Incontro con Jan Lisiecki (2./2)

Seconda parte, Reg. Lugano (RSI, Studio 5.0), 8 febbraio 2017, di Roberto Corrent

Uno dei rischi che spesso prendono le case discografiche consiste nel fare esordire giovani talenti con pagine che richiederebbero riflessione, maturazione, ossia tempo… Oggi sembrerebbe che l’idea di tempo dia più che altro fastidio, bisogna «superare il concetto di tempo»… Col risultato che così si producono stelle cadenti, non punti fissi nel firmamento della musica.

Quando la Deutsche Grammophon pubblicò nel 2010 il primo disco del pianista canadese ‒ di origine polacca ‒ Jan Lisiecki, qualcuno azzardò invece l’idea che il quindicenne ragazzino (si fa per dire, già allora era alto 1 metro e 90) si sarebbe ritagliato uno spazio nel panorama musicale. E così è stato, anche grazie al fatto che a riconoscerne il talento e a supportarlo sono stati eccezionali pianisti che lo hanno affiancato in veste di direttori: dopo i due Concerti del suo connazionale Chopin (con Howard Shelley), ecco due Concerti di Mozart (con Christian Zacharias); e poi l’opera per pianoforte e orchestra di Schumann (con Antonio Pappano), quella di Chopin (con Krzysztof Urbański, in origine anche lui pianista). E non è di secondaria importanza il fatto che dopo l’integrale registrata da Maurizio Pollini nel 1972 nessun altro pianista legato all’etichetta gialla di Amburgo aveva osato l’impresa dell’integrale delle Études op. 10 e 25 di Fryderyk Chopin, che Lisiecki ha registrato nel 2014, a 19 anni. «Last but not least»: l’anno discografico beethoveniano ha proposto alcune integrali dei Concerti di Beethoven: la DG ha “commissionato” l’impresa all’ormai ventiquatrenne pianista canadese-polacco!

Lisiecki è già stato più volte ospite della Svizzera italiana, sia con l’OSI, sia in recital a LuganoMusica: in una di queste occasioni si è raccontato per “Arabesque” al microfono di Roberto Corrent. Questa è la seconda parte dell’incontro.