QUANDO IL DENTISTA FA CILECCA
di Igor Staeheli, Olmo Invernizzi
Patti chiari racconta l’incubo quotidiano di decine di ex pazienti
Viti storte, corone che cadono, impianti mal sistemati e soprattutto danni per migliaia di franchi. È quanto accaduto a partire dal 2020 ad alcuni pazienti che sono stati in cura da un dentista nel Luganese e che oggi, con coraggio, hanno deciso di uscire allo scoperto e di raccontare la loro disavventura a Patti chiari. Sì perché ancora oggi quei pazienti si trovano a dover vivere un incubo quotidiano e a dover pagare le pesanti conseguenze di quei lavori malfatti: dolori quotidiani, difficoltà a masticare e a parlare e soprattutto vergogna nel mostrare i propri denti in pubblico. E per cercare di ottenere giustizia c’è chi -dopo aver speso migliaia di franchi per far sistemare la dentatura- ha ancora dovuto mettere mani al portafoglio e rivolgersi a un avvocato presentando delle richieste di risarcimento per decine di migliaia di franchi. A qualcuno è andata bene e ha trovato una soluzione con le assicurazioni; altri invece dopo anni di mail, telefonate e lettere raccomandate fino ad oggi sono rimasti a mani vuote. E così proprio recentemente qualcuno ha deciso di sporgere denuncia penale contro il dentista. Che nel frattempo ha cambiato attività e si è trasformato in…immobiliarista! Sì avete letto bene: dopo aver cercato di sistemare i denti a centinaia di pazienti, ora si è lanciato nell’acquisto e nella vendita di case nel Luganese. Eppure a tutt’oggi risulta ancora regolarmente autorizzato ad esercitare come medico dentista ed è pure iscritto all’Ordine dei medici dentisti del canton Ticino. Ma com’è possibile? E perché fino ad oggi nessuno è intervenuto? Tante domande alle quali Patti chiari cercherà di rispondere con l’aiuto di un rappresentante dell’autorità cantonale.
SE LA TERMOPOMPA SI RIVELA UN… BIDONE
di Michele Rauch, Fabio Salmina
Decine e decine di consumatori fregati da una ditta poco seria
Investire nel futuro. E diventare più sostenibili sotto il profilo ecologico. È con questa motivazione che in molti negli scorsi anni hanno rottamato il loro vecchio impianto di riscaldamento a gasolio puntando su una innovativa termopompa. Un vero e proprio “boom” spinto anche dagli incentivi pubblici, che coprono una parte significativa dell’investimento. Un mercato in forte espansione solletica però anche gli appetiti di operatori poco seri. A farne le spese nella Svizzera italiana, decine e decine di proprietari di case unifamiliari. Una termopompa degna di questo nome ha una durata di vita di almeno 20 anni. In questo caso, però, gli impianti sono andati in tilt prestissimo, anche dopo soli 3-4 anni. Un vero stillicidio di guasti e rotture che ha raggiunto l’apice questo inverno, durante le giornate più fredde. E così in molti si ritrovano sul groppone una fattura imprevista e salatissima: decine di migliaia di franchi per l’acquisto di una nuova termopompa. Eppure, queste macchine avevano ottenuto la certificazione ufficiale dall’ente di riferimento del settore. Com’è stato possibile? Cosa è andato storto? Perché quella certificazione - che avrebbe dovuto tutelare i consumatori - si è rivelata in realtà…carta straccia?
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