Blu come un'arancia
Da lunedì 09 a venerdì 13 maggio 2016 alle 18:20
Replica il giorno seguente alle 01:30
Tutti gli episodi di: "Janis Joplin"

Contenuto audio
Janis Joplin (1./5)
Blu come un'arancia 09.05.2016, 20:20
Janis Joplin (2./5)
Blu come un'arancia 10.05.2016, 20:20
Janis Joplin (3./5)
Blu come un'arancia 11.05.2016, 20:20
Janis Joplin (4./5)
Blu come un'arancia 12.05.2016, 20:20
Janis Joplin (5./5)
Blu come un'arancia 13.05.2016, 20:20
Janis Joplin è stata “La Voce” ossia la voce femminile del rock-blues insuperata e ineguagliabile ancora oggi a quarantasei anni dalla sua morte. Questo è il giudizio unanime della stampa e della critica musicale internazionale sin da quando Janis, appena ventiquattrenne, venne eletta “Signora del Blues bianco” al Festival Pop di Monterey del 1967, quando aveva, prima ammutolito e poi fatto esplodere in un applauso fragoroso e interminabile, tutto il pubblico presente.
La sua voce, capace di modularsi tra frasi quasi sussurrate e versi urlati con una forza espressiva inaudita sino ad allora nel rock, aveva ammaliato il pubblico al punto da farsi soprannominare “la Perla”. Il segreto di tanta capacità espressiva, al di là delle doti personali legate alla sua voce particolare capace di essere morbida come il velluto e graffiante come la cartavetrata, stava nella storia personale di Janis.
La sua vita da bambina, e poi da adolescente, era stata segnata dal senso di rifiuto che l’aveva circondata in quella Port Arthur nel Texas dove era nata nel 1943 da una tipica famiglia della middle class statunitense.
Janis nell’età della crescita, come capita a molte e a molti, aveva avuto forti problemi di acne parallelamente a uno sviluppo caratterizzato dalla tendenza ad ingrassare. Niente di grave, è quello che appunto può capitare facilmente a quell’età; per Janis, però, tutto ciò si trasformò in un inferno: a scuola e per strada i suoi compagni e le sue compagne la scherzavano, la insultavano pesantemente e la emarginavano da qualsiasi compagnia.
Per Janis Joplin queste saranno ferite che non si rimargineranno mai anche perché avranno un’influenza tale sul suo carattere da renderla perennemente insicura, sempre “affamata” di riconoscimenti affettivi e costantemente insoddisfatta di se stessa, con la conseguenza di non riuscire mai a stabilire relazioni affettive stabili.
Quando poi Janis troverà la propria strada nella musica, saranno però proprio tutte queste frustrazioni a colorare la sua voce in modo inimitabile: in ogni nota cantata saranno infatti riconoscibili i suoi tormenti, le sue paure, le sue ansie e il suo smisurato e sempre insoddisfatto bisogno d’amore. I palliativi? Whisky, tanto whisky e poi, con il passare del tempo, amfetamine ed eroina. Sarà proprio l’eroina ad ucciderla in una stanza d’albergo di Los Angeles la notte tra il 3 e il 4 ottobre 1970. In quei giorni stava registrando in uno studio non lontano dall’hotel, l’album che l’avrebbe consacrata nella leggenda: “Pearl”, perla.

