Un click che non si sa come è partito, un assenso che non si capisce bene chi e come è stato dato e la fattura del telefono lievita senza preavviso. È la sfortunata esperienza della famiglia Ceppi, caduta nel meccanismo dei servizi a pagamento non richiesti, un problema che continua a colpire numerosi consumatori. “Senza mia figlia non ce l’avrei fatta”, ammette Sonia Ceppi, che si è ritrovata a lottare contro un sistema complesso e poco trasparente.
Una fattura che non torna
Tutto ha inizio quando Sonia Ceppi si accorge che la sua fattura telefonica è più cara del solito. La causa? Una voce in fattura denominata “servizi accessori: Premium SMS”: servizi che Sonia Ceppi non sa nemmeno cosa siano, ma che in effetti sono abbonamenti a servizi esterni, addebitati direttamente sulla bolletta telefonica. E la fattura non è di qualche spicciolo: l’addebito extra ammonta a oltre quaranta franchi! Qualche verifica con l’aiuto della figlia e si scopre che la signora Ceppi o suo marito si sarebbero abbonati a un improbabile servizio di ginnastica via telefono chiamato “StreamGym”… Eppure l’anziana coppia è certa di non essersi mai iscritta volontariamente.
“Avrò schiacciato senza accorgermi qualche fregatura”, racconta il marito, Pierino. Ed è proprio questa la dinamica: come spiegato dal giornalista informatico Paolo Attivissimo, può essere sufficiente interagire con una pagina web che genera un SMS precompilato o un click su una pagina di attivazione che comporta l’invio di una richiesta di abbonamento.
Un labirinto per ottenere il rimborso
Una trappola che la figlia dei signori Ceppi non è disposta a tollerare. Ma chiedere il rimborso si trasforma in un un vero e proprio percorso a ostacoli che costringe la donna a investire ore tra chiamate, attese al telefono, email: Sunrise, l’operatore telefonico, ha precisato di fatturare il servizio per conto di fornitori terzi, invitando la famiglia a rivolgersi direttamente al prestatore del servizio. Ha quindi indirizzato la famiglia a PayCon, un intermediario finanziario, che a sua volta ha rimandato al fornitore del servizio, StreamGym.
Reclami, proteste e tanta, tanta perseveranza. Ma alla fine, sebbene StreamGym abbia rivendicato la propria correttezza, la figlia dei signori Ceppi ottiene il rimborso e la conferma della disattivazione del servizio.
Ma l’incubo non è finito
Proprio quando il problema sembra risolto, alla famiglia Ceppi giunge una nuova fattura, questa volta l’addebito extra è di sessanta franchi. Un nuovo numero SMS Premium risulta essere stato attivato, con un costo – addirittura - di 15 franchi per messaggio. Stesso problema, insomma, ma intermediario diverso: EchoVox, società già oggetto di segnalazioni da parte di consumatori per casi analoghi. ll problema? La disattivazione di un singolo numero Premium, come ha fatto la figlia dei signori Ceppi, non equivale al blocco generale dei servizi a valore aggiunto e non impedisce che altri vengano attivati. Occorre quindi fare un passo in più:
Come difendersi e cosa fare
Lo sa bene l’Associazione consumatrici e consumatori della Svizzera italiana (ACSI), che riceve segnalazioni di questo tipo ogni settimana. E che ai malcapitati consiglia di pagare solo la parte relativa al proprio abbonamento telefonico, escludendo i costi dei servizi Premium contestati, di identificare il fornitore (consultando ad esempio il sito dell’Ufficio federale delle comunicazioni per scoprire quale società si nasconde dietro al numero breve dell’SMS, o gli operatori telefonici, che hanno una pagina dedicata per questa ricerca. Occorre poi inviare un reclamo scritto per contestare l’addebito e chiedere il rimborso e, soprattutto, non arrendersi di fronte a un processo che può rivelarsi lungo e frustrante. Ma non è tutto: importante è procedere anche a bloccare tutti i servizi a valore aggiunto SMS Premium per evitare future sorprese. Lo si può fare contattando direttamente il proprio operatore telefonico e chiedendo il blocco totale di tutti i servizi a valore aggiunto (SMS/MMS Premium). Sonia Ceppi è riuscita a farlo con una semplice telefonata a Sunrise. Peccato che nessuno l’avesse informata prima, magari alla stipulazione del contratto. “Non è più il nostro mondo – conclude amara – in un mondo così, non mi ritrovo…”.
Unica nota positiva per l’anziana signora, che ha raccontato davanti alle telecamere di Patti chiari la sua disavventura, è quella di essere riuscita con l’aiuto della figlia non solo a far valere i propri diritti, ma anche ad avvisare tante altre consumatrici e consumatori attraverso la sua segnalazione: “Siamo andati fino in fondo, per ottenere un po’ di giustizia per noi e per gli altri”, conclude.
Prese di posizione:
- Presa di posizione - Salt
https://cook.cue.rsi.ch/rsi/la1/programmi/informazione/patti-chiari/u8u155-Presa-di-posizione-Salt/download/Presa+di+posizione+-+Salt.pdf
- Presa di posizione - Sunrise
https://cook.cue.rsi.ch/rsi/la1/programmi/informazione/patti-chiari/4t2mdu-Presa-di-posizione-Sunrise/download/Presa+di+posizione+-+Sunrise.pdf
- Presa di posizione - Swisscom
https://cook.cue.rsi.ch/rsi/la1/programmi/informazione/patti-chiari/hpeadp-Presa-di-posizione-Swisscom/download/Presa+di+posizione+-+Swisscom.pdf
