Martedì prossimo, Falò presenta un’inchiesta di Oscar Acciari e Simon Brazzola che si propone di fare luce su delle pratiche illecite messe in atto da alcuni ergoterapisti e fisioterapisti in Ticino.
Negli ultimi anni nel nostro Cantone si è riscontrata una crescita del numero di ergoterapisti e di fisioterapisti indipendenti che fatturano all’assicurazione malattia di base. Ma a crescere sono soprattutto gli studi. Il numero delle società di ergoterapia con dipendenti, ad esempio, è passato da 13 nel 2020 a 31 a fine 2024. Il numero degli studi di fisioterapia, nello stesso periodo, è esploso, passando da 86 a 154.
Fra i dipendenti spesso vi sono stagiste o stagisti, remunerati tra i 1’000 e i 2’000 franchi al mese. Quando impiegati correttamente, infatti, per gli stagisti in formazione non vige l’obbligo del salario minimo. Il problema nasce quando queste persone, che si stanno ancora formando o sono assunti in stage nell’attesa che il loro titolo estero venga riconosciuto in Svizzera, si recano a casa del paziente da soli per effettuare le terapie, quando, in realtà, non potrebbero agire autonomamente ma dovrebbero essere accompagnati da un formatore. Si tratta, quindi, di un esercizio abusivo della professione e di fatturazione illecita alle casse malati e alle assicurazioni Infortuni e Invalidità.
Come avviene la fatturazione illecita? Per essere corretta e veritiera sulla fattura da inviare alle casse malati dovrebbero figurare i codici di identificazione del medico che ha prescritto la terapia, quello dello studio che ha preso in cura il paziente e il codice di identificazione GLN del terapista che realmente ha svolto il trattamento in maniera conforme alla legge. Ma come vengono fatturate le prestazioni degli stagisti che dovrebbero essere accompagnati? A rivelarlo ai microfoni di Falò è un ex contabile di uno studio ticinese: “Da noi ce n’erano dai tre ai quattro. Non avevano ancora il codice GLN. Di conseguenza il responsabile dello studio usava il suo. Al momento della fatturazione il titolare segnava un numero di prestazioni elevato, ma che, alla fine, non aveva svolto lui, visto che passava spesso il tempo in ufficio. Nel suo tempo faceva soprattutto marketing per cercare nuovi pazienti.”
In questo contesto, come reagiscono gli assicuratori e il Cantone? L’Ufficio della sanità del Canton Ticino sta vigilando e ha già aperto 15 incarti che sfoceranno in sanzioni. Dal canto loro anche le casse malati svolgono i controlli a loro consentiti, partendo dal principio di fiducia nei confronti di chi fornisce prestazioni sanitarie.
“Grazie ai controlli delle fatture e ai correttivi che ne seguono vengono risparmiati quattro miliardi di franchi in media ogni anno in tutta la Svizzera, ossia il 10% dei costi globali” – precisa Ivo Giudicetti, portavoce di prio.swiss, l’Associazione degli assicuratori malattia – “Dopodiché è vero che, non essendo presenti al momento della fornitura della prestazione sanitaria, noi non possiamo arrivare a conclusioni di abusi su un cattivo uso dei codici (…) Senza segnalazioni non possiamo arrivare a delle conclusioni.”
Dal canto loro le associazioni di categoria (ASE e Physioswiss) condannano questo modo di agire e invitano i soci a segnalare eventuali abusi, impegnandosi a rivolgersi alle autorità competenti.
Tutti i dettagli nella puntata di martedì sera, su LA 1 alle 20:40.
I costi della salute, fra responsabilità e solidarietà: sì o no al rialzo della franchigia minima di cassa malati?
Controcorrente 21.03.2025, 11:47
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