Domenica 29 marzo, 20:40, LA 1

Storie: Tato

Il super poliziotto ticinese che infiltrò i cartelli della droga sudamericani

  • Oggi, 10:26
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Tra gli anni ’70 e gli anni ’90 la Svizzera è stata tra i Paesi protagonisti di enormi operazioni antidroga volte a smantellare importanti reti di narcotrafficanti. Al centro di queste operazioni si trovava un poliziotto ticinese: il Commissario Fausto Cattaneo. Entrato nel servizio antidroga nel 1975, Cattaneo si costruì una doppia identità che lo portò a infiltrare anche i cartelli sudamericani, collaborando perfino con la DEA e la CIA. Le sue operazioni portarono a sequestri record, inchieste internazionali e riconoscimenti negli Stati Uniti.

Venuto a mancare nel 2019 a causa di una grave malattia, Cattaneo ha condotto una vita degna della trama di un avvincente film poliziesco hollywoodiano. Il Commissario è stato, infatti, uno dei primi poliziotti svizzeri ad operare sotto copertura, portando avanti inchieste volte allo smantellamento di grandi reti del narcotraffico.

Per portare avanti le sue indagini sotto copertura Cattaneo ha presto imparato a “sdoppiarsi”: da un lato la sua vera identità allegra e gioviale, dall’altra quella del personaggio interpretato per infiltrare il mondo della criminalità organizzata e consegnare alla giustizia trafficanti di spicco. Proprio da una di queste identità nasce il soprannome Tato che dà il titolo al documentario di Artur Schmidt presentato da Philippe Blanc nella puntata di Storie di domenica 29 marzo alle 20:40 su LA 1.

Il documentario si pone l’obiettivo di mostrare al pubblico la storia di questo pioniere dell’antidroga che ha collaborato ad alcune delle più grandi operazioni di polizia contro il traffico di stupefacenti del secolo scorso, come l’operazione Pizza Connection e l’operazione Mato Grosso.

Ma non è tutto. Come spesso succede quando ci si immerge nel mondo della criminalità organizzata, si devono affrontare enormi difficoltà e rischi incredibili. E alcuni di questi vengono non solo dalle organizzazioni criminali che gli agenti come Tato cercano di infiltrare, ma anche dall’interno quando i tentacoli dell’illegalità arrivano nelle istituzioni di polizia e corrompono alcuni dei loro rappresentanti.

Proprio questo è stato uno degli ostacoli più grandi che si è trovato ad affrontare Fausto Cattaneo: le accuse di essere diventato un trafficante o un riciclatore mosse dalla polizia francese.

Nel corso del documentario, le telespettatrici e i telespettatori scopriranno il calvario attraversato dal poliziotto in seguito a queste accuse, dalle quali il Tribunale Federale lo assolse solo dopo “20 anni di traversata del deserto” – per citare un articolo di Les Temps del 2015 – che Fausto si è trovato ad affrontare con il solo sostegno della moglie Isabel.

Proprio attraverso il racconto della donna, conosciuta in Brasile durante le fasi iniziali dell’operazione Mato Grosso, il pubblico potrà sbirciare nella sfera privata dell’uomo che ha fatto tanto per combattere il traffico di droga e il riciclaggio del denaro legato al commercio illecito che ha a lungo nociuto alla reputazione della Svizzera nel mondo. Alla voce di Isabel si aggiungono anche quella di Fausto Cattaneo stesso, attraverso interviste d’archivio, e di due suoi colleghi ed amici di lunga data che con lui hanno collaborato ad operazioni molto importanti: Sam Meale, ex agente della DEA, che con Fausto collaborò all’operazione che portò all’arresto del boss del narcotraffico Haci Mirza e Christian Hochstaettler, ex ispettore della polizia losannese, che, formato da Cattaneo, arrestò con lui uno dei giovani Escobar.

L’intero racconto sarà disponibile su Storie domenica 29 marzo alle 20:40 su LA 1.

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