contanti.png
1:09:59
Patti chiari

La scomparsa dei contanti

Dai trasporti pubblici, ai parcheggi, ai pagamenti bancari: il digitale sta soppiantando il denaro contante. Ma chi lo ha voluto? E perché? 

  • Bicanale
  • Sottotitoli
  • Chiara Camponovo, Gioele Di Stefano

Chi di voi oggi ha pagato i propri acquisti o il caffè in contanti? La risposta, dal punto di vista statistico, è nota: secondo le cifre della Banca nazionale svizzera solo il 30% della popolazione paga in contanti in negozi e ristoranti. Nel 2017 questa percentuale si aggirava attorno all’80%. Insomma in pochi anni, complice anche il Covid, cellulari e carte di credito hanno soppiantato le monetine e le banconote. Eppure gli Svizzeri sono molto legati al contante e lo hanno detto forte e chiaro anche alle urne. Lo scorso mese di marzo oltre il 70% dei cittadini elvetici ha votato a favore dell’inserimento del principio della disponibilità di contanti nella Costituzione.

Insomma amiamo i contanti ma li usiamo sempre meno. Un paradosso che Patti chiari ha cercato di capire meglio. Che cosa sta succedendo?

Sei non sei digitale, paghi di più

Se non sei digitale paghi di più. Sembra un’esagerazione ma è proprio così. E gli esempi non mancano. L’ultimo in ordine di tempo viene direttamente dalle Ferrovie Federali Svizzere e dai suoi parcheggi in alcune stazioni. Da qualche tempo infatti è attivo un sistema di pagamento solo tramite cellulare: l’App Park and Rail. Niente contanti e addirittura niente carte di credito, bisogna scaricare l’App. Per i “non digitali” esiste un’unica opzione di pagamento: bisogna recarsi allo sportello o ai distributori di biglietti ferroviari e acquistare una giornaliera di parcheggio del costo di sedici franchi, anche per una sola ora di sosta. In pratica chi non ha l’applicazione paga molto di più. E se non si adegua fioccano le multe.

L’impressione netta è quella di un invito più che robusto a digitalizzarsi, a scaricare applicazioni, a lasciare i propri dati. Il che pone anche qualche interrogativo di ordine giuridico. È corretto agire così? Le FFS non hanno un mandato pubblico che prevede servizi e possibilità di pagamento per tutti gli utenti?

C’è però anche un’altra domanda che sorge: quali sono le ragioni che spingono tutte le aziende a digitalizzarsi in modo così deciso?

Il contante…costa

Non è un gran segreto: offrire opzioni analogiche di pagamento è un costo che molto aziende non vogliono più sostenere. Anche perché non ne vale più la pena. Un caso è quello del consorzio dei trasporti pubblici ticinesi che nei prossimi mesi, come sta avvenendo in altre parti della Svizzera, eliminerà tutti i distributori di biglietti a contanti. La ragione? Questi apparecchi incassano sempre meno monete, alcuni addirittura poche decine di franchi all’anno, ma la loro manutenzione ha un costo non indifferente. E allora anche qui si spinge verso le App per cellulari, che per le aziende sono molto meno dispendiose dei sistemi fisici di pagamento. Per chi resiste e privilegia il contante ci sarà ancora l’opzione degli abbonamenti e delle carte prepagate. Ma la via digitale è tracciata e non sembra proprio che si tornerà indietro.

Insomma meno usiamo i contanti e meno ci viene data la possibilità di farlo.

E la sicurezza? Il caso svedese

Tutta questa digitalizzazione pone anche qualche interrogativo…di sicurezza. Siamo certi che tutto funzionerà sempre alla perfezione? Che cosa rischiamo ad affidarci quasi solo a pagamenti digitali?

Domande che si è posta recentemente una nazione che per anni è stata eretta ad esempio virtuoso di digitalizzazione dei pagamenti: la Svezia. A Stoccolma pagare in contanti è quasi impossibile. Dagli alberghi ai ristoranti, dai musei ai bagni pubblici: si paga praticamente solo in digitale. Tutto bello, tutto bene? Non proprio. A suonare il campanello d’allarme è stato un ex alto funzionario di polizia e già Presidente dell’Interpol, Björn Eriksson, che ha addirittura creato un movimento di protesta dal nome evocativo: Cash Rebellion, la ribellione dei contanti. Da iniziativa minore e quasi pittoresca a favore dei contanti, il movimento è ora un vero e proprio fenomeno, complice anche…la guerra in Ucraina. L’ “operazione speciale” di Vladimir Putin infatti ha evidenziato tutti i rischi della digitalizzazione. La Svezia insomma ha sempre più paura di attacchi informatici e blackout e allora ecco che le rivendicazioni del movimento popolare di Björn Eriksson a favore dell’uso dei contanti improvvisamente non sembrano poi così astruse.

Ora il governo svedese sta facendo marcia indietro e intende reintrodurre l’obbligo dei contanti. Una retromarcia vista con favore anche dalle associazioni dei consumatori che da anni si battono per garantire a tutti i cittadini le stesse possibilità di pagamento ovunque, analogiche o digitali.

Con l’aria che tira a livello internazionale il caso svedese viene osservato con attenzione anche dalle autorità di altri paesi europei che tanto hanno citato la Svezia come esempio positivo da cui trarre ispirazione. Come dire che, forse, le strade della digitalizzazione non sono proprio così infinite.

Fai sentire la tua voce a Patti chiari

Scopri la serie