Un annuncio per un posto di lavoro. L’invio della propria candidatura. E poi, finalmente, la buona notizia: un appuntamento per un colloquio. È così che inizia la storia di una donna come tante, alle prese con un Cantone dove, trovare lavoro, non è facile.
Alle spalle, ha 300 curriculum vitae spediti invano, spesso senza nemmeno ricevere una risposta negativa, ad altrettante aziende del Canton Ticino. Davanti a sé però, ora c’è la certezza che qualcuno ha aperto, letto e selezionato la sua candidatura. E c’è la speranza di superare quel colloquio e ottenere il tanto agognato posto di lavoro. Ma le cose non vanno come immaginato, perché il “colloquio” si trasforma presto in una situazione imbarazzante e umiliante per la candidata: tra ammiccamenti, allusioni sessuali, ambiguità e proposte indecenti, quello che sperava potesse diventare un trampolino verso una nuova vita professionale diventa invece una trappola indesiderata e inattesa, che provoca disagio, sminuisce, offende.
E la donna, sappiamo, non è stata l’unica vittima di questo “datore di lavoro”.
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