Annunciata il 6 marzo, ha subito suscitato una forte reazione: critiche, prese di posizione e oltre 20’000 firme raccolte.
Il 18 aprile si è svolta anche una manifestazione. Ed è proprio da lì che inizia il servizio di Patti chiari; dalle persone che si sono riunite a Bellinzona per ribadire un principio: le cure non sono un lusso.
Si tratta di 50 centesimi, ma ogni 5 minuti di assistenza, fino a un massimo di 15 franchi al giorno. Al mese diventano 450, 5’500 franchi all’anno.
Tra i presenti alla manifestazione, anche Armando Ghisalberti, 102 anni, che oggi si interroga se rinunciare a una parte delle cure per far quadrare i conti. Il timore, sollevato da più parti, è che questa misura spinga alcuni pazienti a ridurre prestazioni essenziali nel tentativo di risparmiare.
Armando Ghisalberti ha voluto essere presente anche nello studio di Patti chiari, per ribadire la sua contrarietà a questa tassa e per rivolgere le sue domande direttamente al direttore della divisione dell’azione sociale e delle famiglie Gabriele Fattorini.
L’obiettivo dichiarato della tassa è duplice: responsabilizzare i pazienti e contenere eventuali abusi. Il Ticino, infatti, è il cantone con il maggior numero di infermieri a domicilio di tutta la Svizzera.
Ma è soprattutto l’applicazione della tassa a scatenare i malumori tra gli addetti ai lavori. Come Fiorella, Tamara e Eros. Sono tutti infermieri, ma non tutti saranno tenuti inviare delle fatture ai loro pazienti.
Eros, non avendo firmato il contratto di prestazione con il cantone, ha rinunciato ai finanziamenti pubblici, ma oggi non ha nessun obbligo. Al contrario Fiorella e Tamara, infermiere contrattualizzate non hanno scelta: devono riscuotere la tassa.
Una situazione che alimenta malcontento tra i pazienti e gli operatori, e che alcuni definiscono una forma di concorrenza sleale.
Proprio per queste ragioni, Stefano Gilardi, presidente dello Spitex pubblico ALVAD, ha deciso di non applicarla. Pur riconoscendo che una tassa può avere un effetto di responsabilizzazione, ne contesta l’impostazione: non si applica a tutti e colpisce persone già fragili.
Anche Emmanuelle Bortolin, responsabile cantonale di Alliance Care, e Paola Lavagetti delegata per il Canton Ticino dell’associazione svizzera degli Spitex privati hanno espresso in studio la loro contrarietà, in particolare per le modalità con cui la misura è stata introdotta e presentata.
E poi c’è la voce dei pazienti. Antonella, che riesce a vivere al proprio domicilio grazie alle cure che riceve, dovrà pagare circa 56 franchi in più al mese — oltre 600 franchi all’anno. Una cifra ancora sostenibile, ma che si aggiunge ad altre spese e che lascia amarezza. Si sente delusa da chi, a suo dire, dovrebbe proteggere le persone più fragili.
Per altri pazienti, l’impatto è ancora più pesante: c’è chi si ritrova a pagare fino a 300 franchi in più al mese.
Una tassa entrata in vigore da quasi due mesi ma che continua a suscitare malumori.

