Birdland

Il jazz nell’Europa dell’Est

con Claudio Sessa

  • 04.11.2014, 00:00
Zbigniew Kresowaty, Ritratto di Krzysztof Komeda

Zbigniew Kresowaty, Ritratto di Krzysztof Komeda

  • Wikipedia

La vicenda del jazz al di là della Cortina di Ferro è, come si può immaginare, articolata e complessa dato che la musica di matrice afro-americana, nella concezione del regime sovietico, faceva evidentemente parte del patrimonio culturale del nemico capitalista. Ma al di là delle difficoltà, degli ostacoli e in un primo momento della repressione del fenomeno, si può delineare – grazie a questa serie di Birdland di Claudio Sessa – un percorso organico del jazz nei paesi dell’Est europeo, all’immagine del polacco Krzysztof Komeda, pianista, compositore e “agitatore musicale” da considerare capostipite di una generazione di musicisti che a partire da quel paese (la Polonia fu quello più aperto alla nuova musica proveniente d’oltre Oceano) contribuirono ad irradiarvi il verbo jazzistico.

Claudio Sessa, dopo aver ricordato alcune tappe importanti dello “sbarco” del jazz nei paesi del comunismo come il famoso concerto di Sidney Bechet a Mosca nel 1927, ci presenta alcuni dei musicisti che nei singoli paesi e poi in parte anche a livello internazionale più si sono illustrati: Miroslav Vitous in Cecoslovacchia; Tomasz Stanko e Michal Urbaniak in Polonia; il Zentralquartett est-tedesco del pianista Ulrich Gumpert e del percussionista Günter “Baby” Sommer; il noto trio Ganelin-Chekasin-Tarassov in URSS; o ancora Gabor Szabo in Ungheria, Dusko Goikovich in Jugoslavia e Johnny Raducanu in Romania.

Il jazz nell’Europa dell’Est

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