stand di tiro
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PATTI CHIARI 17.04.2026

Stand sotto tiro

Da oltre cinquant’anni in Ticino si attende il nuovo poligono del Monte Ceneri. Intanto, tra promesse e rinvii, i cittadini continuano a convivere con il rumore

  • Ieri
  • Keystone
  • Resy Canonica, Nadia Ticozzi

Tutto è iniziato decenni fa. Da quando, in Ticino, si è capito che gli stand di tiro, un tempo lontani dai centri abitati, sono finiti sempre più vicini alle case. E con loro anche il rumore degli spari.

A Origlio, per esempio, c’è chi convive con questa realtà da una vita intera. Marisa ha 93 anni e da oltre trent’anni organizza le sue giornate in funzione del calendario di tiro. Un tempo usciva di casa. Oggi invece, data l’età, resta tra le mura domestiche cercando di sopportare. E come lei, tanti altri. Già negli anni Ottanta si raccolgono firme, si lanciano petizioni, si chiede alle autorità di intervenire. Ma le risposte sono poche, lente, spesso insufficienti. Nel tempo qualcosa cambia: meno giornate di tiro, qualche intervento per attutire il rumore. Ma il problema resta. E non riguarda solo Origlio.

Nel pieno sviluppo urbano del Luganese, lo stand dei Civici Carabinieri Lugano si trova oggi circondato da abitazioni. Chi vive attorno al poligono racconta di un rumore martellante, difficile da ignorare. C’è chi chiude tutto, chi alza la musica, chi semplicemente se ne va durante le esercitazioni. Le perizie parlano chiaro: i limiti di rumore vengono superati. In alcuni casi anche in modo significativo. Eppure gli spari continuano.

Com’è possibile?

Da una parte ci sono le società di tiro, che svolgono un’attività prevista dalla legge, tra tiro obbligatorio e facoltativo. Dall’altra ci sono i cittadini, che da anni denunciano un inquinamento fonico che incide sulla qualità di vita. In mezzo, una normativa federale che imponeva di risanare gli impianti entro il 2016.

Ma molti interventi non sono mai stati realizzati.

Il motivo? Sempre lo stesso: si aspetta il nuovo poligono del Monte Ceneri.

Un progetto di cui si parla dagli anni Settanta. Doveva essere la soluzione: concentrare le attività, chiudere gli impianti più problematici, ridurre il rumore nelle zone abitate. In concreto, con il nuovo poligono del Monte Ceneri dovrebbero essere trasferite le attività degli stand di tiro di: Origlio, Lugano, Bellinzona e Ponte Brolla, oltre al poligono militare del Ceneri.

Ma tra una votazione popolare bocciata, costi lievitati e continui rinvii, il poligono non è ancora stato costruito. E così, anno dopo anno, la situazione resta ferma.

Gli stand continuano a funzionare, spesso grazie a facilitazioni, ossia deroghe. I lavori di risanamento vengono rinviati, perché, prima o poi, tutto dovrebbe essere trasferito. E i cittadini continuano ad aspettare. Aspettare che qualcosa cambi davvero.

Nel frattempo, il paradosso è evidente: nessuno sembra avere torto. Le società di tiro applicano la legge. Le autorità gestiscono una situazione complessa. Ma la legge sull’inquinamento fonico, nei fatti, resta in sospeso.

E allora la domanda è inevitabile: quanto a lungo si può continuare così?

Dopo cinquant’anni di attese, promesse e rinvii, il reportage prova a capire l’inghippo di una situazione che sembra non trovare soluzione. 

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