Marijuana, cocaina, sciroppi, armi, soldi, immagini che esaltano la magrezza. Tutti contenuti con cui l’algoritmo di TikTok ha bombardato spontaneamente il falso profilo di un tredicenne, dietro il quale si nascondeva Patti chiari.
E ancora, video che incitano alla violenza, che spingono alla radicalizzazione o che inneggiano alla Jihad. Contenuti estremi e vietati dalle regole della piattaforma, eppure pubblicati e visibili a chiunque. Quali effetti potrebbero avere su dei veri minorenni?
Patti chiari ha cercato di capire come funziona l’algoritmo del social più in voga tra i giovanissimi, mettendo a nudo tutti i suoi limiti e scoprendo tutti i suoi lati più oscuri. Racconterà le storie di chi è caduto nella sua trappola: chi vi rimane incollato per ore e ore senza riuscire a staccarsi, chi ha visto i suoi disturbi alimentari aggravarsi, o addirittura chi, spinto dalle centinaia di contenuti tossici consultati, ha deciso di togliersi la vita.
Se molti paesi stanno correndo ai ripari, innalzando l’età minima per avere accesso ai social media, la Svizzera rimane per il momento ad osservare. Nel frattempo TikTok dilaga, con tutti i rischi che comporta. Non da ultimo la disinformazione.
Patti chiari ha analizzato i contenuti informativi diffusi dalla piattaforma, scoprendone di tutti i colori. Dalle fake news, ai contenuti acchiappa clic, ai sempre più numerosi video creati con l’intelligenza artificiale. Saranno in grado i giovani della Svizzera italiana di distinguere ciò che è vero da ciò che è falso?
