Falò - Senza nome - Gaza, condannati a restare
di Anna Bernasconi - di Emiliano Bos
Senza nome di Anna BernasconiDecine di migliaia di soldati risultano dispersi nella guerra in Ucraina: senza un corpo, senza un nome né una conferma ufficiale di morte. Nel Centro di raccolta di Odessa, i corpi dei soldati ucraini, uomini e donne ancora senza identità, sono così tanti che vengono utilizzati vagoni dei treni per contenerli. In una guerra dove le informazioni sui morti sono tenute segrete, il reportage è un documento raro sulle enormi perdite umane di entrambi i fronti, russo e ucraino. Dal fronte del Donbass all’ovest del Paese, attraverso le testimonianze di madri e figli in attesa, medici forensi e volontari che mettono a rischio la vita per recuperare i corpi abbandonati sui campi di battaglia, emerge il costo umano di una guerra di logoramento che continua a lasciare intere famiglie senza risposta.Gaza, condannati a restare di Emiliano Bos Porte chiuse per i malati, inclusi quelli di tumore. E inclusi persino i bambini affetti dal cancro. Oltre 18mila pazienti palestinesi attendono di poter lasciare la Striscia di Gaza per ricevere cure sanitarie che le devastate strutture locali non possono offrire dopo due anni di guerra. La riapertura parziale e limitata del valico di Rafah con l’Egitto da pochi giorni non consente di far fronte alle urgenze. Israele ha autorizzato finora solo poche decine di civili finora ad uscire, con una procedura lenta e complessa. Eppure a Gerusalemme c’è un ospedale pronto ad accogliere i pazienti oncologici da Gaza, dove già in passato venivano curati qui. Da oltre due anni non ne sono più arrivati. Falò ha raccolto le testimonianze dentro e fuori la Striscia di chi chiede cure e di chi è in grado di offrirle ma non viene autorizzato. I malati di Gaza per ora sono condannati a restare. Per molti, è una condanna a morte.