IL POLIGONO INFINITO
di Resy Canonica, Nadia Ticozzi
Da oltre cinquant'anni in Ticino si attende uno stand di tiro regionale. Intanto, tra promesse e rinvii, i cittadini continuano a sopportare rumore e disagi.
Se ne parla da una vita. Ma il nuovo poligono del Monte Ceneri non c'è ancora. E nel frattempo, il rumore continua.
Da decenni, Patti chiari raccoglie segnalazioni di cittadini esasperati dagli spari degli stand di tiro, spesso immersi nel tessuto urbano del Luganese, Bellinzonese e Locarnese. Già nel 2009 un reportage documentava superamenti dei limiti, rimpalli di competenze e promesse mancate.
Oggi, a distanza di quasi 20 anni, poco è cambiato. E i cittadini continuano a protestare. La pazienza è arrivata al limite perché gli impianti sono ancora lì. Le attività continuano, anche quando i valori di rumore vengono superati, come riconosciuto da perizie e autorità. E i risanamenti, previsti dalla legge entro il 2016, sono stati realizzati solo in parte o non sono stati compiuti del tutto.
La ragione? Si aspetta il nuovo poligono cantonale. Un progetto che affonda le radici negli anni Settanta e che dovrebbe permettere la chiusura degli stand più problematici. Ma il percorso è costellato da rinvii e intanto la fattura per il nuovo poligono sembra lievitare sempre più.
Oggi si parla di realizzazione, forse, nei prossimi anni. Ma per molti resta una promessa lontana. Nel frattempo, soprattutto nelle zone molto popolose di Canobbio, Trevano e Origlio, gli spari fanno ancora parte della quotidianità. Con petizioni e perizie i cittadini chiedono una soluzione, ma si scontrano con un sistema che si muove lentamente.
Da una parte, le società che gestiscono i poligoni di tiro, chiamate per legge a garantire le attività di tiro. Dall'altra, chi quel rumore lo subisce regolarmente. In mezzo, l'Ordinanza contro l'inquinamento fonico che nei fatti resta in sospeso.
ll reportage prova a sciogliere il nodo di una situazione in cui nessuno sembra avere torto, ma dove, da anni, è la legge a restare inapplicata.
DYSON: L'ODISSEA DELL'ASSISTENZA CLIENTI
di Federica Bonetti, Remy Storni
Il servizio dopo vendita...difettoso del produttore di elettrodomestici dai prezzi stellari.
Chi non conosce i prodotti Dyson. Hanno un design innovativo e accattivante, una tecnologia all'avanguardia, si distinguono per qualità e potenza, ma spiccano anche per i loro prezzi...stratosferici. Alcuni esempi? Un'aspirapolvere può superare gli 800 franchi, un asciugacapelli i 400, un purificatore d'aria può addirittura toccare i 1000 franchi. Da una ditta che vende articoli a peso d'oro ci si aspetta un'assistenza clienti impeccabile. Ma è davvero così? Non proprio. Consumatori spazientiti e arrabbiati hanno fatto sentire la propria voce a Patti chiari. Settimane, mesi di attesa per ricevere un nuovo apparecchio, un pezzo di ricambio, un accessorio profumatamente pagati in anticipo. Messaggini su messaggini, telefonate infinite, mail con risposte paradossali che non risolvono il problema. Insomma un incubo per clienti esasperati che devono continuare a ripetere le stesse cose a interlocutori sempre diversi. Eppure, come tante altre aziende, anche Dyson si vanta di avere un'assistenza che aiuta i clienti in caso di difficoltà. E voi che esperienze avete avuto? Vi siete sentiti impotenti o è andato tutto bene? Raccontatecelo scrivendo a pattichiari@rsi.ch
Fai sentire la tua voce a Patti chiari
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