Festival Echi di Storia

Abiti e popoli: il teatro del mondo globale

Dai libri di costumi rinascimentali alla prima globalizzazione: come abiti, corpi e immagini hanno costruito gerarchie, differenze e immaginari tra Occidente e Oriente

  • Oggi, 10:00
 C. Weiditz, Donne di Biscaglia, Trachtenbuch (1530-1540)

C. Weiditz, Donne di Biscaglia, Trachtenbuch (1530-1540)

Di: Giulia Calvi, Storica e autrice di “Vestire il mondo. Una storia globale di abiti, corpi, immaginari”, Ed. il Mulino, 2025

Venerdì 29 maggio 2026, 18.00 - 19.30, Asilo Ciani, nell’ambito del Festival Echi di Storia
Il teatro del mondo. Popoli, abiti, immaginari fra Occidente e Oriente, con Giulia Calvi e moderazione di Leonardo Marchetti.

A partire dal tardo Rinascimento, i libri e gli album di costumi, prodotti in quantità crescente in Italia e in Europa, hanno conosciuto una straordinaria diffusione: volumi di piccolo formato, sono composti da una sequenza variabile di xilografie — talvolta accompagnate da testi — che racchiudono il mondo in un libro, raffigurando i popoli allora conosciuti attraverso la varietà del loro abbigliamento.

Nelle loro fogge fantasiose, che decorano anche le carte geografiche e le piante delle città, danno concretezza a proiezioni spaziali astratte e traducono in un immaginario accessibile ai loro lettori idee di distanza, prossimità, clima, etnia, addomesticando l’alterità e l’ignoto. La materialità degli abiti fatta di tessuti più o meno preziosi, la simbologia dei colori – della stoffa e della pelle – i copricapi, gli accessori, costruiscono gerarchie di popoli e continenti. I criteri di classificazione adottati in questi libri restituiscono un’articolata mappa delle differenze: provenienza geografica, genere, status sociale, etnia, età, professione, appartenenza religiosa.

Christoph Weiditz, Trachtenbuch, “Donna indiana”, c. 1530–1540, Hs. 22474.

Christoph Weiditz, Trachtenbuch, “Donna indiana”, c. 1530–1540, Hs. 22474.

  • Germanisches Nationalmuseum, Norimberga.

Le figure femminili sono distinte in base al ceto, allo stato civile e all’età; quelle maschili secondo la posizione sociale, la funzione pubblica o l’attività lavorativa. Raramente l’ampia base contadina su cui si fondano le società europee viene rappresentata, ma sempre con elementi ricorrenti: caratteristiche fisiche come il gozzo, strumenti da lavoro come la vanga o il fuso, oggetti quotidiani come il cesto di uova, e talvolta la presenza di animali da cortile.

A partire dalla metà del Cinquecento iniziano a circolare anche immagini di uomini e donne provenienti da Africa, Asia e Americhe, spesso raffigurati nudi o coperti solo da piume, pelli e un panno attorno ai fianchi. Anche in questi casi, la rappresentazione segue gerarchie di matrice occidentale: mentre gli uomini sono identificati come capi, re, sacerdoti o guerrieri, le donne appaiono come fanciulle, spose, madri, vedove in lutto o serve.

C. Vecellio. Donna Turca, Habiti antichi e moderni di tutto il mondo (1598)

C. Vecellio. Donna Turca, Habiti antichi e moderni di tutto il mondo (1598)

Fra il Seicento e l’Ottocento la diffusione di questa letteratura oltrepassa i confini europei e attraversa il Levante, l’Impero Ottomano e giunge in Giappone. Stampate e collezionate anche a Istanbul e Tokyo, le immagini dei libri di costumi europei del tardo Rinascimento vengono selezionate e reinterpretate da tradizioni artistiche locali, spesso mediate da diplomatici, viaggiatori, artisti e missionari.

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Echi di storia

Prima Ora 28.05.2026, 18:00

È una storia di movimenti e migrazioni, che pone al centro la circolazione dei saperi, delle pratiche culturali e della cultura materiale fra l’Italia, l’Europa, il Vicino e l’Estremo Oriente. Il corpo di uomini e donne, si pone come il luogo strategico da cui pensare le questioni e le tensioni della prima globalizzazione. L’artista veneziano Cesare Vecellio rappresenta il filo conduttore di questo libro, grazie alle sue due opere fondamentali: Habiti antichi e moderni di diverse parti del mondo (1590) e Habiti antichi e moderni di tutto il mondo (1598).

C. Vecellio, Donna cristiana Settentrionale, Habiti (1598)

C. Vecellio, Donna cristiana Settentrionale, Habiti (1598)

  • Wikipedia

Questi volumi sono tra i più importanti libri di costumi del Rinascimento, sia per la ricchezza e il numero delle immagini, sia per l’ampiezza e l’articolazione dei testi che le accompagnano. La figura di Vecellio e la sua produzione inseriscono l’Italia — e in particolare Venezia — nel circuito di elaborazione e diffusione della cultura globale della prima età moderna.

I libri e gli album di costumi esprimono e danno forma a una nuova consapevolezza dello spazio del mondo, che fa la sua comparsa nei primi secoli dell’espansione europea e della costruzione degli imperi iberici. Lungi dall’essere oggetti statici o puramente descrittivi, i libri e gli album di costumi si sono rivelati dispositivi dinamici, plasmati da processi di selezione, ripetizione, accumulo e cancellazione.

Nell’arena visiva e simbolica del mondo, l’abito si configura come una forma microstorica capace di incarnare e restituire le tensioni culturali, politiche e religiose che hanno plasmato la fisionomia di un mondo in trasformazione.

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"Vestire il mondo. Una storia globale di abiti, corpi, immaginari" di  Giulia Calvi, Il Mulino (copertina)

Popoli in mostra

Alphaville 25.05.2026, 12:30

  • mulino.it
  • Mattia Pelli

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