Giovan Battista Tiepolo, Immacolata concezione
Giovan Battista Tiepolo, Immacolata concezione (Wikipedia)
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La dote

di Jonathan Zenti

Fino a qualche decennio fa, la nostra vita quotidiana era scandita da riti religiosi che, affiancati ai dogmi ufficiali della Chiesa, avevano la funzione di mantenere vive e salde le relazioni tra gli abitanti delle comunità di allora: i borghi, le corti, le contrade, i paesi. Poi, nella corsa sfrenata alla modernizzazione, abbiamo abbandonato i dogmi e assieme ad essi anche quelle piccoli abitudini rituali che ci facevano parlare l'uno con l'altro. Abbiamo coltivato così un vuoto spirituale che spesso ci fa trovare impreparati di fronte a tutto ciò a cui la scienza e la tecnica non sanno ancora dare un supporto: la solitudine, il dolore, la speranza, l'attesa.

Ci è venuto spontaneo andare a cercare dei surrogati culturali ad oriente o in nuove forme neo pagane. Ma è possibile anche percorrere un'altra strada: quella di esplorare i riti religiosi antichi della tradizione popolare e provare ad unirli con le conoscenze culturali attuali. Le registrazioni sono state fatte nella bassa pianura padana, dove ancora in paesi lontani dai capoluoghi si trovano dei custodi di questi riti. Come la signora Imelda, devota di Sant'Antonio e Santa Caterina che recita per chi lo chiede i Sequeri (preghiere per ritrovare oggetti) e Novene (preghiere per propiziare eventi). O l'anziana signora Gina che segue i rosari alla televisione. O i “tiranervi” o “curaossi”, pranoterapeuti devoti alla madonna che alleviano il dolore fisico. E poi la Santa, con il breve racconto della scrittrice Susanna Bissoli.

L'autore prova a cercare quali erano le caratteristiche dei riti che consentivano alle comunità di essere coese e prova ad immaginare come potrebbe essere oggi uno di quei riti, spogliato della tradizione ecclesiastica e cercando di costruire una nuova cultura della spiritualità.