Si dice sempre che il Mondiale sia un traino importantissimo per il calcio nei paesi organizzatori. E mai quest’affermazione è risultata essere vera come nel 1994, perché senza quella Coppa del Mondo chissà se ci sarebbe stata la MLS...
È il 1988 e la FIFA assegna per la prima volta nella storia l’organizzazione del Mondiale agli Stati Uniti. Ma c’è un problema, in America in quel momento non esiste un campionato professionistico, perché quattro anni prima la North American Soccer League era fallita. Le squadre infatti negli anni spesero cifre folli per portare Oltreoceano giocatori ormai ai fine carriera come Pelé, Beckenbauer, Cruijff o Best, lasciando buchi milionari che portarono al collasso dell’intero sistema.
La condizione dunque per organizzare il Mondiale negli States fu la creazione di una nuova lega: nasce così la MLS che partirà ufficialmente nel 1996. Anche se gli inizi non furono esattamente sfavillanti: tra regole assurde come gli shootout in stile hockey e la mancanza di infrastrutture dedicate, bisognerà attendere il 2007 per vedere finalmente un vero cambiamento.
L’introduzione della “designated player rule”, che permetteva un acquisto al di fuori delle regole del salary cap, portò i Los Angeles Galaxy a ingaggiare nientemeno che David Beckham, facendo crescere a dismisura l’interesse negli States per il calcio, fin li snobbato da media e tifosi. Da quel momento la crescita fu esponenziale, e l’arrivo di campioni del calibro di Ibrahimovic o Messi ha messo definitivamente la MLS sulla mappa mondiale del calcio. Ma nulla di tutto questo sarebbe stato possibile senza USA ‘94.

Nazionale, l’intervista a Nico Elvedi (04.06.2026)
RSI Sport 04.06.2026, 20:05





