(Keystone)

Alberto Giacometti

La visione e lo sguardo, di Carla Fioravanti, regia di Igor Horvat

Colpo di scena
Da lunedì 16 aprile a venerdì 04 maggio 2018 alle 13:30

La voce narrante di Alberto Giacometti, segue il flusso ininterrotto del suo discorso d’artista con interlocutori reali ed immaginari; il fuoco tambureggiante delle sue parole  traccia il percorso dell’avventura creativa dall’infanzia all’età matura, come se l’artista parlasse attraverso il riflesso della sua immagine, dove il volto è un tracciato di  infiniti segni che si sovrappongono nel tempo, fino a confonderne l’identità, fino a mescolarsi con gli sguardi e le forme presenti nelle sue opere.

In alcune circostanze, è attraverso il buio che la sua voce potrebbe trasparire, nell’assenza di luce, proveniente da uno spazio segreto, uno degli spazi segreti che amava indagare fin da bambino, nella ricerca di un “mezzo per vedere” per rappresentare il mondo, nel tentativo di afferrare “la realtà così com’è”, attraverso il ricordo.

Oppure immagine più calzante, è il mezzobusto poggiato sul camino a parlare, impegnato in alcune delle ininterrotte conversazioni con gli amici e gli artisti del suo tempo, perché Alberto non era di certo un taciturno… egli stesso aveva detto: “mi sarebbe indifferente essere ridotto allo stato di uomo tronco, senza braccia né gambe, purché mi posiate sul caminetto dall’alto del quale potrei continuare a discutere con gli amici nella stanza dove ci troviamo riuniti”.

In verità, è attraverso la sua scultura, la sua pittura e i disegni, che Alberto Giacometti ci parla.

Ogni giorno, ogni minuto, parla, mormora e borbotta: ha bisogno di parole, ha bisogno del soffio della lingua per acuire la sua fame cannibalica, per mordere la realtà vivente, per scoprirsi e mettersi in gioco, mettersi a nudo, divorare la sua preda, e continuare il viaggio.

Per rendere acusticamente la complessità dell’artista e il lungo periodo che la storia abbraccia si è deciso di affidare a tre interpreti la parte di Alberto Giacometti: Dario Sansalone, Luca Sandri e Ruggero Cara. Regia Igor Horvat.

Il radiodramma è ispirato agli Scritti di Alberto Giacometti edito nel 2008 da Abscondita nella collana “Carte d’artisti”.

Le parti della Voce Narrante, interpretate da Ruggero Cara, sono tratte dagli Scritti di Giacometti.

Le Didascalie Critiche, lette da Sandra Sain, sono tratte da La somiglianza introvabile di Jean Soldini.

Interpreti:

Luca Sandri (Alberto), Dario Sansalone (Alberto 18-21), Sandro Lupinacci (Alberto 9-10), Ruggero Cara (Alberto narratore), Augusto Di Bono (Giovanni padre), Lisa Mazzotti (Annette madre), Christian Poggioni (Bruno fratello), Alessandro Castellucci (Diego fratello), Mario Cei (Salvador Dalì), Giuseppe Palasciano (Andre Breton), Riccardo Peroni (Jean Genet), Enrico Bertorelli (Albert Skira), Elda Olivieri (Anette Arm) e con Francesca Tripaldi, Maria Vittoria Scarlattei, Anahì Traversi, Matteo Carassini, Emanuele Santoro, Sara Dho, Marco Cortesi, Max Zampetti, Federico Caprara. Didascalie critiche Sandra Sain

 

Lunedì 16 aprile alle 13:30


Già durante la sua infanzia a Stampa, in Val Bregaglia, Alberto Giacometti sviluppa e dimostra una sensibilità particolare nei confronti della materia che compone l’ambiente di montagna che lo circonda. Ne sono ben coscienti Annetta, sua madre, e Giovanni, suo padre.  -  Una donna, un uomo e un bambino sono le tre figure molto stilizzate raffigurate nella scultura "Homme femme et enfant", del 1931, un oggetto misterioso in legno e metallo custodito al Kunstmuseum di Basilea.


Martedì 17 aprile alle 13:30


Nel 1919 il giovane Alberto Giacometti è a Ginevra, dove frequenta sia l’École des Arts et Métiers, sia l’École des Beaux-Arts. Le prime esperienze sessuali lo segnano profondamente, così come il lungo viaggio in Italia alla scoperta dell’immenso patrimonio storico e artistico della penisola. - Al centro della puntata di oggi la scultura in bronzo "Homme et Femme" realizzata nel 1928 e conservata al Museo Nazionale d’Arte Moderna di Parigi, in cui l’artista sembra evocare nel visibile qualcosa di doloroso e minaccioso...


Mercoledì 18 aprile alle 13:30


Nel 1922 Giacometti approda a Parigi per studiare presso l’Académie de La Grande-Chaumière e ben presto sente la pulsione ad allontanarsi dalla rappresentazione convenzionale delle figure. Divengono evidenti i rapporti con l’arte africana, pur lasciando individuare in maniera epidermica una prima impronta surrealista, mostrando genericamente qualcosa d’inconscio all’interno di una dimensione simbolica.  – Nella puntata si focalizza l’attenzione sulla scultura in bronzo dal titolo  "Femme"  realizzata nel 1927 e custodita al Kunsthaus di Zurigo.


Giovedì 19 aprile alle 13:30


Nel 1926 Giacometti espone per la prima volta al Salon de Tuileries. Il suo talento promettente non passa inosservato e Alberto si inserisce velocemente nel vibrante ambiente artistico e intellettuale di Parigi. In questa puntata, tra gli altri, incontra: il pittore André Masson; lo scrittore etnologo vicino al surrealismo Michel Leiris; il poeta e teorico del surrealismo André Breton; lo scrittore Raymond Queneau.  -  Oggi l’attenzione cade sulla scultura in bronzo "L’Objet Invisible".


Venerdì 20 aprile alle 13:30


Giacometti entra a far parte del gruppo surrealista, frequentazione condivisa ad esempio anche con Luis Buñel e Salvador Dalì, con i quali sono ricorrenti ed accese le diatribe intellettuali “oltre ogni preoccupazione estetica o morale”.

Al centro della puntata di oggi la scultura in legno, filo di ferro, vetro e corda  "Le palais à quatre heures du matin" creata nel 1932 e custodita nel Museo d’Arte Moderna di New York che fa riferimento a un periodo durato sei mesi che Giacometti ha passato accanto a una donna, Denise.

 

Lunedì 23 aprile alle 13:30


La morte del padre è una drammatica tappa nella vita di Alberto Giacometti. L’influsso di questo evento riverbera inevitabilmente sia nelle continue riflessioni surrealiste sul turbamento primitivo delle percezioni (in questa puntata in compagnia anche di Jean Cocteau), sia nella sua produzione artistica. Come nell’opera in bronzo del 1960 "Le Cube": un poliedro a dodici facce, un blocco d’immobilità - inquietante e muto - dove la morte sembra tornare attraverso segni ignoti... come per seppellire l’oggetto perduto.


Martedì 24 aprile alle 13:30


Nel 1936, durante un’esposizione di oggetti surrealisti alla Galleria Charles Ratton di Parigi, un folto gruppo di esponenti del movimento fondato da André Breton si confronta in un’accesa discussione. Viene resa pubblica la decisione di estromettere Alberto Giacometti dal gruppo Surrealista, evento che testimonia la continua evoluzione del lavoro dell’artista. Proprio come la scultura in gesso "Tête-Crâne", del 1934, nasce nel periodo in cui l’artista ha scelto di riprendere contatto con il visibile, evidenziando la sua natura autentica di cranio come luogo dove è possibile la scomparsa dei volti.


Mercoledì 25 aprile alle 13:30


Dell’oggetto "Pointe à l’Oeil", in cui si percepisce la necessità del rifiuto completo del visibile per lasciare il campo all’inconscio, esistono due versioni (una del 1931 in gesso e metallo, l’altra del 1932 in legno e metallo), fatto che testimonia l’incessante ricerca artistica di Giacometti, il tentativo di dare forma alla sua visione, l’indagine del modo di vedere che in fondo è una specie di segreto celato da ogni singolo essere umano. I confronti intellettuali sono continui (in questa puntata l’incontro con Picasso) così come le nottate allegre... una delle quali ha uno sfortunato epilogo.


Giovedì 26 aprile alle 13:30


"Petit buste sur socle", del 1940, è un esempio di oggetto dalle dimensioni minuscole, in cui i piedistalli acquistano un’importanza sproporzionata rispetto alle sculture stesse. Alberto Giacometti comincia a scoprire l’aspetto intuito e cercato nella distanza, l’impossibilità di scindere figura e spazio. Da questo momento inizia a scolpire solo opere di minuscole dimensioni. La sua tormentata ricerca si nutre in questa puntata tanto dell’incontro con Jean-Paul Sartre quanto delle serate passate allo Sphinx, superbo lupanare di lusso nel 14.mo arrondissement.


Venerdì 27 aprile alle 13:30


La seconda guerra mondiale costringe Giacometti ad un lungo periodo lontano dal suo atelier parigino. In Svizzera la sua attività non si arresta, come testimonia la scultura Femme au Chariot che si colloca ai margini della sua ricerca e che consiste nel prototipo di "Le Chariot" del 1950 in bronzo. Infatti è dopo il riavvicinamento all’arte figurativa e l'esperienza della guerra che Alberto Giacometti realizza alcune opere d’intensa drammaticità espressiva. Intanto, attraverso Charles Rollier e Roger Montandon, Alberto conosce Annette Arm nella brasserie Clémence di Ginevra.

 

Lunedì 30 aprile alle 13:30


Alberto Giacometti torna a Parigi il 17 settembre del 1945 e grazie alle cure di suo fratello Diego ritrova l’atelier di Rue Hippolyte-Maindron esattamente come l’aveva lasciato. Ritrova anche gli amici lasciati durante il periodo della guerra e comincia a ritrarli tutti, in modo quasi ossessivo. Nel 1946 crea "Femme Debout", una scultura molto esile. In tutte le sculture filiformi di quel periodo l’oggetto è lontano dall’essere al centro dello spazio, mostrando una profondità evidente in cui si trova a fluttuare. La stessa fluttuante profondità da cui scaturisce la proposta di matrimonio che Giacometti fa ad Annette Arm.


Martedì 1. maggio alle 13:30


Nel 1949 Alberto Giacometti sposa Annette Arm. La donna compare in diversi dipinti, come nella tela del 1951 che porta il suo stesso nome, "Annette", in cui dominano le tonalità di bruno e rosso, con linee nere e bianche che attraversano l’atmosfera attorno alla figura della donna... Così come la ricerca e la vita di Alberto continuano ad essere attraversati dai prepotenti tormenti, dalle violente ossessioni e dalle visioni funeree.
 

Mercoledì 02 maggio alle 13:30


Come in altre composizioni dello stesso periodo, in "La Place" del 1949 Giacometti sembra definire un nuovo tipo di gruppo scultoreo in cui sembra delineare una sorta di seconda realtà. Parallelamente, nel continuo tentativo di trovare il coraggio per dipingere le cose visibili così come le vede, l’attività ritrattistica di Giacometti si concentra su due nuovi modelli: lo scrittore Jean Genet e il professore giapponese Isaku Yanihara.


Giovedì 03 maggio alle 13:30


"Caroline", realizzato nel 1965, è uno dei ritratti più misteriosi di Alberto Giacometti. Porta il nome della giovane legata ad ambienti equivoci incontrata nel 1959 che affascina l’artista al punto da diventare sua modella e amante. Mentre la salute di Giacometti si deteriora, il lavoro ormai a livello internazionale è incessante (alla biennale di Venezia del 1962 e in collaborazione con il drammaturgo Samuel Beckett) e il rapporto con la moglie si fa vieppiù conflittuale.
 

Venerdì 04 maggio 2016 alle 13:30


Londra, New York, Copenhagen... Allestendo le mostre a lui dedicate, instancabile fino all’ultimo, Giacometti rincorre per il mondo il riconoscimento che la sua produzione artistica ha raggiunto. Come il suo celeberrimo "Homme qui marche", che sembra l’artista stesso alla ricerca di quello che vorrebbe gli piacesse. Ma non molto tempo dopo la scomparsa della madre, diviso tra le presenze della moglie Annette Arm, dell’ultimo suo modello Lotar e dell'amante Caroline, Alberto Giacometti soccombe alla malattia nel gennaio del 1966.

 

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