Venerdì 29 maggio 2026, 18.00 - 19.30, Asilo Ciani, nell’ambito del Festival Echi di Storia
Il teatro del mondo. Popoli, abiti, immaginari fra Occidente e Oriente, con Giulia Calvi e moderazione di Leonardo Marchetti.
A partire dal tardo Rinascimento, i libri e gli album di costumi, prodotti in quantità crescente in Italia e in Europa, hanno conosciuto una straordinaria diffusione: volumi di piccolo formato, sono composti da una sequenza variabile di xilografie — talvolta accompagnate da testi — che racchiudono il mondo in un libro, raffigurando i popoli allora conosciuti attraverso la varietà del loro abbigliamento.
Nelle loro fogge fantasiose, che decorano anche le carte geografiche e le piante delle città, danno concretezza a proiezioni spaziali astratte e traducono in un immaginario accessibile ai loro lettori idee di distanza, prossimità, clima, etnia, addomesticando l’alterità e l’ignoto. La materialità degli abiti fatta di tessuti più o meno preziosi, la simbologia dei colori – della stoffa e della pelle – i copricapi, gli accessori, costruiscono gerarchie di popoli e continenti. I criteri di classificazione adottati in questi libri restituiscono un’articolata mappa delle differenze: provenienza geografica, genere, status sociale, etnia, età, professione, appartenenza religiosa.

Christoph Weiditz, Trachtenbuch, “Donna indiana”, c. 1530–1540, Hs. 22474.
Le figure femminili sono distinte in base al ceto, allo stato civile e all’età; quelle maschili secondo la posizione sociale, la funzione pubblica o l’attività lavorativa. Raramente l’ampia base contadina su cui si fondano le società europee viene rappresentata, ma sempre con elementi ricorrenti: caratteristiche fisiche come il gozzo, strumenti da lavoro come la vanga o il fuso, oggetti quotidiani come il cesto di uova, e talvolta la presenza di animali da cortile.
A partire dalla metà del Cinquecento iniziano a circolare anche immagini di uomini e donne provenienti da Africa, Asia e Americhe, spesso raffigurati nudi o coperti solo da piume, pelli e un panno attorno ai fianchi. Anche in questi casi, la rappresentazione segue gerarchie di matrice occidentale: mentre gli uomini sono identificati come capi, re, sacerdoti o guerrieri, le donne appaiono come fanciulle, spose, madri, vedove in lutto o serve.
C. Vecellio. Donna Turca, Habiti antichi e moderni di tutto il mondo (1598)
Fra il Seicento e l’Ottocento la diffusione di questa letteratura oltrepassa i confini europei e attraversa il Levante, l’Impero Ottomano e giunge in Giappone. Stampate e collezionate anche a Istanbul e Tokyo, le immagini dei libri di costumi europei del tardo Rinascimento vengono selezionate e reinterpretate da tradizioni artistiche locali, spesso mediate da diplomatici, viaggiatori, artisti e missionari.
Echi di storia
Prima Ora 28.05.2026, 18:00
È una storia di movimenti e migrazioni, che pone al centro la circolazione dei saperi, delle pratiche culturali e della cultura materiale fra l’Italia, l’Europa, il Vicino e l’Estremo Oriente. Il corpo di uomini e donne, si pone come il luogo strategico da cui pensare le questioni e le tensioni della prima globalizzazione. L’artista veneziano Cesare Vecellio rappresenta il filo conduttore di questo libro, grazie alle sue due opere fondamentali: Habiti antichi e moderni di diverse parti del mondo (1590) e Habiti antichi e moderni di tutto il mondo (1598).

C. Vecellio, Donna cristiana Settentrionale, Habiti (1598)
Questi volumi sono tra i più importanti libri di costumi del Rinascimento, sia per la ricchezza e il numero delle immagini, sia per l’ampiezza e l’articolazione dei testi che le accompagnano. La figura di Vecellio e la sua produzione inseriscono l’Italia — e in particolare Venezia — nel circuito di elaborazione e diffusione della cultura globale della prima età moderna.
I libri e gli album di costumi esprimono e danno forma a una nuova consapevolezza dello spazio del mondo, che fa la sua comparsa nei primi secoli dell’espansione europea e della costruzione degli imperi iberici. Lungi dall’essere oggetti statici o puramente descrittivi, i libri e gli album di costumi si sono rivelati dispositivi dinamici, plasmati da processi di selezione, ripetizione, accumulo e cancellazione.
Nell’arena visiva e simbolica del mondo, l’abito si configura come una forma microstorica capace di incarnare e restituire le tensioni culturali, politiche e religiose che hanno plasmato la fisionomia di un mondo in trasformazione.
Popoli in mostra
Alphaville 25.05.2026, 12:30
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