Disoccupazione ai minimi storici! Pieno impiego! Boom di posti liberi! Chi di noi, negli ultimi mesi, non si è imbattuto in un titolo di questo tenore? Tutto sembra andare a gonfie vele nel mondo del lavoro. Eppure, se si va a tastare il polso di cittadine e cittadini, le sensazioni sono ben diverse. In molti hanno raccontato a Patti chiari le loro difficoltà: cinquantenni che si sentono definitivamente tagliati fuori, neo-laureati imprigionati in una spirale dei lavoretti precari, donne che dopo alcuni anni dedicati ai figli non riescono a rientrare nel mercato del lavoro. Ma anche persone diplomate costrette ad andare a fare le pulizie pur di guadagnare qualcosa.
Storie di cittadine senza lavoro o fortemente sottoccupati. E che spesso e volentieri sfuggono alle statistiche della SECO, la Segreteria di Stato dell’economia. Non a caso, utilizzando i criteri delle statistiche internazionali, il tasso di disoccupazione per il Ticino triplica: dal 2.1% (dato SECO) a oltre il 6%. E mentre il numero di frontalieri non smette di aumentare, la quota dei residenti tra i 15 e i 64 anni che lavorano diminuisce. E allora perché tanta enfasi sull’idea di piena occupazione? Chi ha interesse a nascondere la polvere sotto il tappeto? Patti chiari accende i riflettori sulle zone d’ombra del mondo del lavoro.
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