Statua Frederick Chopin a Varsavia, Polonia (iStock)

"La tecnica di Chopin"

Intervista con Piero Rattalino, seconda parte di Roberto Corrent

Sulla tecnica e sulla didattica di Chopin si scrisse molto, ma a partire da un periodo posteriore di trent’anni alla sua scomparsa. Tra fine Ottocento e primo Novecento apparvero i ricordi di allievi di Chopin, o riferiti direttamente o sollecitati da musicologi. Se ne valse Jean-Jacques Eigeldinger per il suo fortunatissimo "Chopin vu par ses élèves". Ma nessuno si pose mai una domanda alla quale ha invece dato implicitamente una risposta la psicologia: il testimone oculare è comunque e sempre affidabile? L’unica fonte primaria è in sostanza l’insieme di pochi foglietti che costituiscono gli schizzi di Chopin per un metodo per pianoforte mai condotto a termine. Piero Rattalino (90 anni compiuti lo scorso 18 marzo) ha riflettuto lungo il corso della sua lunga vita sulla figura di Chopin, e pochi mesi fa ha pubblicato per Zecchini Editore il volume "La tecnica di Chopin”.

Roberto Corrent ne ha lungamente parlato con l’autore: questa è la seconda parte della conversazione.

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