LA GUERRA DEL PANE
di Emanuele Di Marco, Olmo Invernizzi
99 centesimi per mezzo chilo. Mai un prezzo così basso in Svizzera. Cosa c'è dietro?
Il suo prezzo ha fatto esplodere rivoluzioni, ha spinto il popolo a ribellarsi, questa volta invece in Svizzera la pagnotta, simbolo dell'alimento umano per antonomasia, sta provocando l'effetto opposto: a ribellarsi non sono i cittadini, bensì i panettieri; chi il pane lo produce. La guerra del pane è stata dichiarata da Aldi, che ha abbattuto una barriera psicologica: mezzo chilo a meno di un franco: 0.99 centesimi per la precisione. Non era mai successo prima. Conseguenza: tutti i gradi magazzini della Svizzera hanno raccolto la sfida. Oggi nei supermercati il prezzo del prodotto meno caro si è allineato al ribasso. A reagire sono stati i professionisti del settore e hanno detto, pane al pane, quello che pensavano: la mossa dei supermercati è una forma di concorrenza sleale. Ma com' è prodotto un pane che costa meno di due franchi al chilo? E cosa c'è dietro la strategia delle grandi superfici di vendita?
Da più parti si accusano i grandi distributori di utilizzare il pane come" prodotto civetta", ovvero come esca per attirare i consumatori nei negozi con lo scopo di vendere di tutto e di più. Sulla qualità poi, i panettieri non risparmiano critiche al pane low cost, prodotto - dicono - con farine di bassa qualità, o riducendo i tempi di lievitazione e di conseguenza la bontà e la fragranza del prodotto.
Patti chiari è andato a vedere cosa c'è dietro la guerra del pane che infiamma la concorrenza tra le grandi catene di distribuzione e i panettieri, ed ha messo a confronto i prodotti industriali da 99 centesimi con quelli artigianali.
SHOPPING CON FREGATURA
di Alessandra Spataro, Fabio Salmina
Sui social e sul web ce ne sono tantissimi: negozi che si presentano come "svizzeri" che annunciano l'imminente chiusura e svendono la merce. Ma l'affare lo fanno solo loro
Un sito accattivante. Foto di gioielli definiti "artigianali" fortemente scontati. La storia di un atelier che chiude dopo tanti anni di attività e che per ringraziare la sua clientela mette online gli ultimi pezzi della sua collezione. Una bella storia, dei bei prodotti, tutto made in Switzerland... tutto perfetto, insomma. Ma sarà veramente così?
Online proliferano siti di questo tipo. Solitamente si viene agganciati sui social con una pubblicità battente e foto di prodotti particolarmente curate. Ma dietro a tutto questo luccichio si nasconde in verità una serie di fregature. Infatti, una volta ordinati i prodotti, ci si trova con merce scadente, che non rispecchia le descrizioni trovate sul sito e che di svizzero non ha niente. Ma non solo: nelle condizioni di reso, spesso e volentieri, viene specificato che la merce comprata, se saldata, non può essere restituita: una bella fregatura visto che il negozio on-line - guarda caso - sta svendendo tutto.
Ma chi e che cosa c'è dietro questi siti? Alla scoperta del fenomeno del dropshipping: una modalità commerciale che in sé non ha nulla di illegale, ma che viene usata anche in maniera truffaldina.
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