fusco, fino a Yari Bernasconi, Laura Di Corcia e Marko Miladinovic, tra gli altri. "Di fronte a Vincenzo Vela gli scrittori coinvolti hanno reagito in modo diverso. Alcuni hanno scelto di parlare dell'uomo, altri delle sue opere. (...) A conferma che di un'opera d'arte (di qualsiasi arte) è difficile impadronirsi per intero, e in questo forse l'arte somiglia alla vita", scrive Flavio Medici nella sua introduzione.Con generosità e parecchio talento, gli scrittori hanno dedicato i loro testi a Vela, uomo e artista, «ai dolori del suo e nostro tempo, alle costanti cruciali di ogni epoca storica, ai quesiti interiori e sociali che le opere selezionate rivelano o, il più delle volte, celano». Ne risulta un volumetto agile ma denso, arricchito dalle immagini del fotografo Mauro Zeni che riproducono le opere principali dello scultore, quelle a cui si sono ispirati i poeti in antologia.
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Un testo dal linguaggio teatrale che si staglia nell'artificio visivo. Davanti alle telecamere un attore in dialogo con "un altro" che però ha le sue sembianze, e a scrivere è sempre lui: Igor Horvat in un breve sogno bibliografico-terapeutico-misticheggiante.
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Senza un pubblico, senza un regista, senza un testo, senza un teatro, cosa rimane di un attore? Jasmin Mattei si propone come interprete ed autrice con una performance che riflette sulla nostra contemporaneità.
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La libertà di espressione come modo di autoguarigione e riequilibrio energetico. Da 30 anni Patricia Savastano, nata in Argentina, conduce il suo percorso di ricerca sulla stretta relazione fra arte e salute. Un manifesto che non può non trovare senso ai nostri giorni.
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C'era una volta... il ragionier Bianchi di Varese. Era un rappresentante di commercio che girava l'Italia intera. Ogni sera, dovunque si trovasse, alle nove in punto il ragionier Bianchi chiamava casa al telefono e raccontava una storia alla sua bambina. Ecco le "Favole al telefono" di Gianni Rodari.
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Il desiderio di vincere la diseguaglianza sociale e l'esserne il promotore indiretto. Da questo conflitto nasce "L'incatenato", uno spettacolo che, ispirandosi al Prometeo incatenato di Eschilo, intreccia mito e attualità. Prometeo è un medico volontario che presta servizio umanitario in una terra straziata dalla miseria. Zeus, un ribelle spavaldo ed ebbro delle proprie idee. Una cella fa da cornice al loro scomodo dialogo. I rapporti tra i personaggi si stabiliscono subito. È chiaro chi tenga il coltello dalla parte del manico. È chiaro chi sia il lupo e chi l'agnello. È chiaro chi sia il savio e chi il folle. Chiaro... o forse no. Uno spettacolo che con cruda ironia, parla della confusione che si prova quando ci si scontra con problematiche globali.
64 min
"Köszeg", liberamente ispirato a Il grande quaderno di Ágota Kristóf, narra di identità, di guerra, di morte, di separazione, di un'umanità condannata al limite, al margine e della sua grande capacità di resilienza. Protagonisti di "Köszeg" sono due fratelli, indivisibili e intercambiabili come se avessero un'anima sola. Due piccoli adulti dalla prodigiosa intelligenza che grazie alla logica della sopravvivenza, sviluppano una cristallina etica di vita. Intorno a loro, si muovono personaggi disegnati con pochi tratti scarni in un contesto di fame e morte. Uno spettacolo duro dove tutto è reso feroce ed essenziale da una recitazione limpida e diretta. Nel susseguirsi delle immagini, sempre in bilico tra età adulta e infanzia, "Köszeg" propone, attraverso una forte risonanza con l'attualità e le sue guerre, i suoi flussi migratori, un racconto crudo, toccante che non lascia spazio alle divagazioni e dove amore, morte, violenza, fragilità, identità e perdita d'identità sono le protagoniste.
57 min
Due maschere, archetipi di esseri umani, si confrontano con i loro desideri fino alle estreme conseguenze. Imperfetti, limitati, anelanti ed instancabili conquistatori di istanti, ma disperatamente bisognosi di assoluto, muovono i loro passi in equilibrio precario su questa contraddizione insolvibile. Sono eroi e funamboli, ma alla fine del filo c'è solo la fine del filo. Sono clowns e la loro camminata è goffa ed incerta. Ridiamo di loro ma la risata non è chiassosa bensì partecipe, come quando ridiamo di qualcosa che noi stessi abbiamo fatto in un impeto di passione e che ci ha reso ridicoli. Le loro angosce e speranze sono le nostre. La vita, la cosa più preziosa e l'unica che ci resta, vista da qui è una grottesca tragicommedia. "Sehnsucht" è un omaggio alla speranza pura, quell'istinto ingenuo e profondo come la fede. Godot non arriverà, ormai lo sappiamo, eppure alcuni di noi potranno dire di aver onorato l'appuntamento fino in fondo.
90 min