Investire nel futuro. E diventare più sostenibili sotto il profilo ecologico. È con questa motivazione che in molti negli scorsi anni hanno rottamato il loro vecchio impianto di riscaldamento a gasolio puntando su una innovativa termopompa. Un vero e proprio “boom” spinto anche dagli incentivi pubblici, che coprono una parte significativa dell’investimento. Un mercato in forte espansione solletica però anche gli appetiti di operatori poco seri. A farne le spese nella Svizzera italiana, decine e decine di proprietari di case unifamiliari. Una termopompa degna di questo nome ha una durata di vita di almeno 20 anni. In questo caso, però, gli impianti sono andati in tilt prestissimo, anche dopo soli 3-4 anni. Un vero stillicidio di guasti e rotture che ha raggiunto l’apice questo inverno, durante le giornate più fredde. E così in molti si ritrovano sul groppone una fattura imprevista e salatissima: decine di migliaia di franchi per l’acquisto di una nuova termopompa. Eppure, queste macchine avevano ottenuto la certificazione ufficiale dall’ente di riferimento del settore. Com’è stato possibile? Cosa è andato storto? Perché quella certificazione - che avrebbe dovuto tutelare i consumatori - si è rivelata in realtà…carta straccia?

