Se ne parla da una vita. Ma il nuovo poligono del Monte Ceneri non c’è ancora. E nel frattempo, il rumore continua.
Da decenni, Patti chiari raccoglie segnalazioni di cittadini esasperati dagli spari degli stand di tiro, spesso immersi nel tessuto urbano del Luganese, Bellinzonese e Locarnese. Già nel 2009 un reportage documentava superamenti dei limiti, rimpalli di competenze e promesse mancate.
Oggi, a distanza di quasi 20 anni, poco è cambiato. E i cittadini continuano a protestare. La pazienza è arrivata al limite perché gli impianti sono ancora lì. Le attività continuano, anche quando i valori di rumore vengono superati, come riconosciuto da perizie e autorità. E i risanamenti, previsti dalla legge entro il 2016, sono stati realizzati solo in parte o non sono stati compiuti del tutto.
La ragione? Si aspetta il nuovo poligono cantonale. Un progetto che affonda le radici negli anni Settanta e che dovrebbe permettere la chiusura degli stand più problematici. Ma il percorso è costellato da rinvii e intanto la fattura per il nuovo poligono sembra lievitare sempre più.
Oggi si parla di realizzazione, forse, nei prossimi anni. Ma per molti resta una promessa lontana. Nel frattempo, soprattutto nelle zone molto popolose di Canobbio, Trevano e Origlio, gli spari fanno ancora parte della quotidianità. Con petizioni e perizie i cittadini chiedono una soluzione, ma si scontrano con un sistema che si muove lentamente.
Da una parte, le società che gestiscono i poligoni di tiro, chiamate per legge a garantire le attività di tiro. Dall’altra, chi quel rumore lo subisce regolarmente. In mezzo, l’Ordinanza contro l’inquinamento fonico che nei fatti resta in sospeso.
ll reportage prova a sciogliere il nodo di una situazione in cui nessuno sembra avere torto, ma dove, da anni, è la legge a restare inapplicata.


