Patti chiari

Patti Chiari

La tassa della discordia. 50 centesimi ogni 5 minuti per i pazienti che hanno bisogno di cure a domicilio, ma non tutti saranno chiamati alla cassa. La moda dello sfruttamento. Dietro il made in Italy paghe da fame, dipendenti minacciati e violenze.

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CURE A DOMICILIO, TUTTI ALLA CASSA di Eleonora Terzi e Remy Storni
Dal 1° aprile una parte dei costi finisce direttamente sulle spalle dei pazienti
La decisione è presa e, per il momento, non si torna indietro. Chi beneficia di assistenza e cure a domicilio dovrà contribuire ai costi. Ai pazienti viene chiesta una partecipazione di 50 centesimi ogni 5 minuti di cura, fino a un massimo di 15 franchi al giorno. All'anno possono diventare 5'500 franchi. Tra questi pazienti c'è anche Antonella, 2 ore e 20 di assistenza alla settimana, che equivalgono ad una spesa di 56 franchi al mese, 672 franchi all'anno. Una cifra ancora sostenibile per lei, ma che si aggiunge a tutto il resto e diventa un pensiero in più, un peso in più. Per altri la pillola è più salata, un'altra paziente ad esempio, per mantenere le stesse cure di oggi, dovrà sborsare 300 franchi al mese.
Negli ultimi anni, in Ticino, le ore di cure a domicilio - così come le associazioni e gli infermieri che le forniscono - sono aumentate in modo significativo, facendo lievitare anche i costi. E qualcuno oggi deve pagare. Per il Cantone si tratta di una risposta al «grido d'allarme dei ticinesi sull'evoluzione negativa dei premi di cassa malati». Per molti addetti ai lavori e per diversi pazienti, però, più che una misura di risparmio sembra un vero e proprio ribaltamento dei costi sulle persone più fragili. E non è l'unico nodo. In Svizzera ci sono 1'783 infermieri a domicilio e di questi quasi 600 lavorano in Ticino. Saremo anche il Cantone più anziano, ma avere un terzo di tutti gli operatori della Svizzera si giustifica veramente? La partecipazione ai costi è prevista dalla LAMal dal 2011 ed è già in vigore nella maggior parte dei cantoni svizzeri. A far discutere in Ticino è infatti la sua applicazione: non tutti saranno chiamati a riscuoterla e, di conseguenza, non tutti dovranno pagarla. Una decina di spitex privati e una parte degli infermieri a domicilio, infatti, non hanno l'obbligo di esigerla. Si tratta di operatori in piena regola e riconosciuti, che però non hanno firmato il contratto di prestazione con il Cantone. Tra loro anche Eros, per lui, la riscossione della tassa è solo auspicata. Insomma, potrà valutare se chiederla. Un bel vantaggio per i suoi pazienti. Ma questa distinzione sta creando grossi problemi: si parla di concorrenza sleale e medicina a due livelli. E di conseguenza le reazioni non sono mancate. Stefano Gilardi, presidente dello spitex pubblico ALVAD di Locarno, ha preso una decisione che non è passata inosservata: sospendere la richiesta di partecipazione finché la misura non si applicherà a tutti allo stesso modo. E mentre il dibattitto politico continua, al centro restano i pazienti, chiamati a decisioni difficili: Armando Ghisalberti a 102 anni deve valutare se tagliare delle ore di cura per far quadrare i conti.

MADE IN ITALY: SULLA PELLE DEGLI UOMINI
di Marianne Kägi SRF, adattamento di Francesca Calcagno e Lorenzo Pomari
Inchiesta mascherata a Prato dove ci sono circa 7'000 aziende tessili
Quando compri un vestito, una borsa o un paio di scarpe guardi dove vengono prodotte? Ti interessi di chi le ha fabbricate? Per molti se un capo è stato prodotto in Italia vuol dire che proviene da una filiera controllata e che garantisce condizioni di lavoro degne. In questo servizio vi mostreremo che non è sempre così. Vi faremo vedere immagini difficili, di dipendenti minacciati, picchiati e sfruttati, che lavorano 7 giorni su 7 nelle fabbriche di Prato per paghe da fame. Il problema si nasconde nella catena di produzione: le case di moda affidano gli ordini a un'azienda esterna che a sua volta subappalta alcune fasi della lavorazione ad altre aziende che lavorano in condizioni disumane. Una realtà poco trasparente che riguarda le marche a basso costo ma anche le grandi firme. In Lombardia però la procura ha deciso di applicare delle misure per tentare di rendere il settore della moda più equo e onesto e sta facendo scuola.

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