Mostri nel piatto

I mostri che le aziende dell'agroalimentare potrebbero propinarci in un futuro non molto lontano

  • Stampa
  • Condividi
  • a A

“Nutrire il pianeta: energia per la vita.” E il tema dell’Expo 2015 che si svolge a Milano. Un’occasione per riflettere sul valore del cibo e su come lo produciamo. Ma nessuno racconta l’altra faccia della medaglia: quella aberrante che le aziende dell’agroalimentare potrebbero propinarci. E allora rispondete a questa domanda: quante persone si sfamano con un coniglio da 10 chili? O quanto si risparmia allevando polli che non hanno le piume. Domande assurde direte voi, e invece c’è chi ci ha già pensato.

E il motivo è molto venale: guadagnare di più. Soprattutto se quei mostri sono degli animali da reddito. Può sembrare incredibile, ma per ottimizzare alcune forme di allevamento, per creare animali più redditizi, per imporsi sulla concorrenza c’è chi non esita a costruire veri e propri Frankenstein che potrebbero finire, tra non molto, nei nostri piatti.

Per creare questi mostri gli specialisti sono ricorsi a incroci naturali, anche se un po’ azzardati, e il risultato può fare paura. Per ora gli “ultralarge“ dell’alimentazione non sono ancora sul mercato, ma c’è un altro “oversize” che invece potrebbe presto arrivare nei piatti dei consumatori: il salmone. Pesci  che possono pesare 10 volte di più di quelli che oggi acquistiamo nei negozi.

Il tutto a causa delle modifiche genetiche. Ma quali sono gli interessi commerciali che si nascondono dietro queste pratiche? Quali le conseguenze per l’animale e quali i rischi per l’uomo?

Un’inchiesta racconta tutti i retroscena di un futuro alimentare non troppo lontano. Quello che non vedrete all’Expo di Milano!

 
Condividi
Commenti
Commenti
I più votati
3 nuovi commenti
3 nuovi commenti
3 nuovi commenti
3 nuovi commenti