BLU COME UN’ARANCIA
Da lunedì 09 a venerdì 13 giugno 2014 – ore 17:40
replica: il giorno seguente alle ore 01:30
“Una memoria presa per i capelli”, proprio come si fa con qualcuno che sta annegando. In questo caso, annegando nell’oblio di un mondo che corre alla cieca verso un futuro senz’anima. È questa la definizione che dà il sociologo e scrittore Marco Revelli della sostanza dell’ultima opera pubblicata del padre Nuto, “Il popolo che manca”, frutto - come altri suoi lavori - di centinaia di ore di sue interviste fatte, e pazientemente registrate, alla gente di vari paesini del cuneese negli anni Settanta. Gente montanara, ormai scomparsa sotto i colpi di una presunta modernità, di un’industrializzazione spietata quanto effimera e di uno spopolamento che, in pochi decenni, ha prodotto un vero e proprio “genocidio culturale”, con la conseguente distruzione di intere comunità, di paesaggi e tradizioni, di saperi e mestieri. Le “Arance blu” sul lavoro di Nuto Revelli sono incardinate ai temi che il figlio Marco definisce “le strutture elementari della vita quotidiana”, che vanno dalla miseria al lavoro e all’emigrazione fino alla guerra, la cultura, la religione, la magia, la socialità e, infine, la morte, un tempo tanto estesa da diventare familiare. Ne escono frammenti di racconti lirici, mitici e epici, che disegnano, pur con un dialetto di difficile comprensione come quello piemontese, una civiltà assolutamente universale.


